Up & Down è l’osservatorio Cerved che analizza l’evoluzione del rischio di credito delle imprese italiane, utilizzando il Cerved Group Score, una valutazione sintetica del merito di credito basata su un ampia gamma di informazioni sull’impresa e sul mercato in cui opera: il CGS è un vero e proprio termometro del rischio di insolvenza delle società italiane, utilizzato da banche e imprese per decidere se concedere un finanziamento o un credito di natura commerciale alla controparte.

I dati sul rischio di credito delle imprese a dicembre 2017 indicano che il processo di polarizzazione è proseguito, con un aumento del numero di società a rischio di default particolarmente marcato tra le microimprese. Il fenomeno si è comunque accompagnato ad una riduzione del rischio del sistema finanziario, che ha ridotto il credito verso le imprese più a rischio e di minore dimensione.

Qui è possibile scaricare l’ultimo numero dell’Osservatorio.

Il Cerved Group Score

Lo score è ottenuto attraverso una suite di modelli statistici, che permettono di stimare per ogni impresa la probabilità di insolvenza. Sulla base della probabilità stimata, le imprese vengono classificate in 10 classi, raggruppate in quattro aree di rischio:

  • sicurezza (classi S1, S2, S3): aziende caratterizzate da un eccellente profilo economico-finanziario e da un rischio di credito molto basso;
  • solvibilità (classi S4, S5): aziende capaci di far fronte agli impegni finanziari, che potrebbero risentire di improvvisi e gravi mutamenti del mercato, con un rischio di credito contenuto;
  • vulnerabilità (classi V1, V2): i fondamentali dell’azienda sono complessivamente positivi nonostante elementi di fragilità che la rendono vulnerabile a improvvisi cambiamenti del mercato;
  • rischio (R1, R2, R3): l’azienda presenta gravi problemi che ne possono pregiudicare la capacità di far fronte agli impegni, anche a breve termine. Il rischio di credito è elevato, molto elevato o massimo.

I modelli statistici consentono anche di stimare una serie di valutazioni parziali focalizzate su aree informative specifiche e valutazioni di sintesi;

  • situazione economico – finanziaria (Cebi-Score 4): la valutazione sintetizza il profilo economico-finanziario dell’impresa e una componente di rischio sistemica, colta da variabili macroeconomiche, settoriali e territoriali;
  • profilo strutturale: valutazione che analizza le caratteristiche anagrafico-qualitative dell’impresa e fornisce alcuni elementi di giudizio sulla governance aziendale;
  • tempi di pagamento: valutazione basata sui dati di Payline relativi ai giorni di ritardo, la frequenza dei ritardi e la loro incidenza, l’incidenza delle fatture pagate entro i tempi concordati;
  • rischio connesso al numero di consultazioni: le richieste da parte dei clienti di valutazioni sull’affidabilità delle imprese sono assimilabili alle ‘richieste prima informazione’ presenti nella Centrale rischi, un segnale che può essere sintomatico di difficoltà dell’impresa nell’accedere al credito;
  • eventi negativi: valutazione che analizza la presenza di eventi negativi associati all’impresa, quali protesti, pregiudizievoli di conservatoria gravi (ipoteche giudiziali e pignoramenti) e meno gravi (ipoteca legale, pignoramento esattoriale, ecc.).

Come cambia il rischio delle imprese italiane

I movimenti del CGS confermano, per il secondo anno consecutivo, un numero di upgrade (166 mila) superiore al numero di downgrade (159 mila), pari ad un saldo dell’1,2%, in leggero rallentamento rispetto all’anno precedente (+2,5%).

rischio di credito up & down

Questi movimenti hanno prodotto una polarizzazione della distribuzione per grado di rischio delle imprese, con un forte svuotamento dell’area di vulnerabilità (-23 mila società) e un aumento sia dell’area di rischio (+17 mila unità, passata in percentuale dal 13,8% al 16,8%) sia dell’area di sicurezza (+6 mila, dal 13,5% al 14,5%).

L’evoluzione del rischio è stata fortemente influenzata dalla dimensione: la polarizzazione ha infatti riguardato maggiormente le imprese di minori dimensioni, con un aumento preoccupante dell’area di rischio per le società più piccole (dal 15,2% al 19%), mentre la distribuzione per rischio delle imprese più grandi si sposta verso le classi più sicure.

Nonostante un saldo particolarmente positivo tra upgrade e downgrade, le costruzioni rimangono il settore più rischioso, con oltre un quinto delle imprese a rischio di default. Con upgrade e downgrade che invece si compensano, le imprese dell’industria si confermano le più sicure (22,1% in area di sicurezza).

A livello territoriale invece a fine 2017 l’Italia si conferma spaccata a metà, con il rischio delle imprese al Centro-Sud decisamente più alto rispetto al Nord. In particolare, nel Mezzogiorno meno di 4 imprese su 10 è classificata sicura o solvibile, contro le 6 registrare nelle regioni del Nord.

Ecco i report Up & Down precedenti:

Up & Down – come cambia il rischio delle imprese italiane #2

Up & Down – come cambia il rischio delle imprese italiane #1