Dopo una lunga discesa che si è protratta fino al 2019, le previsioni di ABI e Cerved evidenziano che nel prossimo biennio i tassi di deterioramento dei prestiti concessi alle imprese ritorneranno a crescere, seppur lievemente, stabilizzandosi comunque su livelli inferiori al periodo pre-crisi. Questo fenomeno interesserà in maniera diffusa tutte le fasce dimensionali, i settori produttivi e le aree territoriali. La lieve inversione di tendenza è principalmente ascrivibile al quadro macroeconomico stagnante e alla debolezza della nostra economia. È questa, in estrema sintesi, la fotografia dell’Outlook Abi-Cerved, progetto che in questa edizione si rinnova, spostando il focus dell’analisi dal flusso di nuove sofferenze (tassi di decadimento) a quello dei nuovi crediti deteriorati delle imprese (tassi di deterioramento), per rappresentare in modo più puntuale il legame che intercorre tra ciclo economico e rischio creditizio.

Nonostante il rallentamento della congiuntura economica, in base ai dati ufficiali di Banca d’Italia nel 2019 lo stock di crediti deteriorati accumulati dalle banche italiane è continuato a calare sia in termini lordi sia in termini netti. Il processo di riduzione degli NPLs è stato favorito dalle operazioni di cessione e dal calo dei nuovi flussi di crediti deteriorati. In base agli ultimi dati disponibili (giugno 2019), lo stock di crediti deteriorati lordi tocca quota 177 mld (in contrazione del 21% su base annua), dato più che dimezzato rispetto al picco di 360 mld raggiunto alla fine del 2015. Le sofferenze lorde, che si confermano la componente principale dei crediti deteriorati, sono anch’esse in calo, raggiungendo un valore pari a 96 mld (-25%su base annua), mentre gli altri crediti deteriorati si attestano su un valore lordo di 81 mld (-15,6%) di cui 76 mld sono inadempienze probabili (-15,6%) e 5 mld corrispondono ad esposizioni scadute (-16,7%).

Anche i tassi di deterioramento delle società non finanziarie, che descrivono la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, registrano una contrazione significativa sia nel primo (dal 3,3% del 1q 2018 al 3,1% del 1q 2019) che nel secondo trimestre dell’anno (dal 3,4% del 2q 2018 al 2,9% del 2q 2019), allontanandosi sempre di più dai picchi raggiunti all’apice della crisi economica (7,5% a fine 2012).

Secondo le stime e le previsioni dell’Outlook ABI Cerved, realizzate su base annuale, i tassi di deterioramento delle società non finanziarie si manterranno in calo nel 2019, toccando quota 3,1% (dal 3,2% del 2018), per poi aumentare lievemente nel prossimo biennio (3,3% nel 2021) restando però su livelli ancora molto lontani dal picco della crisi (7,5% nel 2012).

Nel 2019 il calo dei tassi di deterioramento del 2019 ha riguardato tutte le fasce dimensionali. I flussi di nuovi crediti deteriorati per le micro e le piccole imprese si sono ridotti toccando quote del 3,3% e del 2% (dal 3,5% e 2,4% dell’anno precedente). I tassi di deterioramento per le medie imprese si sono attestati sull’1,8%, in calo di un decimo rispetto al 2018, mentre le grandi imprese hanno fatto registrare un trend stabile, attestandosi su un valore dell’1,5%. Al termine del periodo di previsione, i flussi di nuovi crediti deteriorati delle imprese di grandi dimensioni registreranno un incremento di cinque punti decimali stabilizzandosi su un valore pari al 2%. Le medie imprese faranno osservare un incremento di 4 decimi percentuali rispetto al 2019, attestandosi nel 2021 al 2,2%, sugli stessi livelli delle piccole imprese, mentre le microimprese continueranno a risultare la classe più rischiosa con tassi del 3,5%.

Tra i diversi settori produttivi, si registrano differenze di un paio di punti percentuali nell’incidenza dei nuovi prestiti in default, con il comparto delle costruzioni che nel 2019 continua a ridurre il divario rispetto agli altri settori (dal 4,7% del 2018 al 4,3% del 2019) e l’industria che invece interrompe un calo quinquennale e passa dal 2,4% al 2,5%. Nei servizi continua il trend di riduzione dei tassi di deterioramento (dal 3,2% al 3%), con cali più consistenti nelle piccole (dal 2,3% al 2%) e medie imprese (dall’1,9% all’1,6%). A fine 2021, le costruzioni faranno ancora osservare i tassi di deterioramento più alti (4,4%). Nell’industria, che invece si colloca sui livelli più bassi, il rialzo dei tassi si attesterà al 2,7% nel biennio, mentre nei servizi si toccherà il 3,3%.

Nel 2019, la contrazione dei tassi di deterioramento prosegue in maniera diffusa in tutte le aree territoriali del paese. Le riduzioni dei flussi di nuovi prestiti in default sono nell’ordine di due decimi percentuali nelle aree del Nord-Ovest (dal 2,7% del 2018 al 2,5% del 2019) e del Centro (dal 3,8% del 2018 al 3,6% 2019), mentre nel Nord-Est e nel Sud i tassi calano in misura più contenuta (rispettivamente dal 2,4% del 2018 al 2,3% del 2019 e dal 4,5% del 2018 al 4,4% del 2019). Nel 2021 i flussi annuali di crediti deteriorati delle diverse aree del paese continueranno a mostrare differenze piuttosto consistenti, con incrementi di tre decimi percentuali per Nord-Ovest (2,8%) e Sud (4,7%), e di due decimi per Nord-Est (2,5%) e Centro (3,8%).