È un andamento anomalo quello delle chiusure d’impresa dopo la comparsa del Covid.

Il primo trimestre del 2021 si rivela un momento di contrazione delle procedure rispetto agli stessi mesi del 2019 e contemporaneamente di incremento rispetto allo stesso periodo del 2020.

Nell’anno della pandemia le chiusure di impresa avevano fatto registrare un congelamento delle uscite dal mercato dovuto principalmente alle misure straordinarie del governo e al rallentamento dell’attività dei tribunali.

I dati dei primi tre mesi del 2021 mostrano invece un numero di procedure aperte in crescita anche se su livelli ancora inferiori a quelli registrati nello stesso trimestre prima del Covid.
Questa è la principale evidenza che emerge dall’Osservatorio Cerved che analizza i dati di inizio 2021 relativi a fallimenti, procedure e chiusure di impresa.
L’incremento è più marcato per i fallimenti, con 2.539 procedure aperte da gennaio a marzo 2021, in rialzo dell’11,9% su base annua ma su livelli inferiori al pre-pandemia (-10,9% vs 1q 2019). Sul fronte delle liquidazioni volontarie si osserva un aumento su base annua del 5,0%, con il numero di procedure (18.504) che anche in questo caso risulta ancora inferiore rispetto ai valori fatti registrare prima del Covid (-9,7% vs 1q 2019). In controtendenza le procedure non fallimentari (355 procedure nel 1q 2021), per cui si registra una crescita su base annua più contenuta (0,6%) che riporta però i livelli al di sopra del 1q 2019 (+2,0%).

Le dinamiche fatte registrare dalle chiusure di impresa nel primo trimestre del 2021 risultano piuttosto differenziate a livello settoriale. Nelle costruzioni si osserva un forte aumento delle liquidazioni volontarie (13,5%) e dei fallimenti (11%).

Nel comparto industriale il calo dei fallimenti (-5,5%) si accompagna alla forte crescita delle liquidazioni (13,4%) e delle procedure non fallimentari (27,3%), spinte dai concordati preventivi (69,2%) su livelli più alti del 1q 2019 (+12,8%).

Nei servizi si osserva un netto rialzo dei fallimenti (15,4%) e una crescita più contenuta delle liquidazioni (5,5%), entrambi al di sotto dei valori pre-Covid (-7,6 e -7,9%) e un calo delle procedure non fallimentari (-9,9%) dovuto al crollo di liquidazioni coatte amministrative. Un’analisi più dettagliata sui segmenti di mercato evidenzia un marcato aumento dei fallimenti nel B2B & B2C Serivces (+22,6%) e delle liquidazioni nel Real Estate (+21,5%).

I fallimenti

Nel corso del 2020 la dinamica dei fallimenti è stata condizionata dalla rallentata operatività dei tribunali, dall’improcedibilità dei fallimenti (9 mar – 30 giu) e dagli effetti temporaneamente dissuasivi dalle altre misure di emergenza (garanzie pubbliche e ristori) introdotte dal governo per mitigare l’impatto della crisi.

Nel primo trimestre del 2021, i fallimenti aperti fanno registrare un rialzo dell’11,9% che tuttavia potrebbe non ancora fotografare a pieno l’impatto della crisi, dato il basso numero di procedure registrate nel 1q 2020 (2.269). Rispetto ai dati osservati prima del Covid (1q 2019), il numero di procedure aperte risulta infatti inferiore del 10,9%, con la crescita dei nuovi default che potrebbe quindi ulteriormente intensificarsi nei prossimi trimestri.

A livello settoriale, nei primi tre mesi del 2021 si osservano incrementi più marcati nei servizi (15,4%) e nelle costruzioni (11,0%), mentre nell’industria i fallimenti continuano a calare (-5,5%). In tutti i settori i dati fatti osservare nel 1q 2021 risultano inferiori rispetto ai fallimenti aperti nel primo trimestre 2019, con un gap particolarmente significativo nell’industria (-21,4%) e meno marcato nei servizi (-7,6%).

Cerved ha ricostruito otto mercati chiave in cui si declina l’economia italiana e le sue principali catene del valore. Nel 1q 2021 il mercato in cui si registra il rialzo maggiore dei fallimenti è B2B&B2C Services (22,6%), seguito dal Retail & Consumer Goods (8,2%) e dal Real Estate (5,0%).

Nei primi tre mesi del 2021 si osserva un aumento dei fallimenti nella maggior parte delle regioni italiane. Gli incrementi più significativi si registrano in Basilicata, (+92,7% su base annua), dove il numero di default si porta al di sopra dei livelli pre-Covid (+68,8% vs 1q 2019).

Le altre regioni che nel 1q 2021 superano i fallimenti registrati prima della pandemia sono il Trentino Alto Adige, con 33 procedure (+13,8% vs 1q 2020 e vs 1q 2019), e la Sicilia con 192 procedure (+29,7% vs 1q 2020 e +7,9% vs 1q 2019).

La regioni che da gennaio a marzo 2021 hanno visto fallire più imprese sono la Lombardia (533), in aumento del 16,4% su base annua ma con dati inferiori al 1q 2019 (-8,1%) e il Lazio, con 378 procedure aperte (+25,2% vs 2020 e -7,8% vs 2019). I fallimenti continuano ad essere in calo in Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Campania e Umbria.

Le procedure non fallimentari

Nel primo trimestre del 2021 risultano in lieve aumento anche le procedure concorsuali non fallimentari (+0,6%), interrompendo così il trend calante degli ultimi tre trimestri del 2020 condizionato dalle difficoltà operative dei tribunali.

Da gennaio a marzo 2021 le procedure non fallimentari avviate dalle imprese italiane sono state 355, un dato che – diversamente dalla tendenza registrata per i fallimenti e le liquidazioni – risulta superiore ai livelli pre-pandemia (+2,0% rispetto alle 348 procedure del 1q 2019). Tra le procedure non fallimentari aperte nel trimestre, i concordati preventivi si confermano i più numerosi (148), seguiti dalle liquidazioni coatte amministrative (105).

L’andamento delle diverse procedure non fallimentari nei primi mesi del 2021 risulta piuttosto eterogeneo: a trainare la crescita complessiva sono i concordati preventivi (+24,4%), che si riportano ai livelli del 1q 2019, mentre le liquidazioni coatte amministrative – fortemente aumentate nei primi tre mesi del 2020 2020 (+58,6%) – rimbalzano negativamente nel 1q 2021 (-23,9%) mantenendosi comunque al di sopra dei livelli pre-Covid (+20,7% vs 1q 2019).

A livello settoriale, è l’industria a far registrare l’incremento più netto (+27,3%), con un gap rispetto al pre-Covid che si mantiene ancora all’8,2%. Le costruzioni aumentano dell’8,3% (-3,7% vs 1q 2019), mentre, con una dinamica che risente dell’andamento delle liquidazioni coatte amministrative, le imprese dei servizi risultano in calo del 9,9%, attestandosi comunque su valori superiori rispetto al 1q 2019 (+7,4%).

Da un punto di vista territoriale, l’incremento dei concordati si concentra in particolare nel Nord-Ovest, dove con 50 procedure si registra una crescita su base annua dell’85,2% e valori superiori ai livelli del 1q 2019. Nel Nord-Est, dove nel 1q 2020 si era verificato un aumento dei concordati (12,5%), il trend prosegue anche nel 1q 2021 con un ulteriore rialzo del 25,9% (34 procedure). Risulta invece più contenuta la crescita nel Centro (2,9%; 36 procedure), mentre i dati del Sud fanno osservare un calo (-6,7%; 28 procedure).

Le liquidazioni volontarie

Nel 1q 2021 si interrompe il trend calante delle liquidazioni osservato nei quattro trimestri del 2020, con la sospensione delle attività economiche e il clima di incertezza che avevano provocato un contenimento delle procedure anche nella fase successiva al lockdown. Le imprese che hanno aperto una procedura di liquidazione in bonis da gennaio a marzo 2021 sono, infatti, in aumento del 5,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche se risultano ancora significativamente inferiori rispetto al dato pre-Covid (-9,7% vs 1q 2019).

Le liquidazioni volontarie evidenziano un rialzo nei tre principali settori. Nei servizi, che rappresentano il 63,4% delle procedure, si osserva una crescita su base annua del 5,5% (-7,9% vs 1q 2019), mentre industria e servizi crescono a ritmi più intensi (rispettivamente 13,4% e 13,5% su base annua) senza però mai raggiungere i livelli pre-Covid.

Il mercato in cui si osserva il maggiore aumento delle liquidazioni volontarie è il Real Estate con rialzi su base annua del 21,5%. A seguire Food&Beverage (15,5%) e Manufacturing (7,5%).

L’aumento delle liquidazioni nei primi tre mesi del 2021 ha interessato circa la metà delle regioni italiane, con in testa le Marche che fanno registrare una crescita del 28,5%, seguite dal Veneto con il 25,9% e da Umbria, Lazio e Molise con rialzi che si attestano tra il 16% e il 18%. Ancora in calo, invece, le liquidazioni in Lombardia (-1,7%) ed Emilia Romagna (-3,4%).

Le regioni in cui il numero di liquidazioni del 1q 2021 risulta superiore ai livelli pre-Covid sono il Veneto (8,7% vs 1q 2019), il Trentino Alto Adige (8,6%)e la Liguria (1,2%), mentre i divari rispetto ai valori pre-pandemia rimangono particolarmente elevati in Valle d’Aosta (-29,6%), Molise (-18,2%) e Campania (-17,4%).