L’Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa è il report trimestrale che fotografa l’andamento delle uscite dal mercato delle imprese italiane, attraverso l’analisi dei fallimenti, delle procedure concorsuali non fallimentari e delle liquidazioni volontarie.

I dati utilizzati sono tratti dalle visure camerali e integrati, nel caso di informazioni incomplete, dagli analisti di Cerved.

Qui è possibile scaricare l’ultimo report.

Di seguito i numeri precedenti:

Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa 2q 2018

Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa 1q 2018

Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa 4q 2017

Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa 3q 2017

Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di impresa 2q 2017

 

 

I fallimenti

Il fallimento è una procedura concorsuale con cui si sancisce la fine dell’operatività sul mercato di una impresa in stato di insolvenza e si procede alla liquidazione e alla ripartizione del suo attivo.

Il fallimento viene dichiarato da un giudice del tribunale in cui ha sede legale l’impresa, che quindi affida la liquidazione dell’attivo ad un curatore che, secondo il dettato della legge 132/2015, ha tempo due anni per completarla.

Una volta aperto, il fallimento viene comunicato alla Camera di Commercio competente, che iscrive l’informazione in visura, insieme ad altri elementi (numero di registro, giudice, tribunale competente, curatore). Grazie agli analisti Cerved, queste informazioni vengono pulite e integrate, in modo da essere utilizzabili a fini di analisi.

I dati presentati nell’Osservatorio analizzano l’andamento storico dei fallimenti dal 2001 ad oggi, utilizzando come riferimento la data di apertura della procedura (ossia la data in cui viene depositata la sentenza che dichiara il fallimento dell’impresa).

La lista delle procedure concorsuali, ossia delle procedure giudiziali a cui viene assoggettata una impresa in dissesto, comprende anche altri strumenti, pensati non solo per la liquidazione e l’uscita dell’impresa dal mercato, ma anche per aiutarla, nei casi di difficoltà temporanee, a tornare operativa.

Rientrano nella prima casistica lo stato di insolvenza e la liquidazione coatta amministrativa. Quest’ultima procedura, in particolare, regola l’uscita dal mercato di particolari categorie di imprese, che vista la loro attività e la loro forma hanno bisogno di una normativa ad hoc: le banche e le cooperative.

Sono invece strumento di rilancio dell’impresa in crisi l’accordo di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo, l’amministrazione controllata e l’amministrazione straordinaria.

Sono escluse dal computo tutte le procedure che originano da atti dell’autorità, visto che il loro utilizzo non segue logiche prettamente economiche.

Anche per le procedure non fallimentari le statistiche si riferiscono alla data di apertura della procedura.

Non sono inseriti nel totale delle procedure concorsuali non fallimentari, ma sono oggetto di analisi dell’Osservatorio, i pre-concordati o concordati in bianco, lo strumento, inserito nell’ordinamento nella seconda metà del 2012, che permette di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di presentare un piano di risanamento ed entrare nel concordato preventivo vero e proprio.

Le liquidazioni volontarie

La liquidazione volontaria, a differenza delle procedure concorsuali, è uno strumento che non viene attivato da un tribunale, ma dall’imprenditore stesso.

Nei casi in cui infatti il ritorno previsto per l’attività di impresa sia inferiore rispetto ai costi sostenuti, l’imprenditore può decidere, anche non in presenza di situazioni di crisi o di dissesto conclamato, di chiudere la propria attività. Nel caso delle società, l’iter quindi segue un percorso simile a quello del fallimento: viene nominato un liquidatore, che si occuperà di liquidare l’attivo, pagare i debiti e infine ripartire il rimanente capitale tra i vari soci.