I Non Performing Loans (NPL, in italiano “crediti deteriorati”) sono prestiti la cui riscossione da parte delle banche è incerta. Costituiscono una delle tre categorie di Non Performing Exposures (NPE), che si distinguono in base alla diversa probabilità di recuperare il credito e alla scadenza:

-le esposizioni scadute e/o sconfinanti (Past Due) eccedono i limiti di affidamento da oltre 90 giorni,

-le inadempienze probabili (Unlikely To Pay, dette UTP) sono le esposizioni per le quali la banca valuta improbabile che il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni contrattuali senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie,

-le sofferenze (i NPL appunto) sono le esposizioni verso soggetti in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili.

All’origine dei crediti deteriorati vi sono situazioni di difficoltà economica o finanziaria delle persone o delle imprese cui sono stati erogati i prestiti o valutazioni errate o incomplete da parte della banca. Un alto livello di crediti deteriorati può rappresentare un problema per l’economia reale, per effetto dei vincoli di bilancio, di redditività e di capitale a cui sono soggetti gli enti creditizi che li detengono.

I numeri dei crediti deteriorati

Secondo l’Eba, a settembre 2017 i crediti deteriorati ammontano in Europa a 760 miliardi. L’Italia, con 297 miliardi di NPL, ne detiene il 37% ed è il terzo paese dell’Eurozona per rapporto tra NPL e crediti, con una quota dell’11,8% dopo Grecia, Cipro ePortogallo. Secondo i dati della Banca d’Italia, oltre la metà dei NPL sono sofferenze (189 miliardi a settembre 2017), 102 miliardi sono inadempienze probabili e 6 miliardi prestiti scaduti. Dopo una forte crescita che ha portato l’ammontare dei crediti deteriorati a quadruplicarsi tra 2008 e 2015 (da 87 a 341 miliardi di euro), questo stock ha iniziato a diminuire. Le statistiche indicano che anche la categoria più problematica di questi crediti (le sofferenze) ha iniziato a diminuire e, dopo aver superato i 200 miliardi di euro, ha toccato i 167 miliardi a dicembre 2017. A fronte delle sofferenze, le banche effettuano svalutazioni nei loro bilanci che tengono conto della probabile perdita sui crediti erogati. Le sofferenze “al valore di realizzo” (cioè al netto di queste svalutazioni) ammontano a dicembre 2017 a circa 64 miliardi di euro.

Le cause dell’elevato stock di crediti deteriorati in Italia

L’impennata dei crediti deteriorati è stata originata dalla più grave e prolungata fase di recessione e stagnazione del secondo dopoguerra, iniziata nella seconda metà del 2008 e dalla quale l’economia italiana non si è ancora del tutto ripresa. Molti osservatori chiamano in causa anche alcune pratiche poco rigorose di concessione dei prestiti da parte delle banche italiane, emerse anche in alcuni recenti scandali bancari. L’aumento dei nuovi NPL è stato aggravato in Italia da alcuni fattori specifici del nostro Paese. In particolare, dai tempi lunghi di recupero dei crediti, dovuti alle lungaggini della giustizia civile (più di 7 anni necessari per chiudere un fallimento, oltre 5 anni per le esecuzioni immobiliari), per cui ci vuole molto tempo prima che le banche riescano a “liberarsi” dei crediti deteriorati. Poi, dallo scarso sviluppo di un vero e proprio mercato dei NPL (fino a pochi anni fa), che offrisse alle banche la possibilità di liberarsi dei crediti deteriorati, vendendoli a operatori specializzati che si occupano del recupero. Ma anche dalla diffusa presenza di garanzie reali, che può richiedere un’attività di espropriazione e vendita degli immobili, con le relative tempistiche, aggravate dalla debolezza del mercato immobiliare. Infine, è dovuta al forte peso dei NPL originati da crediti alle imprese: le attività di recupero sono diventate più lente sia per la molteplicità di forme tecniche di prestito, che per la difficoltà di vendere immobili come capannoni industriale.

Il mercato dei NPL

In Italia il mercato dei NPL ha svolto, fino a pochi anni fa, un ruolo marginale. Ha pesato il bid-ask spread, cioè la distanza tra i prezzi a cui le banche erano disponibili a vendere i propri crediti deteriorati e quelli a cui erano disponibili a comprarli gli operatori specializzati.In particolare, le valutazioni degli investitori sono state per un periodo prolungato molto basse a causa dei lunghi tempi di estinzione delle sofferenze, che riducono il valore attualizzato dei flussi di recupero; dei diversi tassi di sconto a cui finanziano le operazioni le banche (più bassi, grazie anche agli schemi di rifinanziamento della BCE) e gli operatori specializzati (più alti, anche perché tipicamente investitori speculativi); delle asimmetrie informative sui tempi di recupero tra chi detiene il credito deteriorato (la banca) e chi lo deve comprare, che tende ad essere prudente; delle asimmetrie informative sui tassi di recupero tra chi detiene il credito deteriorato (la banca) e chi lo deve comprare, che tende ad essere prudente. Nel corso dell’ultimo anno, grazie alla spinta delle autorità di vigilanza, alla riduzione dei tempi di estinzione delle sofferenze e ad altri fattori che hanno ridotto il bid-ask spread, il mercato ha vissuto una fase di grande crescita, con cessioni stimate per circa 70 miliardi di euro di sofferenze (cessioni già avvenute o stimate).

Il contesto normativo e di vigilanza

Il legislatore italiano è intervenuto con diverse disposizioni per favorire una più rapida risoluzione delle sofferenze dai bilanci. Nel 2015 il governo ha applicato un importante pacchetto di riforme mirate ad accorciare la durata delle fallimentari, a rendere più efficienti ed efficaci le esecuzioni immobiliari, ad aumentare il successo del concordato preventivo, a rendere fiscalmente più vantaggiose le cessioni di NPL. A gennaio 2016, il governo ha varato un meccanismo di garanzie pubbliche utile a smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari (Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze, o GACS). Il sistema, tramite le cartolarizzazioni, mira a ridurre il differenziale ad oggi esistente tra il prezzo a cui le banche sono disposte a cedere i crediti deteriorati e il prezzo a cui li valutano i potenziali compratori. A maggio 2016, sono state introdotte novità per accelerare il recupero dei crediti in sofferenza: pegno mobiliare, patto marciano sui nuovi contratti di finanziamento, disposizioni su espropriazioni forzate. L’azione riformatrice è stata accompagnata da una forte attenzione da parte delle autorità di vigilanza. In particolare, la Banca Centrale Europea ha pubblicato le “Linee guida sui crediti deteriorati”, con lo scopo di individuare le migliori prassi, di monitorare continuamente gli sviluppi, di promuovere una maggiore tempestività di accantonamenti e cancellazioni. L’addendum alle linee guida sui NPL pubblicato dalla BCE comporterà importanti conseguenze per le banche europee, in particolar modo per quelle italiane con un elevato livello di crediti deteriorati. La BCE si aspetta che le banche coprano integralmente i futuri crediti deteriorati – quelli che saranno classificati come tali dal primo aprile 2018 – in un periodo compreso fra due anni per quelli non garantiti a sette anni per quelli garantiti (per questi la svalutazione partirà dal terzo anno per un ammontare del 40% del credito, per passare al 55% dopo quattro anni, al 70% dopo cinque anni, all’85% al sesto anno, fino ad arrivare al 100% al settimo anno).

Un altro cambiamento sostanziale per il sistema bancario italiano è costituito dall’entrata in vigore del nuovo principio contabile internazionale IFRS9, che va a sostituire lo IAS39. In base alle nuove regole, le banche devono infatti iscrivere le rettifiche su crediti in modo proporzionale all’aumento dei rischi, evitando che gli effetti sui bilanci si manifestino solo nei momenti di crisi.

Prospettive e previsioni

Già nel 2017 lo stock di crediti deteriorati e di sofferenze detenute dalle banche italiane ha iniziato una decisa riduzione. Ha contribuito, da un lato, la migliore congiuntura economica e il minor flusso di nuovi crediti deteriorati. Dall’altro, il forte impulso alle cessioni di crediti deteriorati impresso dalla vigilanza. Nel 2018 e nel 2019 queste tendenze proseguiranno, anche con maggiore vigore. Il flusso di nuove sofferenze continuerà a diminuire, tornando vicino ai livelli pre-crisi grazie al miglioramento della congiuntura. La spinta della vigilanza continuerà a favorire operazioni di cessione delle sofferenze da parte delle banche. Questo sarà favorito anche da tempi più brevi della giustizia, grazie agli effetti delle riforme realizzate, che ridurrà il bid-ask spread. Inoltre, la congiuntura economica favorevole innalzerà i tassi di recupero delle sofferenze, con conseguenze ulteriormente favorevoli sia per le banche che decideranno di recuperare con strutture proprie i crediti deteriorati, sia per quelle che le gestiranno in outsourcing.