Il mondo cambia, e lo fa velocemente. Oggi ci si trova a dover fronteggiare situazioni e scelte finanziarie più impegnative rispetto al passato. Conoscere l’Abc della finanza è importante perché influenza le scelte finanziarie a cui è collegato il benessere delle persone.
In tema di cultura finanziaria, l’Italia non parte certo da una situazione di vantaggio. Proprio per questo motivo, per “colmare una carenza del nostro sistema”, il Ministro dell’Economia di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro dello sviluppo economico, ha istituito il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (di seguito Comitato per l’educazione finanziaria). A guidarlo ha richiamato dagli Stati Uniti, dove insegna, la prof.ssa Annamaria Lusardi, una delle massime esperte mondiali della materia, che abbiamo incontrato per questa intervista.

Prof.ssa Lusardi, è da molto che si occupa di educazione finanziaria?

Da tantissimi anni mi occupo di alfabetizzazione finanziaria e di educazione finanziaria, problema che riguarda non solo l’Italia ma tantissimi paesi. Ho lavorato molto negli Stati Uniti e collaboro con l’Ocse che è forse l’istituzione che più si è dedicata a questo tema. La conoscenza finanziaria è importante perché influenza le scelte finanziarie a cui è collegato il benessere delle persone. Non è necessario essere esperti. Ma conoscere i concetti base, l’Abc della finanza, ci aiuta a vivere meglio. Ad esempio, ci aiuta a gestire i nostri soldi, a informarci bene prima di prendere decisioni.

Al suo ritorno in Italia come ha trovato il nostro paese, rispetto agli Stati Uniti e agli altri paesi di cui lei si è occupata?

L’Italia ha un livello di alfabetizzazione finanziaria molto basso. Questo è un problema di molti paesi, tuttavia nel nostro paese il livello di conoscenza medio è preoccupante . Quando si considera la conoscenza finanziaria di base, l’Italia si avvicina di più ai Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che ai paesi dei G7.

educazione finanziaria

Quali sono le cause di questo ritardo?

Le cause sono tante e spesso si parla di ignoranza finanziaria come di una colpa, in realtà non lo è, perché il mondo sta cambiando molto velocemente e non è facile stare al passo con questi cambiamenti. Come un tempo si chiedeva di saper leggere e scrivere per poter partecipare alla società, oggi è necessario avere delle conoscenze finanziarie.
In passato si investiva in immobili o in titoli di Stato, le scelte finanziarie erano molto più semplici. Ora le scelte sono molto più complicate. Inoltre si è allungata l’aspettativa media di vita per cui l’individuo ed anche questo ha conseguenze su cio’ che l’individuo deve fare per affrontare serenamente il periodo post-lavoro.

Perché è nato il Comitato per l’Educazione Finanziaria in Italia*? Per seguire tendenze mondiali o a causa degli scandali finanziali che hanno fatto emergere le debolezze del nostro paese?

L’educazione finanziaria non è una risposta alla crisi, ma al mondo che cambia ed è quindi necessaria a prescindere dalla crisi, che comunque ha reso più urgente diffondere l’alfabetizzazione. Inoltre, anche la consapevolezza dell’altissimo costo che deriva dall’ignoranza finanziaria ha favorito la nascita del Comitato per l’Educazione Finanziaria.
L’Italia, con l’Istituzione del Comitato si allinea a ben 70 paesi, alcuni dei quali stanno già lavorando alla terza revisione della strategia nazionale.

*Il Comitato per l’ Educazione Finanziaria ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione. Il Comitato è composto da undici membri ed è presieduto da un direttore, nominato dal Ministro dell’economia e delle finanze d’intesa con il Ministro dell’istruzione, università e ricerca scientifica tra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore.

L’Italia è agli ultimi posti delle economie avanzate per educazione finanziaria. Ci sono differenze per gruppi demografici o per territorio?

La conoscenza finanziaria è distribuita in modo differente tra gruppi demografici sia in Italia che all’estero. Ad esempio per genere, le donne risultano saperne di meno rispetto agli uomini, ma ci sono differenze anche per classi di età, per livelli di istruzione e di reddito.
In Italia c’è una grande differenza non solo tra Nord e Sud ma anche all’interno delle macro aree geografiche vi sono forti differenziazioni.

Vi erano già delle iniziative in Italia per favorire la cultura finanziaria?

Si, tuttavia queste iniziative raggiungevano un numero molto basso della popolazione. In base all’ultimo censimento delle iniziative, i due terzi delle iniziative non arrivavano nemmeno a 1.000 persone quindi non avrebbero potuto avere un impatto significativo sull’alfabetizzazione finanziaria.

Cosa sta facendo il Comitato per accelerare l’alfabetizzazione finanziaria?

Ci stiamo muovendo in varie direzioni perché ciò che già esiste è insufficiente. Dobbiamo fare un grande lavoro di promozione e creare degli strumenti accessibili a tutti, come ad esempio il nostro portale web di educazione finanziaria. Collaboriamo con scuole e associazioni e cerchiamo di rendere più efficaci le iniziative già esistenti.

Che dotazioni economiche ha il Comitato?

Il Comitato si avvale ogni anno di 1 milione di euro, ma il suo grande punto forza è poter lavorare con 4 ministeri, con tutte le autorità di vigilanza, con il gruppo dei consumatori e con molte altre realtà.

Quali sono gli obiettivi del Comitato?

L’obiettivo di favorire la crescita della cultura finanziaria è un obiettivo sicuramente primario e di lungo periodo. Tuttavia abbiamo obiettivi intermedi, soprattutto a livello aggregato che ci indicano ad esempio quante persone utilizzano gli strumenti che abbiamo messo a disposizione. Mi riferisco in modo particolare al nostro portale che si chiama “Quello che conta” http://www.quellocheconta.gov.it/it/ che ha come obiettivo quello di presentare le conoscenze in materia finanziaria, assicurativa e previdenziale, (attualmente disponibili sulla rete e non solo) con una modalità di comunicazione che è pensata per essere compresa da tutti.

A chi vi rivolgete?

Vogliamo parlare a tutti. Abbiamo però individuato delle classi particolarmente vulnerabili su sui lavorare: parliamo di giovani, anziani, donne, migranti. Il Comitato però non si rivolgerà solo alle famiglie. Una categoria molto importante è quella degli imprenditori, in particolare di coloro che sono a capo di piccole imprese. Gestiscono spesso attività a conduzione familiare e siamo consapevoli che una migliore cultura finanziaria potrebbe essere la condizione per una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento che potrebbe favorire la crescita dimensionale delle imprese.

Esistono delle best practice internazionali che hanno funzionato bene?

Si, ad esempio quelle dell’Ocse. Ci siamo dotati di un board internazionale che ci può dare consigli, proprio perché vogliamo basarci sull’esperienza di altri paesi. Negli Stati Uniti, aprile è stato il mese dell’educazione finanziaria e in Italia vogliamo fare la stessa cosa gia’da questo anno organizzando tante iniziative, manifestazioni, discussioni, conferenze, programmi televisivi e radiofonici, interviste per parlare di educazione finanziaria. In Russia una iniziativa molto interessante riguarda un programma realizzato per le mamme, che sono un forte moltiplicatore di educazione finanziaria. Incontreremo presto i membri dei Comitati di altri paesi per scambiare idee e parlare delle iniziative che hanno avuto successo.