Per individuare precocemente una crisi d’impresa, si è diffuso l’utilizzo dell’indice finanziario prospettico Debt Service Coverage Ratio (DSCR). L’indice è di primaria importanza per le imprese, nell’ottica della riforma fallimentare, e per le banche per verificare la sostenibilità del debito.

L’11 Novembre a Osservitalia parleremo approfonditamente degli indici di allerta in grado di individuare precocemente le crisi d’impresa, elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) e da Cerved.

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Premessa

Le crisi economiche che hanno colpito il nostro paese, hanno spinto i governi, le istituzioni finanziarie e gli analisti a sviluppare nuovi strumenti per individuare precocemente le crisi d’impresa. A tal fine, l’attenzione si è rapidamente posta sulla capacità delle aziende di generare o assorbire i flussi di cassa. La riforma del bilancio d’esercizio prevista dal D.Lgs 139/2015 ha introdotto importanti novità tra cui il rendiconto finanziario tra gli schemi obbligatori per le società che redigono i bilanci in forma ordinaria nonché nel bilancio consolidato.

Tale modifica ha spostato l’attenzione dalla tradizionale analisi reddituale/patrimoniale del bilancio d’esercizio a quella sulla capacità dell’azienda di generare o assorbire risorse finanziarie.

Tale modifica è motivata dal fatto se l’impresa possiede attività e patrimoni difficili da trasformare in liquidità (ad esempio beni immobili soggetti a svalutazioni in termini di valore di mercato e che richiedono tempi lunghi per essere smobilizzati) non significa necessariamente che sia solvibile e in grado di far fronte correttamente agli impegni finanziari assunti nei confronti di terzi, soprattutto degli istituti di credito.

Oltre a ciò, una buona situazione reddituale non esclude tensioni finanziarie legate alle difficoltà di incasso dei crediti e ai ritardi nei tempi di pagamento.

Oltre a ciò, la riforma della legge fallimentare, con il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza pone l’accento su gli indici di allerta in grado di individuare precocemente le crisi d’impresa.

E’ qui che entra in gioco il DSCR (Debt Service Coverage Ratio), indicatore che non si limita a quantificare in maniera “statica” l’ammontare complessivo del debito finanziario in relazione al patrimonio netto (es. il rapporto di leverage), ma che analizza in modo “dinamico” e prospettico la capacità di rimborso del debito dell’azienda e la conseguente sostenibilità del debito in relazione anche ai piani di sviluppo aziendali.

Cos’è il DSCR e come si calcola

Il Debt Service Coverage Ratio (DSCR) rappresenta il servizio del debito, ovvero l’ammontare necessario a pagare gli interessi e le rate capitale dei finanziamenti alle imprese.

La tradizionale formula di calcolo del DSCR è la seguente:

DSCR= CASH FLOW OPERATIVO-TAX/FLUSSO FINANZIARIO A SERVIZIO DEL DEBITO

dove: -Per “Cash flow operativo–tax” si intende il flusso di cassa prodotto dalla gestione caratteristica al netto del flusso fiscale relativo al pagamento delle imposte sul reddito d’esercizio.

Per “flusso finanziario a servizio del debito” si intende il flusso finanziario per il pagamento degli interessi passivi nonché della quota capitale dei finanziamenti nel periodo considerato.

Il successo di questo indicatore è legato all’ampio utilizzo che ne fanno le istituzioni finanziarie che ormai lo considerano come uno strumento imprescindibile per determinare la bancabilità di un’impresa.

In sintesi, il DSCR verifica quanto il flusso finanziario generato copra il servizio del debito. E’ utilizzato soprattutto nel project financing, nei piani di ristrutturazione del debito e generalmente in ogni business plan.

L’indicatore deve essere superiore ad 1; quanto più è elevato, quanto più l’impresa è solida.Il DSCR può infatti assumere valori superiori uguali o inferiori all’unita:

-superiore all’unità (DSCR>1), nel caso in cui il cash flow operativo generato ecceda gli impegni finanziari a servizio del debito;

-uguale all’unità (DSCR =1), il cash flow operativo generato viene totalmente assorbito dagli impegni finanziari a servizio del debito;

-inferiore all’unità(DSCR<1), nel caso in cui il cash flow operativo generato risulti inferiore agli impegni finanziari a servizio del debito nel periodo considerato, evidenziando situazioni di tensione finanziaria con possibili difficoltà nel rimborso del debito.

Nella pratica il valore minimo è compreso tra 1,20 e 1,30 e comunque dipende dal profilo di rischio del progetto (maggiore è il rischio, più alto è il livello richiesto).

Il DSCR e la crisi d’impresa nella riforma della legge fallimentare

L’elemento centrale del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è il sistema di allerta e prevenzione. La norma rimanda al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) per l’elaborazione degli indici in grado di far presumere lo stato di crisi d’impresa. Cerved è partner scientifico del CNDCEC per l’individuazione di questi indici.

L’introduzione del sistema di allerta ha come obiettivo quello di consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e dà priorità alla continuità aziendale favorendo proposte che comportino il superamento della crisi.

Al fine di consentire una pronta emersione dello stato di crisi, l’imprenditore dovrà adottare un assetto organizzativo adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione delle idonee iniziative.  Tutte le imprese dovranno quindi dotarsi di sistemi informativi e di adeguate piattaforme per poter avere un controllo di gestione dei flussi di cassa, un budget e un piano d’impresa che permettano di rilevare eventuali segnali di crisi e impostare una strategia per riportare in equilibrio economico, patrimoniale e/o finanziario la propria azienda, anche con un apposito piano di risanamento. Il legislatore ha quindi colto l’esigenza di intervenire ai primissimi segni di criticità. Questa modifica, inserita come modifica ad un articolo del Codice Civile, è già entrata in vigore.

Il legislatore pone al valutatore (amministratore, sindaco o revisore che sia) un “vincolo” di breve periodo costituito dalla verifica forward-looking, oltre un orizzonte temporale futuro di sei mesi (considerato limite di possibile temporanea illiquidità) della piena sostenibilità finanziaria. Quest’ultima è intesa quale capacità dei flussi di cassa operativi attesi di coprire, nell’intervallo temporale considerato, gli impegni finanziari inderogabili, per definizione, derivanti dal servizio del debito finanziario ed erariale.

La periodica verifica della sostenibilità finanziaria nel breve periodo può essere misurata proprio attraverso il DSCR che indica di capacità di rimborso del debito.

 Il DSCR: le informazioni da dare alla banca

Il successo di questo indicatore è legato all’ampio utilizzo che ne fanno le istituzioni finanziarie che ormai lo considerano come uno strumento imprescindibile per determinare la bancabilità di un’impresa. La logica degli early warnings assume un ruolo centrale nel sistema dei controlli sia in banca che nell’impresa e il DSCR rappresenta un indicatore al quale sia il management aziendale che bancario si rapportano. Questo perché l’approccio ormai comune a banca e impresa è quello di preservare la continuità aziendale e la capacità dell’impresa di generare flussi di cassa futuri a servizio del debito, requisito essenziale per l’assolvimento delle obbligazioni assunte in una prospettiva di continuità.

E’ quindi importante che l’impresa in fase di richiesta di finanziamento possa fornire un prospetto e tutte le informazioni necessarie a dimostrare la capacità dell’impresa di coprire il servizio del debito

 Il DSCR e l’Autorità Bancaria Europea

L’utilizzo di indicatori di sostenibilità del debito, oltre che in ambito bancario e aziendale, trova spazio anche in tema di vigilanza bancaria. L’Autorità Bancaria Europea (EBA), nell’ambito della valutazione della qualità degli attivi delle banche, (Asset Quality Review – AQR) segnala metodologie di sostenibilità finanziaria del debito.

L’AQR fa ricorso a indicatori già consolidati nella finanza e per la valutazione della sostenibilità del debito considera il DSCR, calcolato però in modo diverso da come abbiamo fin qui visto perché al numeratore considera l’EBITDA al posto del cash flow operativo:

DSCR = EBITDA/ONERI FINANZIARI E QUOTE CAPITALE IN SCADENZA

La differenza sta nel fatto che l’EBITDA è un margine reddituale e non un flusso di cassa, tuttavia il DSCR così calcolato è rilevante perché individua un livello di soglia (=1,1) utile a definire le difficoltà finanziarie del debitore.