Tra le principali novità del Decreto Correttivo si segnalano la competenza esclusiva in capo agli amministratori dell’istituzione degli assetti organizzativi dell’impresa, la nuova definizione di crisi d’impresa e dei suoi indicatori nonché l’innalzamento delle soglie rilevanti ai fini dell’attivazione della c.d. allerta esterna da parte dell’Agenzia delle Entrate.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 novembre 2020, n. 276 il D.Lgs. 26 ottobre 2020, n. 147 il Decreto correttivo contenente disposizioni integrative e correttive al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Le disposizioni del Decreto entreranno in vigore a partire dal 1° settembre 2021, conformandosi al rinvio dell’entrata in vigore del Codice già disposto ad opera del c.d. Decreto “Liquidità” (D.L. 8 aprile 2020, n. 23).

Le uniche norme entrate in vigore il 20 novembre 2020 sono:

  • art. 37, commi 1 e 2 in tema di Albo dei professionisti incaricati della gestione e del controllo nelle procedure: l’iscrizione all’Albo dei gestori della crisi, è consentita ai professionisti iscritti agli ordini professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dei consulenti del lavoro che dimostrano di aver assolto specifici obblighi di formazione;
  • art. 40 che dispone che l’istituzione degli appositi assetti organizzativi, amministrativi e contabili funzionali alla tempestiva emersione della crisi d’impresa e della perdita della continuità aziendale spetta esclusivamente agli amministratori.

Vediamo ora le modifiche che entreranno in vigore a partire dal 1° settembre 2021

1.Definizione di stato di crisi

Il decreto correttivo elimina da tale nozione il riferimento alla “difficoltà economico-finanziaria” per attribuire invece rilievo allo “squilibrio economico-finanziario” che può rendere probabile l’insolvenza del debitore.

«Art. 2. (Definizioni). – 1.  Ai fini del presente codice si intende per:

  • a) «crisi»:” lo    stato     di     squilibrio economico-finanziario che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese   si   manifesta   come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.
  • b) «insolvenza»: “lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”.

L’individuazione della situazione di crisi sarà comunque legata alla “inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

Si prevedono come indicatori della crisi gli squilibri di carattere redditualepatrimoniale o finanziario, rapportati alle caratteristiche dell’impresa e dell’attività svolta, rilevabili attraverso appositi indici che mettano in evidenza la non sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e l’assenza di prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o nei sei mesi successivi se la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi.

Importanti sono l’indice che misura la non sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa generati dall’impresa e l’inadeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi.

2. Procedura di allerta

L’art. 15 del D.lgs. n. 14/2019 dispone che l’Agenzia delle Entrate ha l’obbligo di segnalare al debitore non solo che la sua esposizione debitoria ha superato un importo rilevante, ma anche che essa effettuerà la segnalazione all’OCRI qualora, entro 90 giorni dalla ricezione dell’avviso, non provveda a regolarizzare la situazione ovvero a presentare istanza di composizione assistita o domanda per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza.

Il decreto correttivo ha significativamente modificato le soglie che impongono all’Agenzia delle Entrate di effettuare la segnalazione.

L’esposizione debitoria è infatti considerata di importo rilevante quando l’ammontare totale del debito scaduto e non versato ai fini IVA, risultante dalla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche ex art. 21-bis del D.L. n. 78/2010 convertito dalla Legge n. 122/2010, è superiore ai seguenti valori di riferimento:

  • € 100.000, se il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente non è superiore ad 1 milione di euro;
  • € 500.000, se il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente non è superiore a 10 milioni di euro;
  • € 1.000.000, se il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente è superiore a 10 milioni di euro.

Il decreto correttivo ha anche fissato in 60 giorni dalla comunicazione di irregolarità ex art. 54 bis del D.P.R. n. 633/1972, il termine tassativo entro il quale l’Agenzia delle Entrate deve trasmettere l’avviso al debitore.

Anche il procedimento di allerta interna è modificato prevedendo, in particolare, che il referente presso la Camera di commercio dia notizia della segnalazione ricevuta dall’organo di controllo o dai creditori istituzionali anche al revisore contabile o alla società di revisione.

3. OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa)

Sono state apportate modifiche alle disposizioni relative alle modalità di designazione dei componenti dell’OCRI, così come previsto dall’art. 17 del D.lgs. n. 14/2019.

Il referente dell’organismo deve infatti procedere alla nomina di un collegio di tre esperti tra quelli iscritti nell’albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al Codice della crisi e dell’insolvenza.

Il decreto correttivo dispone che uno dei componenti dell’OCRI vada designato dall’associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore. La scelta dovrà essere fatta tra tre nominativi che il debitore è tenuto ad indicare al referente.

Il referente è inoltre investito del compito di provvedere, sentito il debitore, alla designazione quando è impossibile individuare l’associazione rappresentativa del settore di riferimento.

È stata anche introdotta una procedura per la sostituzione degli esperti che compongono il collegio in caso di inerzia o mancato adempimento dei compiti loro affidati così come riscontrata dal referente.

Il referente deve, in questo caso, segnalare la situazione al Presidente della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale, al Presidente della Camera di commercio ed al rappresentante dell’associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore che debbono procedere, entro 3 giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta, alla designazione di un nuovo esperto in sostituzione di quello inerte od inadempiente.

Inoltre, al fine di facilitare il rapporto tra l’imprenditore in crisi e il collegio dell’organismo di composizione della crisi (OCRI) si stabilisce ora che uno dei tre esperti componenti il collegio sia designato dall’associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore, scegliendo tra tre nominativi indicati da quest’ultimo.

4. Ruolo del Pubblico Ministero

Il decreto correttivo ha ampliato i poteri del Pubblico Ministero, essendo stato introdotto il nuovo comma 3 all’art. 38 del D.lgs. n. 14/2019.

E’ infatti specificatamente attribuito al Pubblico Ministero il potere di intervenire in tutti i procedimenti diretti all’apertura di una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza (liquidazione giudiziale, concordato preventivo, accordi di ristrutturazione).

Si dispone che le relazioni del commissario giudiziale debbono essere trasmesse al Pubblico Ministero al fine di poter facilitare il potere di intervento nella procedura di concordato preventivo.

5. Misure protettive

Per quanto concerne le misure protettive di cui all’art. 54 e 55 del D.lgs. n. 14/2019 che possono essere richieste contestualmente al deposito della domanda per l’ammissione ad una procedura di regolazione della crisi, il decreto correttivo ha precisato che esse non possono avere una durata superiore a 4 mesi, così come disposto dalla Direttiva UE 1023/2019.

6. Accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento

Sono anche previste novità per quanto riguarda la disciplina dei piani attestati di risanamento regolata dall’art. 56 e ss. del D.lgs. n. 14/2019. 

L’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza può infatti predisporre un piano, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria e ad assicurare il riequilibrio della situazione economico finanziaria.

Il piano deve avere data certa e deve indicare:

A) la situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell’impresa;

 B) le principali cause della crisi;

C) le strategie d’intervento ed i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria;

 D) i creditori e l’ammontare dei crediti dei quali si propone la rinegoziazione e lo stato delle eventuali trattative;

E) gli apporti di finanza nuova;

 F) i tempi delle azioni da compiersi, che consentono di verificarne la realizzazione, nonché gli strumenti da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi e la situazione in atto.

Il decreto correttivo è intervenuto sul contenuto del piano introducendo due nuovi elementi:

  • l’elenco dei creditori estranei, con l’indicazione delle risorse destinate all’integrale soddisfacimento dei loro crediti alla data di scadenza;
  • il piano industriale e l’evidenziazione dei suoi effetti sul piano finanziario.

Un professionista indipendente deve successivamente attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica del piano.

Si precisa che il debitore possa richiedere la pubblicazione nel registro delle imprese non solo del piano, ma anche dell’attestazione formulata dal professionista e degli accordi conclusi con i creditori.

7. Accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa

Con riferimento al tema degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa disciplinata dall’art. 61 del D.lgs. n. 14/2019, le modifiche apportate dal decreto correttivo ha disposto che resta esclusa la possibilità di soddisfare i creditori in misura prevalente con il ricavato della continuità aziendale.

Rimane tuttavia fermo il fatto che l’accordo non può avere finalità liquidatorie a meno che non si tratti di una convenzione conclusa con banche ed intermediari finanziari.

8. Esecuzione del piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore

Il decreto correttivo è intervenuto anche a introdurre novità per quanto concerne la disciplina dell’esecuzione del piano di ristrutturazione dei debiti contenuta nell’art. 71 del D.lgs. n. 14/2019.

La norma precisa innanzitutto che il debitore è tenuto a compiere ogni atto necessario a dare esecuzione al piano omologato.

L’OCC (Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento) ha il compito di vigilare sull’esatto adempimento del piano e risolvere le eventuali difficoltà sottoponendole al Giudice ove necessario.

Il debitore è tenuto a provvedere alle vendite ed alle cessioni, se previste dal piano, attraverso il ricorso a procedure competitive, anche avvalendosi di soggetti specializzati, sotto il controllo e la collaborazione dell’organismo di composizione della crisi sulla base di stime condivise.

È necessario che siano assicurate adeguate forme di pubblicità ed il procedimento deve essere improntato ai principi di massima informazione e partecipazione degli interessati. L’OCC ha il dovere, ogni 6 mesi, di riferire al Giudice per iscritto sullo stato dell’esecuzione.

Dopo aver sentito l’OCC e verificato la conformità dell’atto dispositivo al piano, il Giudice può autorizzare lo svincolo delle somme ed ordinare la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, della trascrizione dei pignoramenti, dei sequestri conservativi, nonché di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione della sentenza di omologazione disposta ai sensi dell’art. 70, comma 7, del D.lgs. n. 14/2019.

E’ inoltre specificato che sono inefficaci i pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in violazione del piano rispetto ai creditori anteriori al momento in cui è stata eseguita la pubblicità di cui all’art. 70, comma 1, del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Da un punto di vista procedurale, la norma dispone inoltre che l’OCC deve, sentito il debitore, presentare al Giudice una relazione finale dopo che è terminata l’esecuzione del piano.

Il Giudice deve:

  • procedere alla liquidazione del compenso dell’OCC, autorizzandone il pagamento, quando il piano è stato integralmente e correttamente eseguito;
  • indicare invece gli atti necessari per l’esecuzione del piano ed un termine per il loro compimento, quando lo stesso non sia stato integralmente e correttamente eseguito.

9. Concordato preventivo

Per quanto concerne la disciplina del concordato preventivo, l’art. 87 del D.lgs. n. 14/2019 prevede, come noto, che il debitore debba presentare unitamente alla proposta di concordato anche un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.

Nel caso della proposta di concordato in continuità, il decreto correttivo modifica la norma, specificando che il debitore debba presentare anche il piano industriale e l’evidenziazione dei suoi effetti sul piano finanziario.

Il decreto correttivo prevede anche alcune novità per il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, quali l’alienazione e l’affitto di azienda, di rami di azienda e di specifici beni autorizzati ai sensi dell’art. 94 comma 2, del D.lgs. n. 14/2019.

Il Tribunale, in caso d’urgenza, sentito il commissario giudiziale, può infatti autorizzare l’esecuzione di questi atti senza dar luogo a pubblicità ed a procedure competitive.

Ciò è consentito quando può essere compromesso irreparabilmente l’interesse dei creditori al miglior soddisfacimento.

Rimane tuttavia necessario che venga comunque data adeguata pubblicità e comunicazione ai creditori del provvedimento e del compimento dell’atto.

Sono state inoltre introdotte alcune novità anche con riferimento alla disciplina dei contratti pendenti prevista dall’art. 97 del D.lgs. n. 14/2019.

E’ stata reintrodotta la disposizione che sanziona con l’inefficacia i patti che consentono il recesso dai contratti ineseguiti o non compiutamente eseguiti nelle prestazioni principali da entrambe le parti alla data del deposito della domanda di accesso al concordato preventivo.

Per quanto riguarda invece il caso della richiesta di sospensione o scioglimento dei contratti pendenti, la norma correttiva prevede che la controparte non possa esigere la prestazione dal debitore né invocare la risoluzione di diritto per il mancato adempimento di obbligazioni con scadenza successiva al deposito della domanda di concordato preventivo nel periodo compreso tra la data di notificazione dell’istanza di sospensione o di scioglimento e la data della notificazione del provvedimento autorizzativo.

Un ulteriore interessante aspetto toccato dal decreto ha ad oggetto i contratti di finanziamento bancario. È stato chiarito che il finanziatore può continuare a riscuotere i crediti anticipati anche successivamente al deposito della domanda di concordato preventivo.

Il legislatore ha precisato che costituisce prestazione principale anche la riscossione diretta da parte del finanziatore nei confronti dei terzi debitori della parte finanziata.

Nel caso di scioglimento del contratto da parte del Giudice delegato, su istanza del debitore, la norma dispone che il finanziatore conserva il diritto di riscuotere e trattenere le somme corrisposte dai terzi debitori fino al rimborso integrale delle anticipazioni effettuate nel periodo compreso tra i 120 giorni antecedenti il deposito della domanda di accesso alla procedura di concordato e la notifica del provvedimento che dispone lo scioglimento.

Con riferimento alla procedura di voto nel concordato preventivo di cui all’art. 107 del D.lgs. n. 14/2019, sono stati previsti termini leggermente più stringenti entro i quali il commissario giudiziale deve dare comunicazione al debitore ed agli altri interessati dell’avvenuto deposito della propria relazione definitiva. La comunicazione va infatti effettuata almeno 7 giorni prima della data iniziale stabilita per il voto.

È stato inoltre specificato che i provvedimenti del Giudice delegato debbono essere comunicati al debitore, ai creditori, al commissario giudiziale e a tutti gli interessati almeno 2 giorni prima della data iniziale stabilita per il voto.

Un’ulteriore importante specificazione riguarda le condizioni che consentono l’apertura della liquidazione giudiziale nel caso di risoluzione del concordato preventivo prevista dall’art. 119 del D.lgs. n. 14/2019.

Il decreto correttivo ha precisato che, in questo caso, il Tribunale può dichiarare aperta la liquidazione giudiziale, a meno che lo stato di insolvenza consegua a debiti sorti successivamente al deposito della domanda di accesso al concordato preventivo.

10. Revocatoria fallimentare

Il decreto correttivo è intervenuto anche a correggere la disciplina della revocatoria fallimentare per quanto concerne le rimesse effettuate su conto corrente bancario come previsto dall’art. 166, comma 3, lett. b), del D.lgs. n. 14/2019.

La norma, così come modificata, esclude la possibilità di ricorrere alla revocatoria quando le rimesse su conto corrente non abbiano ridotto in maniera durevole l’esposizione del debitore nei confronti della banca.

Scompare pertanto il requisito della consistenza come previsto nella previgente formulazione della disposizione. 

11. Accertamento del passivo

Il decreto correttivo introduce una disposizione specifica per quanto concerne la comunicazione dell’esito del procedimento di accertamento del passivo regolata dall’art. 205 del D.lgs. n. 14/2019.

Il curatore ha infatti il dovere di dare immediata comunicazione ai ricorrenti della dichiarazione di esecutività dello stato passivo.

Nella comunicazione il curatore deve informare i ricorrenti del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda, allegando anche una copia dello stato passivo reso esecutivo.

Le modifiche apportate dal decreto prevedono che la comunicazione debba ora anche contenere una sintetica esposizione delle concrete prospettive di soddisfacimento dei creditori concorsuali.

La disposizione è finalizzata a disincentivare la proposizione delle impugnazioni allo stato passivo da parte dei creditori che non avrebbero alcuna possibilità di veder soddisfatto il proprio credito a fronte della esiguità dell’attivo anche nel caso di accoglimento delle loro ragioni.

12. Esdebitazione

Il decreto correttivo ha apportato alcune modifiche anche alla disciplina dell’esdebitazione di diritto regolata dall’art. 282 del D.lgs. n. 14/2019.

E’ stata prevista la pubblicazione in apposita area del sito web del Tribunale o del Ministero della giustizia del decreto con il quale viene dichiarata l’esdebitazione del consumatore o del professionista.

È stato inoltre espressamente specificato che l’esdebitazione non opera sia nelle ipotesi previste dall’art. 280 del D.lgs. n. 14/2019 sia quando il debitore ha determinato la situazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode.

La norma dispone inoltre che il provvedimento con cui il Tribunale dichiara la sussistenza delle preclusioni per poter concedere l’esdebitazione va comunicato al Pubblico Ministero, ai creditori ed al debitore, i quali possono proporre reclamo entro il termine di 30 giorni.

Ecco il link alla Gazzetta Ufficiale

Riforma crisi d’impresa: cosa cambia per l’imprenditore -aggiornamento Decreto Liquidità