La nuova Legge di Bilancio entrata in vigore il 1° Gennaio 2021, tra gli altri disposti, ha modificato e ampliato la disciplina previgente del credito d’imposta per acquisto beni strumentali (ex iper e super ammortamento).

L’incentivo serve a supportare le imprese che investono in beni strumentali nuovi di fabbrica, sia materiali che immateriali, sia dotati di caratteristiche INDUSTRIA 4.0 che non, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato Italiano.

A chi spetta?

Possono accedere tutte le imprese indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, o altra procedura concorsuale prevista dalla legge fallimentare, dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza o da altre leggi speciali. Sono inoltre escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

La fruizione del beneficio spettante è subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

In cosa consiste?

L’agevolazione si sostanzia in un credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24.

I relativi codici tributo sono definiti nella risoluzione n. 3/E del 13 gennaio 2021 dell’Agenzia delle Entrate:

  • “6932” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, comma 188, legge n. 160/2019”;
  • “6933” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 189, legge n. 160/2019”;
  • “6934” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 190, legge n. 160/2019”;
  • “6935” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, commi 1054 e 1055, legge n. 178/2020”;
  • “6936” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, commi 1056 e 1057, legge n. 178/2020”;
  • “6937” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 1058, legge n. 178/2020”.

La % del credito varia in base alla tipologia di investimento effettuata ed in base al periodo di riferimento come meglio dettagliato nella tabella che segue:

*o periodo lungo 30/06/21 se è stato confermato l’ordine o pagato un acconto almeno del 20% entro il 31/12/20 **o periodo lungo 30/06/22 se è stato confermato l’ordine o pagato un acconto almeno del 20% entro il 31/12/21 ***o periodo lungo 30/06/23se è stato confermato l’ordine o pagato un acconto almeno del 20% entro il 31/12/22

In taluni casi, come si evince dallo schema, il beneficiario può scegliere quale agevolazione sfruttare dato che coesistono due diverse norme nel medesimo arco temporale:

  • Articolo 1, commi 184 e seguenti, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di bilancio 2020)
  • Articolo 1, commi 1051 e seguenti, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Legge di bilancio 2021)

Per la prima tipologia di agevolazione (legge n. 160/2019) il credito d’imposta potrà essere utilizzato solo a decorrere dall’esercizio successivo a quello di acquisto e di entrata in funzione del bene ordinario oppure interconnessione nel caso di industria 4.0.

Per la seconda tipologia di crediti d’imposta (legge n. 178/2020) invece, il beneficio potrà essere utilizzato già a decorrere dall’esercizio di entrata in funzione del bene ordinario oppure  interconnessione del bene industria 4.0.

Per i beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati industria 4.0 con valore imponibile maggiore di € 300.000, le imprese sono tenute a produrre una perizia (semplice o asseverata a seconda del periodo di riferimento) da cui risulti che i beni in questione possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per i beni industria 4.0 di costo unitario di acquisizione non superiore a € 300.000 è invece sufficiente una dichiarazione resa dal legale rappresentante.

Danno accesso al credito d’imposta anche gli investimenti in beni immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa quali software, sistemi, piattaforme, applicazioni.

Sono invece esclusi:

  • i veicoli e gli altri mezzi di trasporto a motore indicati all’articolo 164 – pdf, comma 1, Tuir
  • i beni per i quali il decreto ministeriale del 31 dicembre 1988 – pdf stabilisce coefficienti di ammortamento ai fini fiscali inferiori al 6,5%
  • i fabbricati e le costruzioni
  • i beni elencati nell’allegato 3 della legge 208/2015 (condutture utilizzate dalle industrie di imbottigliamento di acque minerali naturali o dagli stabilimenti balneari e termali; condotte utilizzate dalle industrie di produzione e distribuzione di gas naturale; aerei completi di equipaggiamento; materiale rotabile, ferroviario e tramviario)
  • i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti, in concessione e a tariffa, nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano a oggetto i medesimi costi nei limiti massimi del raggiungimento del costo sostenuto.

Quali sono gli adempimenti connessi?

Le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico e, ai fini di potenziali successivi controlli dell’Agenzia delle Entrate, sono tenute a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili (es: perizia, fattura di acquisto dei beni con apposita dicitura richiesta dalla norma etc.).

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