Tra le principali novità del Codice della Crisi vi è senz’altro da segnalare l’introduzione, nel nostro ordinamento, della disciplina della crisi nell’ambito dei gruppi di imprese, con particolare riguardo al concordato preventivo.

Sino ad oggi infatti il gruppo aveva assunto rilievo solo nell’ambito della c.d. Prodi bis, e quindi nell’ambito della disciplina dell’amministrazione straordinaria, nella misura in cui tale legge prevede la possibilità che, laddove via sia tra due o più società un rapporto di “mamma” e “figlia” la seconda possa essere assoggettata alla disciplina dell’amministrazione straordinaria pur non avendone, in senso stretto, i requisiti.

Inutile sottolineare le inefficienze di un sistema che ignora l’esistenza dei gruppi di società in ambito concorsuale, non solo in termini di costi e di gestione (spesso le procedure di società collegate non sono affidate allo stesso Curatore o Commissario e men che meno allo stesso Giudice Delegato) ma anche in termini di miglior strategia per il realizzo dell’attivo.

Sul punto, negli scorsi anni, si era mosso anche il legislatore comunitario: il Reg. UE 848/2015 relativo alle procedure di insolvenza transfrontaliere, entrato in vigore il 26 giugno 2017, dedicava ampio spazio alle procedure di insolvenza di società facenti parte del medesimo gruppo, proprio in un’ottica di coordinamento e gestione efficiente delle procedure.

Venendo ora al Codice, ai fini del nostro esame, assume rilievo, innanzitutto, l’art. 2 che, come ricorderete, è la norma nella quale sono contenute tutte le definizioni “utili”. Al primo comma, lett. h), si legge che per gruppo di imprese deve intendersi “l’insieme delle società, delle imprese, degli enti, escluso lo Stato, che ai sensi degli articoli 2497 e 2545 septies del codice civile sono sottoposti alla direzione e coordinamento di una società, di un ente o di una persona fisica, sulla base di un vincolo partecipativo o di un contratto; a tal fine si presume, salvo prova contraria, che:

  • l’attività di direzione e coordinamento di società sia esercitata dalla società o ente tenuto al consolidamento dei loro bilanci;
  • siano sottoposte alla direzione e coordinamento di una società o ente le società controllate, direttamente o indirettamente, o sottoposte a controllo congiunto, rispetto alla società o ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento”.

Lo stesso articolo qualifica “i gruppi di imprese di rilevante dimensione” come i gruppi di imprese composti da un’impresa madre e da imprese figlie da includere nel bilancio consolidato che, secondo la direttiva UE 34/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, possono definirsi rispettivamente “gruppi di dimensioni medie” e “grandi gruppi”.

Quanto alle ricadute applicative di tali definizioni, preciso che l’art. 12, quarto comma, del Codice esclude l’applicazione degli strumenti di allerta solo per i gruppi di imprese di rilevanti dimensioni e non per gli altri gruppi di imprese.

Inoltre, per quanto riguarda la competenza del Tribunale, l’art. 27 del Codice attribuisce la competenza alla sezione specializzata del tribunale delle imprese per tutte le procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relative, appunto, al gruppo.

l gruppo di imprese, come sopra definito, assume rilievo in primis nell’ambito della disciplina dettata per il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione dei debiti e gli accordi di ristrutturazione dei debiti.

L’art. 284 prevede che più imprese in stato di crisi o di insolvenza appartenenti al medesimo gruppo possono proporre, con un unico ricorso, la domanda di accesso:

  • al concordato preventivo con un piano unitario o con piani reciprocamente collegati e interferenti;
  • alla procedura di omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti ai sensi degli artt. 57, 60 e 61.

Il ricorso è unico mentre il debitore può decidere se allegare uno o più piani diversi ma collegati.

L’unicità del ricorso ed eventualmente del piano non comporta comunque l’unificazione delle masse attive e passive che, nel rispetto della par condicio creditorum, restano differenziate.

Nello stesso modo il debitore può comportarsi con riguardo ai piani di risanamento.

Con particolare riguardo alla procedura di concordato preventivo è previsto che il piano o i piani concordatari di gruppo possano prevedere:

  • la liquidazione di alcune imprese e la continuazione dell’attività di altre;
  • operazioni contrattuali e riorganizzative infragruppo che comportino il trasferimento di risorse da una società all’altra purché (i) tali atti siano idonei al miglior soddisfacimento delle ragioni dei creditori di tutte le imprese del gruppo; (ii) se ne dia espressamente atto nel piano; (iii) un professionista indipendente attesti che dette operazioni siano necessarie ai fini della continuità aziendale.

Inutile precisare che la procedura unitaria permette benefici anche in tema di costi atteso che il Tribunale nominerà un unico Giudice Delegato e un unico commissario giudiziale (o collegio di commissari) per tutte le imprese del gruppo con, ancora, un unico fondo spese di giustizia. I costi della procedura inoltre sono ripartiti fra le imprese del gruppo in proporzione delle rispettive masse attive.

I creditori di ciascuna delle imprese che hanno proposto la domanda di accesso al concordato di gruppo, eventualmente suddivisi in classi, votano in maniera contestuale e separata sulla proposta presentata dalla società loro debitrice.

Il concordato di gruppo è approvato quando le proposte delle singole imprese del gruppo sono approvate dalla maggioranza prevista dall’art. 109.

Infine, una volta omologato, il concordato di gruppo non può essere risolto o annullato quando i presupposti per la risoluzione o l’annullamento si verifichino soltanto rispetto a una o ad alcune imprese del gruppo, a meno che ne risulti significativamente compromessa l’attuazione del piano anche nei confronti delle altre imprese.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

Partner di La Scala Società tra Avvocati e Direttore Editoriale di IusLetter

 

1° pillola: Le linee guida della riforma

2° pillola: Le procedure di allerta e gli indicatori della crisi

3° pillola :Il procedimento di allerta davanti all’OCRI e il procedimento di composizione assistita della crisi

4°pillola:Il procedimento unitario di regolazione della crisi e dell’insolvenza

5°pillola: La liquidazione giudiziale e gli organi della procedura

6° pillola:La liquidazione giudiziale e gli effetti per il debitore e i creditori

7° pillola: La liquidazione giudiziale, gli effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori e ai rapporti pendenti

8° pillola:L’accertamento del passivo

9°pillola: La liquidazione dell’attivo e il riparto

10°pillola: La chiusura della liquidazione giudiziale. Il concordato nella liquidazione giudiziale

11°pillola:Il concordato preventivo e i principi della riforma. Alcuni numeri

12°pillola: Natura e finalità del concordato preventivo

13°pillola:I requisiti per la procedura di accesso al concordato preventivo

14°pillola:Il contenuto del piano concordatario. Gli effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo. I contratti pendenti

15° pillola:I crediti prededucibili nel concordato preventivo

16°pillola:Il voto nel concordato preventivo. L’omologazione

17°pillola:I piani di risanamento

18°: Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

19° pillola: La direttiva UE n. 172 del 20 giugno 2019 in tema di ristrutturazione preventiva ed esdebitazione

20° pillola: L’esdebitazione

21°pillola:Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento

 

Fai la differenza e accresci le tue competenze sulla gestione del credito e sulle strategie di Marketing & Sales.

Scopri tutti i percorsi formativi Cerved Academy