L’art. 85 del Codice disciplina i requisiti, soggettivi ed oggettivi, per l’accesso alla procedura di concordato preventivo.

Per quanto concerne l’elemento soggettivo la norma fa riferimento, innanzitutto, all’imprenditore assoggettabile alla liquidazione giudiziale. Il raccordo con l’art. 121 ci permette di dire che (i) deve trattarsi di un imprenditore commerciale, con esclusione quindi dell’imprenditore agricolo che ha invece accesso alle procedure di sovraindebitamento; (ii) sono esclusi gli imprenditori commerciali che non raggiungano determinati requisiti dimensionali (le cc.dd imprese minori).

Sono inoltre legittimate ad accedere al concordato preventivo le imprese assoggettabili esclusivamente a liquidazione coatta amministrativa.

Per quanto concerne l’elemento oggettivo, può accedere al concordato preventivo l’imprenditore che si trovi in stato di crisi o di insolvenza.

La nozione di stato di crisi o di insolvenza è contenuta all’art. 2 del Codice, dedicato, appunto, alle “definizioni”:

  • – la crisi è intesa come lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate;
  • – la seconda è intesa come lo stato del debitore che non è più in grado di adempiere regolarmente, tempestivamente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni, e che si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori.

L’art. 85 indica anche quale debba essere il contenuto del piano concordatario che, unitamente alla proposta rivolta ai creditori e alla documentazione richiesta, dovrà essere depositata dal debitore proponente.

Sul punto non si registrano significative novità rispetto alla vecchia legge fallimentare. In questa sede occorre però evidenziare che, nel vigore della legge fallimentare, ci si è a lungo interrogati con riguardo all’estensione del controllo del Tribunale, ovvero se lo stesso avesse ad oggetto la fattibilità del piano sotto l’aspetto non solo squisitamente giuridico ma anche economico. Sul punto, come ricorderete,  erano intervenute anche le Sezioni Unite della Suprema Corte (Cass. Sez. Un. Civili 23 gennaio 2013, n. 1521) secondo le quali: “il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando tale giudizio escluso dall’attestazione del professionista, mentre resta riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. […] Premesso che la fattibilità del piano di concordato non deve essere confusa con la convenienza della proposta (vale a dire con il giudizio di merito certamente sottratto al tribunale e riservato ai creditori), occorre precisare che la fattibilità, intesa come una prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta nei termini prospettati, implica una ulteriore distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica. La verifica della fattibilità giuridica spetta sicuramente al giudice, il quale dovrà esprimere un giudizio negativo sull’ammissibilità della proposta quando le sue modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili. È, invece, di competenza esclusiva dei creditori il giudizio in ordine alla fattibilità economica del concordato, posto che questa valutazione consiste in un giudizio prognostico che comporta margini di opinabilità e possibilità di errore che si traducono inevitabilmente in un fattore di rischio per i soggetti interessati; è quindi ragionevole, in coerenza con l’impianto generale dell’istituto del concordato preventivo, che di tale rischio si facciano esclusivo carico i creditori”.

Il Codice recepisce questo orientamento e, se è vero che l’art. 85 non contiene una descrizione del potere di controllo rimesso al Tribunale, limitandosi a prevedere, tra i presupposti di accesso alla procedura, che la domanda debba fondarsi su un piano fattibile, è anche vero che, all’art. 47, precisa che il Tribunale, al fine di decidere in merito all’apertura della procedura concordataria, debba verificare la fattibilità economica del piano.

Il legislatore quindi ha espressamente previsto che il Tribunale non si deve limitare a un controllo di legittimità sulla fattibilità giuridica del concordato, ma deve svolgere anche un controllo sulla fattibilità economica della proposta ovvero una valutazione circa la probabilità di conseguimento dei risultati prospettati dall’imprenditore.

Si tratta di un principio inserito nel Codice  in ossequio ad una precisa indicazione della legge delega che ha tenuto conto di quanto statuito nella citata sentenza. L’obiettivo di tale modifica, ad avviso della dottrina, deve essere ricercato nella volontà di porre un freno agli abusi registrati in questi anni nel corso dei quali innumerevoli piani giuridicamente fattibili si sono dimostrati economicamente infattibili.

Senza voler entrare nel dettaglio delle poche modifiche apportate dal Codice alla disciplina che governa il contenuto del piano e l’individuazione della documentazione a questo ancillare, pare di poter affermare che vi sia (rectius: vi sarà) un più marcato obbligo di disclosure con riguardo alla individuazione e descrizione delle cause che hanno portato alla crisi o all’insolvenza e che si sia arricchita l’indicazione analitica degli elementi minimi che devono essere indicati nel piano, pena la sua inammissibilità.

Sempre con riguardo al contenuto del piano, continua ad essere facoltativa la suddivisione dei creditori in classi ma l’art. 85 introduce l’obbligo di formazione delle classi per: i creditori previdenziali o fiscali dei quali non sia previsto l’integrale pagamento; i creditori titolari di garanzie prestate da terzi; i creditori che vengono soddisfatti anche in parte con utilità diverse da denaro; i creditori proponenti il concordato e le parti ad esse correlate.

Nessuna novità degna di nota si rinviene invece con riguardo alla relazione del professionista indipendente, alle proposte ed alle offerte concorrenti, la cui disciplina, sostanzialmente, ripercorre quella della legge fallimentare.

 

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

Per leggere le pillole precedenti:

1° pillola: Le linee guida della riforma

2° pillola: Le procedure di allerta e gli indicatori della crisi

3° pillola :Il procedimento di allerta davanti all’OCRI e il procedimento di conposizione assistita della crisi

4°pillola:Il procedimento unitario di regolazione della crisi e dell’insolvenza

5°pillola: La liquidazione giudiziale e gli organi della procedura

6° pillola:La liquidazione giudiziale e gli effetti per il debitore e i creditori

7° pillola: La liquidazione giudiziale, gli effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori e ai rapporti pendenti

8° pillola:L’accertamento del passivo

9°pillola: La liquidazione dell’attivo e il riparto

10°pillola: La chiusura della liquidazione giudiziale. Il concordato nella liquidazione giudiziale

11°pillola:Il concordato preventivo e i principi della riforma. Alcuni numeri

12°pillola: Natura e finalità del concordato preventivo

Fai la differenza e accresci le tue competenze sulla gestione del credito e sulle strategie di Marketing & Sales.

Scopri tutti i percorsi formativi Cerved Academy