Cerved ha condotto per LHH, società del gruppo Adecco e leader mondiale nei servizi di Career Transition e Talent Development, uno studio previsionale sull’occupazione in Italia per i prossimi 18 mesi.

Prendendo come riferimento l’intero universo di aziende iscritte al Registro delle Imprese, che occupano 16,5 milioni di persone, pari a circa il 70% degli occupati italiani, lo studio Cerved-LHH ha stimato l’evoluzione del mercato del lavoro fino alla fine del 2022 e cosa sarebbe potuto succedere senza misure di mitigazione dell’impatto del Covid sull’occupazione.

L’andamento dell’occupazione 2020-2022

Dopo un’inversione di tendenza iniziata gli scorsi mesi, nel 2022 è prevista una più decisa crescita dell’occupazione, che riporterà i livelli vicini a quelli pre-Covid.

Tra 2021 e 2022 si prevede un recupero di 531 mila posti di lavoro, un rimbalzo che però non consentirà di colmare per intero il gap di posti persi nel 2020 (-622 mila). Il numero di occupati nel 2022, quindi, sarà pari a 23,2 milioni, di 91 mila unità al di sotto dei livelli occupazionali del 2019. A fronte di questi dati, il tasso di disoccupazione, dopo un picco del 10,7% nel primo trimestre 2021, tornerà a scendere, chiudendo il 2022 al 9,2% (al di sotto del 2019), anche grazie a un numero più alto di inattivi.

Senza le misure prese per mitigare gli impatti della crisi, come la Cassa Integrazione o il blocco dei licenziamenti,  la perdita occupazionale avrebbe toccato 1,2 milioni di lavoratori a fine 2021, con un recupero solo parziale che avrebbe portato il gap di occupati a -800 mila a fine 2022.

Impatti dimensionali e settoriali

 A fine periodo medie e grandi imprese avrebbero recuperato i livelli pre-Covid, mentre micro e piccole aziende farebbero registrare ancora un divario. Per le microimprese si prevede infatti un calo degli addetti tra 2022 e 2019 di 81 mila unità (-1,2%), che sommato a quello delle piccole (-29 mila) porterebbe a una perdita complessiva di 110 mila addetti. Quest’ultima è parzialmente compensata dai recuperi di medie e grandi società, rispettivamente di 2 mila (+0,1%) e di 17 mila unità (+0,4%).

La perdita di occupati tra 2019 e 2022 sarà concentrata nei servizi alle imprese e alle famiglie, che perderebbero 107 mila lavoratori (-1,8%), nel manifatturiero con un calo di quasi 18 mila unità (-1,1%) e nel mercato dei beni al consumo (-13,6 mila addetti). Nonostante la contrazione dei ricavi, nel comparto energetico (-4,7% tra 2022 e 2019) e nel Real estate (- 2,3%) gli organici resterebbero sui livelli del 2019 (rispettivamente +0,3% e +0,6%). Anche il Food & Beverage, uno dei pochi comparti il cui giro d’affari non è stato intaccato dalla pandemia, farebbe registrare un lieve aumento degli occupati (+0,5%). Le stime indicano due mercati in controtendenza: la filiera chimica e farmaceutica, per cui si stima un aumento di 7.600 unità (+3,8%) e quella delle telecomunicazioni, tecnologie e media, con un aumento di 28 mila addetti (+3,1%), trascinata dalla forte crescita dei settori legati ai servizi informatici.

Un’analisi di dettaglio indica che in 10 settori, prevalentemente dei servizi, si perderanno 108 mila posti di lavoro. In termini assoluti, la ristorazione è quello con la maggiore perdita prevista, con 86 mila addetti in meno tra 2022 e 2019 (il 6% degli 1,4 milioni di addetti pre-Covid). In percentuale rispetto agli addetti del 2019, i settori con le perdite maggiori risultano fiere e convegni (-28%), Editoria (-11%), società di gestione degli aeroporti (- 8,8%) e agenzie di viaggi (-5,7%). 

 I primi tre settori per crescita attesa dell’occupazione sono ad alto contenuto tecnologico: le tecnologie di supporto alle telecomunicazioni, con un incremento di 3 mila addetti (+13,6%) i servizi informatici che con un aumento di 36 mila unità tra 2019 e 2022 (+9,2%) offrono il maggiore contributo alla ripresa dell’occupazione. Sostenuta anche la crescita nelle specialità farmaceutiche (+6,8%), nelle macchine per la metallurgia (+6%) nella microelettronica (+5,4%) e nelle costruzioni (+4,9%).