Il Covid-19 e le misure di lockdown si fanno già sentire sui consumi e sui risparmi e generano forti preoccupazioni tra le famiglie italiane, in particolare per i lavoratori autonomi. Sono i risultati della prima rilevazione di Termometro Italia, un’indagine mensile realizzata da Innovation Team (società di ricerca del Gruppo Cerved) che monitora l’impatto della crisi Covid-19 nella percezione di famiglie e imprese.

Il primo report sul sentiment delle famiglie sul Covid-19: risultati

Dal primo rapporto mensile risulta che le famiglie italiane sono già molto provate dal Covid-19. Una famiglia su cinque (21,2%) accusa un impatto molto pesante sul reddito, e questa quota sale al 32,2% nella fascia meno abbiente.

La fiducia per l’immediato futuro è bassa. Il 37% delle famiglie teme (molto o moltissimo) la chiusura dell’azienda o la perdita del lavoro, il 43,6% teme forti perdite di reddito pur mantenendo il lavoro, il 44,9% ha grave timore di non poter mantenere i risparmi. Le famiglie italiane non si aspettano che la crisi sia passeggera: la aspettative di perdita del posto di lavoro, di chiusura della propria azienda, di riduzione del reddito sono ancor più negative per il 2021.

 

Il segmento più colpito è quello delle famiglie con reddito da lavoro autonomo, il 31% delle  famiglie intervistate ha avuto un impatto sul reddito molto negativo o drammatico, e il 34,9% ha dovuto intaccare in modo consistente i risparmi. Si tratta della fascia che con maggiore difficoltà potrà beneficiare delle misure di sostegno del Governo.

La crisi ha già determinato cambiamenti importanti della capacità di consumo. Il 22,4% delle famiglie prevede di rinunciare a spese per bisogni primari. Molto significativo è il fenomeno della rinuncia a prestazioni sanitarie che ha riguardato nell’ultimo anno il 52,2% delle famiglie (68,5% nella fascia a reddito più basso). Più della metà delle mancate prestazioni sanitarie sono legate all’emergenza Covid-19, a causa dell’intasamento delle strutture o per timore del contagio.

famiglie covid-19

Lo smart working è destinato a cambiare l’organizzazione del lavoro in modo permanente. Per il 22,9% sarà utilizzato come modalità principale di lavoro anche dopo l’emergenza, mentre per il 47,5% dei lavoratori interessati sarà utilizzato in modo sistematico pur se parziale.