Dopo il picco di mancati pagamenti registrato nel secondo trimestre del 2020, la fase temporanea di tensione causata dalla pandemia si è normalizzata. La riapertura dell’economia ha migliorato ulteriormente la situazione dei pagamenti rispetto ai livelli precedenti. Tuttavia, permane comunque una situazione di incertezza che condiziona i fornitori nella concessione di credito commerciale che optano per scadenze di pagamento più stringenti.

Sono queste le abitudini di pagamento delle aziende italiane analizzate nell’Osservatorio pagamenti del secondo trimestre 2021 e raccolte in PayLine, il database di Cerved, con oltre tre milioni di imprese, che costituisce un termometro puntuale per monitorare le condizioni di liquidità del nostro tessuto produttivo.

Andamento generale

Nel secondo trimestre del 2021, il valore delle fatture non pagate è pari all’11,2% di quelle scadute e in scadenza, il valore più basso osservato dal 2012 a oggi.

L’attuale fase è caratterizzata da una forte prudenza di chi concede credito commerciale con una maggiore attenzione alla selezione da parte dei fornitori che si concretizza in scadenze più rigide in fattura.

La maggiore cautela e gli impegni più brevi hanno generato una maggiore puntualità nei pagamenti e tempi più rapidi di liquidazione delle fatture, che hanno raggiunto un minimo storico (66,9 giorni medi per saldare una fattura).

Andamento dimensionale

I dati confermano che al crescere della dimensione aziendale crescono i tempi concordati, grazie al maggior potere negoziale dei clienti di taglia maggiore.

L’aumento è più consistente per micro-imprese e PMI, con quote di impegni entro 30 giorni che superano quelle pre-Covid e toccano dei massimi. Oltre la metà delle micro-imprese devono saldare le fatture entro 30 giorni; la quota scende al 28% tra le PMI e al 13% tra le grandi imprese. La puntualità torna a salire per tutte le dimensioni aziendali nel secondo trimestre del 2021, dopo il calo dell’anno precedente dovuto al Covid. Nel caso delle micro-imprese e delle PMI, il recupero dei ritardi gravi è solo parziale, e la quota rimane più alta di quella del 2019.

Andamento settoriale

Per le PMI sono stati considerati dati di dettaglio, che consentono di monitorare la situazione in oltre 200 settori merceologici

Nei settori più colpiti dal Covid (calo del fatturato superiore al 20% tra 2020 e 2019) comincia a osservarsi un miglioramento nei mancati pagamenti, nel corso del 2021, ma insufficiente per tornare sotto i livelli pre-pandemici. Il miglioramento non ha però riguardato tutti questi settori e i dati indicano il permanere di situazioni di criticità in molti mercati

Sono Fiere e convegni, maglieria, cinematografia, info-entertainment e immobiliare i settori in cui si registra un maggiore incremento dei mancati pagamenti. Le quote toccano un picco dell’80% nell’organizzazione di eventi.

Andamento territoriali

Nonostante i miglioramenti registrati nel secondo trimestre di quest’anno l’Italia rimane tuttavia spaccata. Le abitudini più regolari sono nel Nord, mentre ritardi e mancati pagamenti risultano più frequenti nel Centro-Sud.

Il Lazio è la regione con la quota più alta di mancati pagamenti nel secondo trimestre 2021 (17,1%).

Sicilia e Calabria sono invece i territori con la maggiore presenza di aziende che liquidano le fatture dopo oltre 60 giorni dalle scadenze concordate (rispettivamente 11,5% e 10,8%): le imprese di queste due regioni pagano in media con oltre 20 giorni di ritardo.