Calano fatturato e redditività delle aziende italiane. Il Covid si è abbattuto sul sistema economico e i primi dati dei bilanci depositati 2020, lo dimostrano. Giù i margini lordi e dopo sette anni consecutivi di crescita, la pandemia ha determinato uno stop. Ma è previsto un rimbalzo: nel 2022 ci sarà una ripresa, seppur parziale, con redditività e fatturati in aumento anche se a livelli inferiori rispetto al periodo pre-Covid.

Questa è la fotografia che emerge dall’analisi dei primi 227 mila bilanci delle società italiane che quantifica e consuntiva per la prima volta gli impatti reali del Covid-19. La ricerca è stata effettuata sui bilanci depositati in Camera di Commercio (campione delle imprese così suddiviso: micro 65,9%, piccole 26,7%, medie 5,9% e grandi 1,8%) e presenti nei nostri archivi al 13 luglio 2021 i quali sono riclassificati, analizzati e integrati con le previsioni che Cerved mette a disposizione ai propri clienti nella sezione Forward Looking dei propri rapporti.

Il 2020, ovviamente, è stato un anno molto particolare per le aziende. Se da un lato sono state impattate nella loro attività da chiusure forzate, restrizioni e rallentamenti dell’attività economica, dall’altro, la liquidità immessa tramite i provvedimenti governativi ha consentito di far fronte agli impegni finanziari, mitigando così gli effetti della pandemia. Allo stesso tempo, il maggiore indebitamento è stato in larga parte compensato da un aumento del ricorso ai mezzi propri degli imprenditori.

Le imprese resistono all’urto della pandemia

I dati dei 227 mila bilanci 2020 analizzati, indicano che i ricavi delle imprese si sono contratti mediamente del 10,7%. Gli effetti negativi più consistenti ci sono stati per le grandi aziende (-13,4%) e flessioni di minore entità per le piccole (-6,0%) e le medie imprese (-7,1%). Risulta in netta flessione anche la redditività lorda (-20,3%), con la quota di imprese con margini lordi negativi che cresce dal 13,7% del 2019 al 21,4% del 2020. Il rallentamento dell’attività economica ha causato un aumento delle imprese che hanno chiuso il bilancio in perdita (dal 17,4% al 22,7%). La contrazione degli utili ha generato effetti negativi anche sulla redditività netta, con il ROE in calo dall’8,3% al 6,6%.

Nel 2020 si interrompe anche il miglioramento degli indici di solidità finanziaria intrapreso negli ultimi anni dalle imprese italiane. Tra 2019 e 2020 i debiti finanziari delle società analizzate sono cresciuti del 10,8% a causa dell’ampia disponibilità di prestiti garantiti con un netto aumento del rapporto tra debiti finanziari e Mol, che è passato da un multiplo pari a 5,7 a uno pari a 8. L’aumento dei debiti è però coinciso con una forte crescita del capitale netto, che è aumentato (al netto di effetti contabili di rivalutazione previsti dal DL 104/2020) del 6,7% (ovvero 37,5 miliardi). Questa tendenza è stata trainata da apporti di capitale fresco degli imprenditori, favoriti da incentivi fiscali e dal forte incremento della parte di utili portati a nuovo. Con la ripresa dei margini prevista per il 2021 e il 2022, il rapporto tra debiti finanziari e Mol risulterà in netto calo, su livelli più vicini a quelli pre-Covid (un multiplo pari a 6,8). Il leverage è atteso alla fine del periodo di previsione intorno al 100%, un valore solo leggermente più alto di quello pre- Covid.

Fatturato e redditività: l’andamento per settori

Il segno negativo dei fatturati 2020 è diffuso a tutti i settori. L’industria evidenzia la riduzione dei ricavi più consistente (-8,7%), seguita dai servizi (-7,8%). Tiene il comparto edilizio, caratterizzato da migliori performance nel 2019, con cali che assumono valori più contenuti (-4,4%).

Seguendo la tendenza del fatturato si contrae anche il valore aggiunto, con un calo nel 2020 lievemente più ridotto (dato medio: -10,1%). Le più colpite sono le grandi imprese (-10,9%), mentre si registrano flessioni meno forti per le piccole imprese (-3,8%) e per le medie (-3,0%).

A livello settoriale, dopo la crescita record del 2019, il comparto costruzioni si conferma il più in salute con una riduzione del valore aggiunto inferiore al 3%. Dall’altro lato, i servizi (-8,1%) e l’in- dustria (-8,0%) fanno osservare tassi significativi. In forte calo il settore energia e utility (-23,2%).

Anche la redditività lorda delle imprese italiane è in netta flessione. Con il rallentamento dell’attività economica associato al calo relativamente più contenuto del costo del lavoro (-5,1%), il margine operativo lordo (Mol) fa registrare una perdita di oltre 18 miliardi rispetto all’anno precedente (- 20,3%).

La battuta di arresto è risultata particolarmente significativa per le grandi aziende (-25,5%), mentre le piccole (-8,2%) e soprattutto le medie imprese (-3,3%), la contrazione dei margini è stata più contenuta. A livello settoriale, il comparto più colpito dalla pandemia è quello dell’energia e utility che in termini assoluti registra perdite di quasi 9 miliardi rispetto al 2019 (-35,1%). A seguire figurano i servizi, con una perdita di redditività lorda pari a 6 miliardi (-15,3%), l’industria (2,5 miliardi; -12,3%) e le costruzioni (0,5 miliardi; -17,5%).

Aumentano anche le imprese con margini lordi negativi, che passano dal 13,7% del 2019 al 21,4% del 2020, con effetti particolarmente significativi tra le piccole, passate dal 14,5% al 23,0%, seguite da grandi (dal 16,9% al 22,0%) e medie (17,1% al 21,5%). A livello settoriale, i servizi passano dal 14,7% di imprese con Mol negativo al 23,3%, l’industria dall’11,5% al 19,0% e le costruzioni dal 9,9% al 15,1%. Per effetto della dinamica particolarmente negativa della redditività lorda nel 2020 risulta in calo a livello complessivo il rapporto tra Mol e fatturato (dal 9% all’8%).

Il calo dei ricavi e la caduta dei margini lordi nel 2020 si sono tradotti in un aumento della quota di imprese che hanno chiuso il bilancio in perdita (dal 17,4% al 22,7%). L’incremento risulta particolarmente marcato per le grandi imprese, che passano da una quota del 16,1% al 24,2%, e per le imprese di piccola dimensione (dal 16,0% al 22,7%), mentre la tendenza è più contenuta per le medie imprese (dal 17,2% al 21,2%). La contrazione degli utili ha generato effetti negativi anche sulla redditività netta. I dati sul ROE, che sintetizza il ritorno atteso per gli investitori, mostrano a livello complessivo un calo dall’8,3% al 6,6%. La flessione dell’indice è più marcata per le medie (dal 7,6% al 5,6%) e le grandi imprese (dall’8,9% al 7,0%) e più contenuta per le piccole (dal 7,2% al 6,2%).

Forward looking: uno sguardo su 2021 e 2022 In base alle previsioni

Forward Looking, nel prossimo biennio ci sarà una crescita dei fatturati e della redditività netta delle imprese italiane, con i livelli di fine 2022 che resteranno però ancora inferiori al pre-Covid (-2,1% vs 2019 per i fatturati e 6,9% del 2022 contro 8,3% del 2019 per il ROE). Nel 2021 è prevista una crescita del 6,5% che sarà trainata dal rimbalzo delle grandi imprese (7,7%), la classe dimensionale più colpita nel 2020 (-13,4%), mentre le medie e le piccole imprese faranno crescere i ricavi rispettivamente del 4,1% e del 3,4%. Nel 2022 si conferma lo stesso trend, con le grandi che evidenziano le migliori previsioni di crescita (4,3%), seguite dalle medie (2,7%) e dalle piccole (2,3%).

Le previsioni sui margini lordi mettono in evidenza una dinamica simile a quella del fatturato, con un rimbalzo nel biennio 2021-22 che non basterà a recuperare i livelli pre-Covid. L’incidenza dei margini lordi rispetto al fatturato farà registrare un lieve aumento, con l’indice che si porta nel 2022 su livelli di poco superiori al 2019 (9,1% contro 9,0%). Nel 2021 tornerà a crescere anche la redditività netta (ROE), dopo un lieve calo nel 2021 (6,5%), attestandosi al 6,9% ancora al di sotto dei livelli pre-Covid (8,3%).