Cerved Rating Agency ha condotto uno studio sulle possibili conseguenze economiche derivanti dall’impatto dell’emergenza sanitaria del Covid-19 su un campione di circa 30.000 imprese non finanziarie italiane.

Il portafoglio di simulazione può essere considerato altamente rappresentativo e presenta attualmente una probabilità di default media[1] (“PD”, ovvero la probabilità attesa per ogni singola azienda di registrare un default entro i prossimi 12 mesi, i.e. Febbraio 2021) del 4.5%.

La ricerca si basa sulla formulazione di tre possibili scenari Covid-19 (soft, intermediate e hard) che si differenziano in base a una serie di ipotesi di natura socio-economica:

 

L’applicazione delle ipotesi sottostanti agli scenari Covid-19 citati precedentemente hanno condotto ai seguenti esiti:

  • nel caso soft, una PD risultante pari a 7,7%, che varia tra 2.4% e 12.9% in base allo specifico settore. Questo risultato è dovuto al fatto che lo scenario presenta un peggioramento non trascurabile rispetto alla situazione economica pre-crisi e il comportamento del portafoglio dei soggetti retati segue questo incremento atteso relativamente limitato della rischiosità;
  • nel caso intermedio, una PD risultante pari a 9,7%, che varia tra 3.3% e 15.2% in base allo specifico settore. Questo risultato è dovuto al fatto che lo scenario presenta un notevole peggioramento rispetto alla situazione economica pre-crisi e il comportamento del portafoglio dei soggetti retati segue questo significativo incremento atteso della rischiosità;
  • nel caso hard, una PD risultante pari a 15,5%, che varia tra 6.5% e 22.0% in base allo specifico settore. Questo risultato è dovuto al fatto che lo scenario presenta un peggioramento molto marcato rispetto alla situazione economica pre-crisi e il comportamento del portafoglio dei soggetti retati segue questo notevole incremento atteso della rischiosità.

 

L’applicazione degli scenari negativi determina in termini generali una migrazione delle entità retate verso le classi di rating peggiori, elemento questo che determina una riduzione nel numero di rating in investment grade e un aumento degli stessi nell’area dello speculative grade. Il deterioramento ipotizzato nel merito creditizio avrebbe una rilevanza maggiore per settori particolarmente rischiosi, ovvero quei settori non in grado di reagire prontamente al contesto economico e sociale.

 

In sintesi, gli scenari identificati determinerebbero una migrazione:

  • di quasi il 16% del portafoglio dall’investment allo speculative grade nel caso soft;
  • di quasi il 22% del portafoglio dall’investment allo speculative grade nel caso intermedio;
  • di quasi il 42% del portafoglio dall’investment allo speculative grade nel caso hard.

 

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[1] La definizione di default nativa di Cerved Rating Agency adottata per finalità di sviluppo dei modelli di rating considera gli eventi seguenti: 1) bancarotta e altre procedure concorsuali; 2) la ristrutturazione del debito; 3) rimborso mancato o in ritardo di un interesse contrattualmente richiesto o di un pagamento importante, ogni qualvolta questa informazione sia disponibile su fonti pubbliche (e.g. protesti di importo rilevante su fatture o assegni commerciali) o altre azioni pregiudizievoli (e.g. mutui, proprietà, etc.). Sulla base di questa definizione, la probabilità di default di Cerved Rating Agency per ogni classe di rating viene successivamente calibrata sui tassi di default aggregati per area geografica e settore, forniti da Banca d’Italia sul segmento delle imprese non-finanziarie italiane.