Nei primi sei mesi del 2021 tornano ad aumentare le chiusure d’impresa. I rialzi su base annua, molto consistenti, risentono del confronto con la fase più severa della pandemia, caratterizzata dal lockdown, dalla chiusura dei tribunali e dall’introduzione di misure straordinarie di contenimento delle uscite dal mercato, come l’improcedibilità dei fallimenti. Le chiusure risultano, tuttavia, su livelli inferiori rispetto a quelli registrati nel primo semestre del 2019, prima che il Covid si abbattesse sul nostro sistema produttivo. È il segno che la pandemia probabilmente non ha ancora dispiegato a pieno i suoi effetti sulle chiusure e che le misure del governo stanno contenendo le crisi aziendali.

Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Cerved che analizza i dati sulle chiusure di impresa del primo semestre 2021 relativi a fallimenti, procedure e chiusure di impresa.

Da gennaio a giugno 2021 le procedure di fallimento aperte dalle imprese italiane sono state 4.976, un dato in netto aumento rispetto ai primi sei mesi del 2020 (+61,5%), che si mantiene però su livelli ancora piuttosto bassi se confrontati al 1h 2019 (-12,9%).  Nello stesso periodo risultano in crescita anche le procedure non fallimentari (676 procedure; +27,8%), trainate dai concordati preventivi (270; +28,6%), con numeri anche in questo caso inferiori rispetto al pre-Covid ( -6,1% per le procedure non fallimentari e -10,0% per i concordati preventivi). Le liquidazioni volontarie fanno registrare un incremento più contenuto (1,7%), con 22.899 procedure aperte e la distanza maggiore rispetto ai livelli del 1h 2019 (-26,1%).

Le chiusure di impresa nel primo semestre 2021 crescono in modo netto in tutti i macrocomparti, senza, però, mai superare i livelli pre-Covid. L’unico segmento di mercato in cui i fallimenti del 1h 2021 risultano superiori al pre-Covid è quello dei servizi B2B&B2C (+3,6%). Qui aumentano le procedure nei comparti più penalizzati dalla pandemia, come gli Operatori logistici (+56,4%), la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+41,9%) e gli Alberghi (8,0%). Considerando le procedure non fallimentari, i mercati che si portano al di sopra dei livelli pre-Covid sono il Manufacturing (+10,0%) e il Food&Beverage (+2,3%), spinto dall’Ingrosso alimentare (+108,3%). In tutti i segmenti di mercato il numero di liquidazioni risulta invece ampiamente distante dai livelli dal pre-Covid.

Fallimenti

L’andamento dei fallimenti nei primi sei mesi del 2021 mostra una forte crescita su base annua. Il numero di procedure aperte è in netto rimbalzo rispetto ai minimi toccati nella fase acuta della pandemia segnata dal lockdown e dall’improcedibilità dei fallimenti (8 marzo – 30 giugno). Da marzo a giugno 2021 le procedure aperte sono state 2.431, in crescita del 199,4% rispetto al secondo trimestre del 2020. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati registrati complessivamente 4.976 fallimenti (+61,5% vs 1h 2020), un dato che rimane comunque inferiore ai livelli pre-Covid (-12,9% vs 1h 2019).

I fallimenti fanno registrare netti aumenti su base annua in tutti i settori. I servizi (+65,6%) e le costruzioni (+66,4%) mostrano i rialzi più elevati, mentre la crescita nell’industria è relativamente minore (+33,9%). In tutti i settori i dati osservati nel 1h 2021 risultano inferiori a quelli del 1h 2019, con un divario maggiore nell’industria (-21,2%) e distanze più contenute nelle costruzioni (-12,7%) e nei servizi (-10,7%).

Guardando agli otto segmenti di mercato in cui Cerved ha declinato l’economia italiana, nel 1h 2021 si registra una crescita delle procedure più sostenuta nei servizi B2B & B2C (+84,2%), che porta il mercato a superare i livelli pre-Covid (+3,6% vs 1h 2021).

A livello di area geografica, nel 1h 2021 i fallimenti mostrano una crescita più marcata nel Centro (64,1%; 1.285) e nel Mezzogiorno (62,3%; 1.436). Le aree più vicine ai livelli registrati nel pre-Covid sono Nord-Est (-7,6%) e Mezzogiorno (-9,0%)

Le regioni che da gennaio a giugno 2021 hanno visto fallire più imprese sono la Lombardia (1.018 procedure), in aumento del 63,7% su base annua ma su livelli ancora inferiori al pre-Covid (-16,2%) e il Lazio (709 procedure; +89,1% vs 2020 e -4,1% vs 2019). Il numero di default del 1h 2021 è superiore al 1h 2019 soltanto in Basilicata (+53,3%; 46 procedure), Molise (+47,8%; 34 procedure) e Sicilia (+0,5%; 376 procedure).

Procedure non fallimentari

I dati del primo semestre del 2021 evidenziano una netta crescita anche delle procedure non fallimentari. Le procedure aperte sono state 676, in rialzo del 27,8% rispetto allo stesso periodo del 2020, con un rimbalzo significativo registrato nel secondo trimestre (+76,7% rispetto al 2q 2020). Anche in questo caso il numero di procedure non fallimentari risulta inferiore ai livelli pre-pandemia (-6,1% rispetto alle 720 procedure del 1h 2019).

I dati sulle procedure non fallimentari del primo semestre 2021 mettono in evidenza una crescita su base annua più marcata (+62,0%) delle tipologie meno diffuse (accordi di ristrutturazione, stati di insolvenza e procedure di amministrazione straordinaria e controllata). I concordati preventivi fanno registrare un incremento del 28,6%, rimanendo ancora al di sotto dei livelli pre-Covid (-10,0%). Le liquidazioni coatte amministrative risultano l’unica tipologia in crescita rispetto al 1h 2019 (+2,2% vs 1h 2019).

A livello settoriale i rialzi più pronunciati si osservano nell’industria (29,2%; 93 procedure), seguita dalle costruzioni (27,3%; 98) e dai servizi (+22,9%; 430). Il settore terziario evidenzia livelli di procedure che si avvicinano ai valori pre-Covid (-2,5% vs 1h 2019). Resta ancora ampia la distanza nelle costruzioni (-17,7% vs 1h 2019) e nell’industria (-13,1% vs 1h 2019).

Da un punto di vista territoriale, la crescita si concentra nel Nord-Ovest (211 procedure; +64,8%), l’unica area che supera i livelli pre-Covid (19,9% vs 1h 2019), mentre nelle altre aree si osservano rialzi delle procedure non fallimentari più contenuti: Nord-Est +12,9% (157 procedure), Centro +20,9% (168 procedure) e Mezzogiorno +13,8% (140 procedure), con valori sempre al di sotto dei livelli pre-Covid.

Liquidazioni

Tra marzo e giugno del 2021 sono state registrate 27.803 liquidazione volontarie, un dato in forte aumento (252,0%) rispetto al 2q 2020.  La gran parte di queste procedure (18.657; il 67,1%) è però connessa ai primi effetti di una nuova norma, introdotta dal cd. «Decreto Semplificazioni», (art. 40 del D.L. 16/7/2020 n.76). La norma prevede lo scioglimento senza liquidazione finalizzato alla cancellazione in seguito all’omesso deposito dei bilanci di esercizio per cinque anni consecutivi o al mancato compimento di atti di gestione. Al netto di questa tipologia di procedura, nel 1h 2021 le liquidazioni volontarie registrate sono pari a 22.899, in aumento del 1,7% rispetto allo stesso periodo 2020. Il dato resta ancora su livelli inferiori rispetto al periodo pre-Covid (-26,1% vs 1h 2019).

L’aumento delle liquidazioni volontarie nel 1h 2021 è alimentato dal rialzo delle società senza bilancio (+7,5%; 12.814 procedure) e delle società di capitale (+6,5%; 9.988), mentre le società di persone continuano a registrare una flessione (-9,6%; 7.971). Nonostante la crescita nel 1h 2021, le liquidazioni di società di capitali restano significativamente sotto i livelli pre-pandemia (-20,2% vs 1h 2019), così come le società senza bilancio (-23,1%).

Gli andamenti delle liquidazioni volontarie nel 1h 2021 risultano in crescita in tutti i settori, anche se con intensità diverse. Nei servizi, che con 8.439 procedure rappresentano il 74,7% delle procedure, si osserva una crescita su base annua più contenuta (4,8%). Tuttavia industria (8,3%) e costruzioni (16,7%) mostrano rialzi più consistenti. In tutti i settori rimangono le liquidazioni rimangono su livelli ampiamente inferiori al 1h 2019.

Le liquidazioni volontarie delle società con bilancio risultano in crescita in tutte le aree geografiche. Al Centro (+10,7%) e nel Nord-Ovest (+8,8%) si registrano rialzi più consistenti, nel Nord-Est (+4,8%) e nel Mezzogiorno (+1,9%) la crescita risulta più contenuta. Restano alti i divari rispetto ai livelli pre-Covid, più ampi nel Mezzogiorno (-26,7%) e al Centro (-26,3%), meno nel Nord-Est (-17,4%) e nel Nord-Ovest (-13,3%). Nel primo semestre 2021 nessuna regione registra un numero di liquidazioni superiore ai livelli pre-Covid. La maggior parte delle regioni italiane segna una riduzione rispetto al 1h 2019 superiore alla media nazionale (-21,2%). Solo 3 le regioni che registrano una riduzione inferiore al 10%: Sardegna (-2,5%), Molise (-8,0%) e Valle d’Aosta (-8,3%).