Si riducono i tempi dei tribunali per chiudere un fallimento o un’esecuzione immobiliare, anche per effetto delle riforme adottate nel corso degli ultimi anni. Le differenze tra i tribunali sono ampie, con effetti sul valore dei NPL molto significativi. In base ai tempi per chiudere fallimenti ed esecuzioni immobiliari e ai tassi di recupero, le sofferenze nei bilanci delle banche potrebbero valere 25 miliardi di euro per un investitore e 35 per una banca, che può finanziarsi a tassi più bassi. Ipotizzando le tempistiche di durata del tribunale più efficiente, i rispettivi valori potrebbero arrivare a 37 e 43 miliardi.

Questo è quanto emerge dal rapporto sulle durate delle procedure fallimentari e delle esecuzioni immobiliari realizzato da Cerved e La Scala.

I fallimenti

Nel 2018 per chiudere una procedura di fallimento i tribunali italiani hanno impiegato in media 7 anni e 1 mese (contro i 7 anni e 5 mesi del 2017). Migliora la capacità di smaltire l’arretrato dei tribunali: le procedure fallimentari chiuse nell’anno sono state 14.400 (+2,8% rispetto al 2017 e addirittura +30% rispetto alle 11.000 del 2015), e hanno superato i fallimenti aperti nel corso dell’anno di oltre 2.000 unità nel 2017 e 3.000 nel 2018 generando quindi un abbassamento dei carichi pendenti.

L’abbassamento della durata media delle procedure chiuse è stato favorito da una migliore gestione degli arretrati, nonostante dei 206mila fallimenti dichiarati dal 2001 al 2018, ne risultino tuttora aperti circa 86mila, pari al 41,7% del totale.

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I tempi di chiusura dei fallimenti variano molto a livello territoriale, con le regioni del Nord caratterizzate da performance migliori rispetto al Centro e al Sud.

Nel Mezzogiorno il peso delle procedure pendenti risulta più alto: dei circa 56mila fallimenti dichiarati dal 2001 al 2018, ne risultano ancora aperti il 48,5% (circa 27mila), contro il 42% del Centro (21mila), il 40% del Nord-Est (15mila) e il 37% del Nord-Ovest (22mila). Questo si traduce in tempi più lunghi di chiusura dei fallimenti nel 2018: 9 anni e 6 mesi, contro i 7 anni e un mese del Centro, i 6 anni e 2 mesi del Nord-Est e i 5 anni e 7 mesi del Nord-Ovest.

Analizzando regione per regione, la più virtuosa per tempi di chiusura è il Trentino Alto Adige (5 anni e 2 mesi), seguita da Lombardia (5 anni e 4 mesi), Valle d’Aosta (5 anni e 5 mesi) e Friuli Venezia Giulia (5 anni e 8 mesi). Se invece si analizzano le procedure pendenti, la maglia nera va all’Umbria (75,7%), seguita da Basilicata (75%) e Sicilia (72,4%). Quelle col minor carico sono invece Friuli Venezia Giulia (51,1%), Piemonte (53,9%), Emilia Romagna (57,2%), Lazio (57,2%).

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Le differenze sono ancora più significative a livello di tribunale. Nel 2018 le durate medie più lunghe si osservano a Messina (18 anni e 5 mesi), Barcellona Pozzo di Gotto (17 anni e 5 mesi) ed Enna (15 anni e 7 mesi), mentre le quote più alte di procedure pendenti si registrano a Spoleto (79,8%), Rieti (74,7%), Locri (72,7%), Caltagirone (71%). I tribunali che evidenziano tempi medi di chiusura più brevi sono Crotone (3 anni e 8 mesi), Bolzano (4 anni e 1 mese) e Gorizia (4 anni e 1 mese). Le quote minori di pratiche in arretrato da smaltire si registrano a Ferrara (solo il 23,4% è ancora aperto), Bolzano (24,2%), Torino (26%), Gorizia (26,7%), Trieste (27%).

Le esecuzioni immobiliari

Anche le durate delle esecuzioni immobiliari mostrano miglioramenti. Nel 2017, secondo i dati elaborati dall’associazione T.S.E.I., a fronte di un aumento del numero di fascicoli chiusi (+11,4%), la durata media complessiva dell’intera procedura si è ridotta di circa 40 giorni, attestandosi a 5 anni.  Questo trend si conferma anche nel primo semestre 2018. I tempi sono più lunghi nel Sud e nelle Isole (nel 2017, rispettivamente 6,25 e 7,41 anni), mentre il Nord-Est è l’area caratterizzata da durate più ridotte (4 anni), seguita da Nord-Ovest (4,16 anni) e Centro (4,76 anni).

La differenza è ancora più netta a livello di tribunale: tra i più virtuosi nel 2017 si collocano Trieste, con una durata media di 1,62 anni, Ferrara (2,3 anni), Aosta (2,4 anni) e Bolzano (2,4 anni), mentre i più lenti sono Locri (16,7 anni), Castrovillari (10,9 anni) e Fermo (10,8 anni).

Nella gran parte dei casi, i tribunali più lenti a chiudere un fallimento lo sono anche nelle esecuzioni immobiliari: quelli di Caltagirone, Enna, Barcellona Pozzo di Gotto risultano tra i meno efficienti in entrambi i versanti. Viceversa, i tribunali di Bolzano, Trieste, Gorizia e Aosta sono i più rapidi. Con alcune eccezioni: il tribunale di Crotone, che nel 2018 è il più virtuoso per durata media dei fallimenti (3 anni e 8 mesi), nel 2017 ha invece tempi di chiusura delle esecuzioni superiori alla media italiana (6 anni e 1 mese). Al contrario, quello di Messina, il più lento nel chiudere i fallimenti (ben 18 anni e 5 mesi), fa registrare valori medi per le procedure immobiliari.

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I riflessi sul valore delle sofferenze

La velocità e l’efficienza dei tribunali italiani hanno importanti riflessi nell’attività di recupero dei crediti. La lentezza nel recupero condiziona significativamente il valore dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane, perché incide sui tempi e sulle quote di recupero di quei crediti.

L’ampia variabilità osservata nelle tempistiche dei tribunali si ripercuote quindi sul valore dei NPL: un portafoglio di sofferenze produrrà un flusso di cassa molto diverso a seconda della diversa efficienza dei tribunali che gestiscono le procedure.

Dalle analisi sviluppate si ricava che un portafoglio di 100 euro di crediti bloccati in società fallite potrebbe valere 27 euro nei tribunali più efficienti e solo 5 in quelli più lenti; l’equivalente fermo in esecuzioni immobiliari varrebbe fino a 60 euro a Trieste, il foro più rapido, ma appena 8 euro a Locri.

Combinando i dati relativi alle durate di fallimenti, di esecuzioni immobiliari, ai tassi di recupero delle diverse procedure stimate da Banca d’Italia è possibile attualizzare il flusso di cassa prodotto da portafogli di crediti deteriorati. In base alle elaborazioni, i circa 100 miliardi di euro di sofferenze nei bilanci delle banche sono recuperati in media in 5 anni e 7 mesi (considerando anche recuperi stragiudiziali e altre procedure); in base a questi tempi, e con un tasso di sconto del 15% (quello a cui si finanziano i fondi che acquistano NPL), potrebbero valere circa 25 miliardi di euro. Se invece si considera l’ottica di una banca, che si finanzia a tassi decisamente più favorevoli (4% secondo le ipotesi) il valore delle sofferenze sul mercato risulterebbe pari a 34,5 miliardi.

Secondo le elaborazioni di Cerved e La Scala questo valore potrebbe aumentare in modo consistente se tutti i tribunali si uniformassero per efficienza a quello di Trieste, il più efficiente: la valutazione potrebbe crescere di circa 12 miliardi (a 37 miliardi) nell’ottica di un investitore e di 8,3 miliardi (a 43,8 miliardi) nell’ottica di una banca. Se invece le durate fossero pari al tribunale meno efficiente (12 anni e 5 mesi, Barcellona Pozzo di Gotto), il valore delle sofferenze crollerebbe a 10,1 miliardi nell’ottica di un investitore e a 18,9 miliardi nell’ottica di una banca.

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