Il Rapporto Italia Sostenibile rappresenta il contributo che Cerved offre a tutti i soggetti impegnati nel grande sforzo di rilancio e di sviluppo sostenibile dell’Italia.

L’emergenza Covid ha messo in rilievo le fragilità permanenti del nostro Paese e il Rapporto Italia Sostenibile nasce per misurare non solo queste debolezze, ma anche i punti di forza, analizzando i livelli di sostenibilità nel territorio dal punto di vista economico, sociale e ambientale, per offrire un quadro di rifermento sistematico ai progetti che determineranno il nostro futuro.

L’analisi elabora 280 indicatori per tutte le province italiane, che si aggregano in 20 criteri. Questi a loro volta compongono gli indici di sostenibilità economica, sociale e ambientale, la cui sintesi è l’indice di sostenibilità generale.

I 20 criteri della sostenibilità

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La mappa della sostenibilità

Per tutte le dimensioni analizzate gli indici evidenziano una forte eterogeneità nel territorio, con 17 province eccellenti, caratterizzate da un livello di sostenibilità elevato ed equilibrato (cluster della solidità), 22 province che viceversa evidenziano forti debolezze nelle tre dimensioni (cluster della fragilità), 28 province che hanno una priorità di sostenibilità economica, 12 con criticità sugli aspetti sociali e 26 province che hanno problemi soprattutto sul profilo ambientale.

La mappa conferma l’esistenza di un netto divario tra il Nord e il Sud del Paese, con una forte correlazione tra la dimensione economica e quella sociale e ambientale: le aree con un più robusto sistema produttivo delle regioni settentrionali riescono a garantire ai cittadini occupazione e redditi, con prestazioni di welfare migliori e maggiori investimenti nella tutela dell’ambiente e del territorio.

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Gli effetti della pandemia e il grado di resilienza delle province

La disponibilità di una mappa di sostenibilità economica, ambientale e sociale consente di valutare gli effetti di shock economici o di altra natura sul grado di resilienza delle singole province, sottoponendole a una sorta di “stress test” su un ampio spettro di indicatori.

Nel Rapporto un esempio è fornito dalle stime di impatto del Covid che Cerved ha condotto per valutare gli effetti dell’emergenza sanitaria su occupazione e investimenti delle imprese al 2021. Si stima una perdita di posti di lavoro che potrebbe arrivare fino a 1,9 milioni di lavoratori, con il tasso di disoccupazione che balzerebbe dal 10% al 17% entro la fine del 2021.

Gli investimenti delle imprese potrebbero ridursi di 65 miliardi di euro con conseguenze sulla sostenibilità del nostro Paese, in particolare per la capacità del sistema produttivo di contribuire alla doppia transizione, digitale e ambientale. Una crisi che potrebbe toccare soprattutto il Mezzogiorno, ampliando ulteriormente i divari relativi alla digitalizzazione, alla tutela del territorio, all’inquinamento.

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Gli investimenti ESG per finanziare la crescita sostenibile delle imprese

La transizione verde è al centro della strategia di rilancio post-Covid dell’Unione Europea, che ha espresso l’ambizioso obiettivo di un continente a emissioni zero entro il 2050. In questo contesto, la finanza è uno strumento fondamentale, perché con i giusti incentivi può canalizzare le risorse verso progetti sostenibili.

Nell’ultimo anno gli strumenti sostenibili hanno fatto segnare nuovi record, specialmente sul mercato europeo, in termini di asset, flussi e sviluppo di prodotti. Nel corso del 2020 fondi aperti ed Etf (exchange-traded fund) sostenibili operanti in Europa hanno ricevuto 233 miliardi di euro di flussi netti. In Italia, con criteri prudenti, Cerved Rating Agency ha stimato un mercato potenziale per i mini green bond di 7,2 miliardi di euro.

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È un processo irreversibile, che sarà favorito da una regolamentazione bancaria mirata a dare incentivi ai finanziamenti per le imprese più sostenibili. Gli effetti di questi cambiamenti potrebbero potenzialmente arrivare anche alle PMI. Sono però oggi poche le imprese che misurano la propria sostenibilità e le opportunità di mercato rischiano di non essere sufficienti a promuovere una diffusione delle misurazioni delle performance ESG, soprattutto tra le società di minore dimensione.

L’armonizzazione degli standard di reporting e gli obblighi di reporting di dati ESG potrebbero facilitare gli investitori ad accedere alle informazioni non finanziarie anche delle aziende medio-piccole, segmento storicamente rilevante del tessuto economico italiano.

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