Secondo il Rapporto PMI Piemonte, realizzato con dati Cerved, il 2017 è stato per le imprese piemontesi un anno particolarmente positivo quanto a crescita e redditività. A giudicare dalle prime indicazioni che abbiamo sull’andamento del 2018, non certamente favorevoli, il 2017 potrebbe rivelarsi il punto culminante del ciclo espansivo iniziato nel 2013-2014.

Le oltre 10.000 imprese piemontesi analizzate nel Rapporto PMI Piemonte 2019 hanno fatto registrare, fino al 2017, un significativo miglioramento delle variabili di bilancio, della demografia d’impresa,dei tempi di pagamento e dei profili di rischio.

SI RAFFORZANO I CONTI ECONOMICI DELLE PMI PIEMONTESI

Nel 2017 accelera il trend di crescita del fatturato delle PMI piemontesi (+5,7% rispetto all’anno precedente: dopo dieci anni l’indice del fatturato ritorna finalmente al di sopra del livello 2007 (+4,6%).Significativo anche l’incremento di valore aggiunto (+4,5% rispetto al 2016). Prosegue nel 2017 il processo di graduale consolidamento della redditività delle PMI piemontesi. Per il quinto anno consecutivo,migliora il MOL (+2,3% rispetto all’anno precedente).

La redditività del capitale proprio investito nelle aziende piemontesi (ROE) rimane invariata rispetto all’anno precedente (11,8%) e prosegue il trend di miglioramento del rapporto utili/fatturato delle imprese piemontesi. L’indicatore sale al 5,0% dal 4,8% dello scorso anno, riallineandosi al valore del 2007.

Rapporto Pmi Piemonte

 

SI CONSOLIDA LA STRUTTURA ECONOMICO FINANZIARIA DELLE PMI PIEMONTESI

Dal Rapporto PMI Piemonte risulta una più robusta patrimonializzazione e una minore incidenza degli oneri finanziari favorita dalla ulteriore riduzione del costo deldebito, variabili che hanno migliorato anche nel 2017 la struttura finanziaria delle PMI piemontesi.

Nel 2017 accelera la crescita dei debiti finanziari delle PMI piemontesi: +5,7% rispetto all’anno precedente.Il dato è spiegato soprattutto dal notevole sforzo di investimento effettuato dalle imprese, al quale ha senza dubbio contribuito la presenza degli incentivi del piano Industria 4.0 (super e iperammortamento).

Accelera anche l’aumento di capitale netto (+6,3% rispetto al 2016), rafforzando una tendenza in atto da un decennio. Per effetto di queste tendenze, si è rafforzata ulteriormente la patrimonializzazione. Il rapporto tra debiti finanziari e capitale netto scende di circa un punto percentuale e mezzo (dal 66,8% al 65,4%), prolungando il trend positivo in atto dal 2007.

Non si interrompe nel 2017 la graduale riduzione del costo medio del debito, favorita dalla politica espansiva della BCE. Il rapporto tra oneri finanziari e debiti finanziari è sceso al 3,2% (nel 2007 era il 6,6%). La riduzione del costo dei finanziamenti ha determinato un progressivo calo del rapporto tra oneri finanziari e MOL, sceso nel 2017 al10,0%, mezzo punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente e in assoluto il livello più basso degli ultimi dieci anni.

Rapporto PMI Piemonte

La rischiosità del profilo economico-finanziario delle PMI, osservata dal Rapporto PMI Piemonte, permette di valutarne il grado di solidità “strutturale” desumibile dal bilancio, ovvero di valutarne la capacità di generare flussi di cassa sufficienti per ripagare i debiti. La crisi ha dato origine a un processo di selezione che ha espulso dal mercato soprattutto PMI già fragili all’origine della crisi: ne è risultato un sistema di PMI meno numeroso, ma più solido.

Questo processo di “snellimento” si è concluso nel 2015, quando il numero di PMI è tornato ad aumentare. Nel 2016 la base produttiva si è ulteriormente ampliata (+5,5%).Ciò è coinciso con un significativo miglioramento del profilo di rischio, non più attribuibile al processo di selezione ma a un effettivo miglioramento dei bilanci delle PMI. Rispetto al 2015 è aumentato – sia in termini relativi, sia in termini assoluti – il numero di PMI con un bilancio classificato come “solvibile”(57,7%); specularmente, sono diminuiti numero e peso di imprese definite “a rischio”(11,1%) e di quelle “vulnerabili” (31,2%).

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RISCHIO ATTESO ANCORA IN CALO, MA CON ALCUNI SEGNALI DI ATTENZIONE NEL 2018

Gli indicatori macroeconomici congiunturali evidenziano che nella seconda parte del 2018 la fase espansiva dell’economia si è interrotta. Anche alcuni dei dati più sensibili al ciclo economico esaminati nel Rapporto fanno registrare un’inversione di tendenza. Nel 2018, dopo un lungo miglioramento che durava dal 2013, è tornato ad aumentare il numero di imprenditori piemontesi che decidono volontariamente di chiudere società in bonis, attestandosi a quota 198 (+28% rispetto al 2017).

Nel corso del 2018 si è anche interrotta la lunga fase di riduzione dei tempi di pagamento. Le PMI piemontesi hanno pagato le controparti in 74 giorni (+1,8 rispetto all’anno precedente), sforando in media di 11 giorni le scadenze pattuite (+1 giorno). Anche il numero di società in grave ritardo nei pagamenti, situazioni che possono anticipare casi di default, sono tornati ad aumentare nell’ultima parte del 2018, passando dal 3,6% dell’anno precedente al 4,4%.

Il percorso di rafforzamento patrimoniale e finanziario ha tuttavia reso il sistema delle PMI piemontese particolarmente robusto, certamente più resiliente di fronte a una nuova crisi rispetto a qualche anno fa. Il rischio è quindi atteso ancora in calo.

Il Cerved Group Score (CGS), uno score predittivo che combina la componente di bilancio e sistemica con una comportamentale, rileva tra dicembre 2018 e dicembre 2017 un significativo miglioramento del profilo di rischio delle PMI piemontesi, rafforzando i segnali positivi registrati lo scorso anno.

Aumenta di sette punti la quota di imprese “sicure” (dal 33,2% al 40,3%); diminuisce di quasi cinque punti punti la percentuale di imprese “vulnerabili” (dal 21,3% al 16,8%). In calo è anche la quota di imprese “a rischio” (dal 6,6% al 6,1%). Il 39,0% delle PMI piemontesi ha beneficiato di un upgrade della propria classe di rischio, contro il 18,5% di downgrade. Il saldo positivo (+18,5 punti) è nettamente migliorato rispetto a quello dello scorso anno (+6,1 punti).

Grazie ai modelli statistici sul rischio, sono stati stimati i tassi di ingresso in sofferenza delle PMI piemontesi (rapporto tra numero di nuove sofferenze e numero di affidamenti). Nel 2018 prosegue il trend di riduzione dei tassi di ingresso in sofferenza. Rispetto allo scorso anno, il tasso di sofferenza diminuisce di 0,3 punti percentuali (dal 2,0% all’1,7%), anche se resta di mezzo punto al di sopra del valore pre-crisi. Il punto più negativo si era raggiunto nel 2014, quando il tasso era salito al 3,2%. Secondo le proiezioni Cerved, nel 2019-2020 il tasso dovrebbe diminuire di un decimo di punto all’anno.

Rapporto PMI Piemonte

ACCELERARE LA CRESCITA ATTRAVERSO IL CAPITALE ESTERNO

In questa edizione del Rapporto PMI Piemonte una speciale attenzione è dedicata al bacino potenziale di PMI piemontesi che potrebbero crescere e creare ricchezza con iniezioni di capitale da parte di investitori istituzionali. La scarsa presenza in Italia di investitori istituzionali è dovuta alla diffusa presenza di imprese familiari e all’orientamento a mantenere il controllo anche a scapito di redditività e crescita. Per questa ragione, il Rapporto identifica nell’ambito delle PMI eccellenti le società a carattere familiare, individuando quelle che con maggiore probabilità potrebbero aprirsi ad investitori istituzionali (magari perché vicine al cambio generazionale).

Secondo l’analisi, due terzi delle oltre 10.000 PMI piemontesi sono controllate da un’unica famiglia. Oltre il 50% di queste è completamente “chiusa”: ovvero non presenta alcun esponente esterno alla famiglia nè nel capitale sociale nè nel board. In quasi il 90% dei casi, l’AD è un membro della famiglia che controlla l’impresa.

Il Rapporto PMI Piemonte indica che vi è un rilevante serbatoio di aziende che potrebbero crescere attraverso iniezioni di capitale esterno da parte di fondi di private equity e/o attraverso la quotazione in Borsa, avendocaratteristiche adatte in termini di dinamismo e redditività. Per la precisione, sono 302 le aziende che presentano caratteristiche tali da farne un possibile target di investimento da parte di fondi di private equity. Altre 42 aziende sono potenzialmente quotabili in Borsa. Si tratta di due tipologie diverse di aziende, con pochissimi casi di sovrapposizione. Nella maggior parte dei casi (68%) si tratta di imprese familiari; quasi la metà di queste sono società “chiuse”.

Per le imprese familiari, individuate dal Rapporto PMI Piemonte,  il passaggio generazionale è un momento di forte discontinuità nella gestione aziendale e spesso può agevolare il salto di qualità dell’impresa, anche attraverso l’ingresso di capitali. Abbiamo stimato che tra le circa 200 aziende familiari piemontesi eligible per fondi di PE, un quarto siano vicine al passaggio generazionale (il 19% del totale delle PMI target). Di queste, la metà sono imprese “chiuse”. Il contributo potenziale alla crescita economica di un maggior ricorso a iniezioni di capitale da parte di fondi di private equity o per il tramite dei mercati azionari può essere molto rilevante.

Abbiamo stimato che se le 302 eligible per un fondo di private equity fossero acquisite e se raggiungessero una dimensione paragonabile a quella media delle società oggi nel portafoglio dei fondi, il valore aggiunto aggiuntivo prodotto sarebbe pari a 2,6 miliardi, ovvero il 2,1% del prodotto interno del Piemonte. Sommando l’effetto della crescita delle 42 PMI “quotabili”, si arriva a un impatto complessivo pari a oltre 3 punti percentuali di Pil, con circa 280.000 nuovi posti di lavoro. Ovviamente, le nostre stime si basano su ipotesi molto stringeti e vanno quindi viste come effetti potenziali, raggiungibili in un periodo medio-lungo. Pur con queste cautele, sono utili per indicare un potenziale di crescita che sarebbe importante esplorare.

Rapporto PMI Piemonte

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