Il Piemonte – con 10 mila società che rientrano nella definizione europea di PMI (imprese con 10-250 addetti e un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro), 286 mila addetti, un giro d’affari di 62 miliardi di euro e un valore aggiunto di 15 miliardi – è la quinta regione italiana per dimensione del tessuto di piccole e medie imprese.
Il sistema di PMI piemontesi si caratterizza rispetto a quello nazionale, da un lato, per una vocazione più manifatturiera (opera nell’industria il 34,4% delle PMI piemontesi, contro una quota nazionale del 29,7%) e, dall’altro, per una maggiore dimensione (29 addetti per impresa contro il 27 delle PMI italiane), con un peso delle medie aziende che supera quello nazionale (il 19% delle PMI piemontesi, contro il 17% italiano).
Anche per effetto di queste caratteristiche, le PMI piemontesi si sono dimostrate più sensibili al ciclo economico: hanno pagato in modo più marcato la prima fase della crisi, ma hanno anche reagito più prontamente quando la congiuntura ha invertito la rotta, evidenziando segnali più positivi rispetto alle loro pari italiane. In parte, questo deriva da una maggiore presenza di settori legati al ciclo degli investimenti (meccanica strumentale o “meccatronica”) e della filiera automotive. Il settore automotive, in particolare, è stato tra i più colpiti dalla crisi ma è oggi tra i protagonisti della ripresa.

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In Piemonte si è arrestata l’emorragia di PMI

Tra il 2007 e il 2013 il Piemonte ha perso circa 800 PMI, il 7,3% rispetto allo stock di quasi 11 mila PMI attive nel 2007. È l’effetto della più lunga crisi economica che ha colpito l’economia italiana (e piemontese), caratterizzata da crollo della domanda e credit crunch. Nel 2014 si è però arrestata questa emorragia: anche se marginalmente (+0,7%), è tornato a crescere il numero di PMI, in controtendenza rispetto al dato italiano (-0,3%).
La crisi ha avuto un impatto senza precedenti sui tassi di uscita delle PMI piemontesi: tra 2008 e la prima metà del 2015 sono uscite dal mercato oltre 3 mila PMI, il 30% di quelle attive nel 2007. La percentuale di aziende interessate è in linea con quella nazionale in termini di fallimenti e di procedure concorsuali, mentre è stata minore l’incidenza delle liquidazioni. La fase più acuta di questo fenomeno è però alle spalle: è stato toccato un picco nel 2013, quando 540 PMI hanno aperto una procedura concorsuale o una liquidazione volontaria (contro le 325 del 2007); nel 2014 e nella prima parte del 2015 si osserva invece un deciso calo: sono diminuite prima le liquidazioni volontarie (un indicatore congiunturale che riflette le aspettative degli imprenditori sui ritorni della loro attività), che in base alle proiezioni già nel 2015 dovrebbero tornare al di sotto dei livelli pre-crisi, e dai primi mesi del 2015 sono in calo i fallimenti, anche se ancora su livelli significativamente superiori rispetto a quelli pre-crisi.


Al calo delle chiusure è coinciso un aumento delle nascite: spinto dall’introduzione delle Srl semplificate, è cresciuto il numero di nuove società di capitale, il bacino da cui nascono le PMI. Questo fenomeno è però stato accompagnato da una riduzione della taglia potenziale delle nuove società di capitale: quasi la metà delle nuove nate ha infatti versato meno di 5 mila euro di capitale sociale, una percentuale più che tripla rispetto a quella osservata nel 2007.

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Conti economici delle PMI piemontesi in ripresa

Nel 2014 le PMI piemontesi hanno ripreso un sentiero di crescita, accrescendo il fatturato dell’1,3%. Nonostante un tasso inferiore rispetto a quello nazionale, le PMI della regione hanno evidenziato risultati migliori in termini di redditività, grazie a una dinamica più moderata dei costi per il personale, che tra 2014 e 2013 sono cresciuti del +0,8% (+4,9% nella media nazionale) e a un andamento positivo della produttività, che in termini di valore aggiunto per addetto è aumentata del 5,4% tra 2014 e 2013 (+6,2% nella media nazionale) e del 9,4% tra 2014 e 2012, recuperando le perdite accumulate durante la crisi. Per effetto delle variazioni del valore aggiunto e del costo del lavoro per addetto, nel periodo considerato il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato di meno alla media nazionale.
A questo andamento ha contribuito in misura determinante l’accelerazione dei processi di razionalizzazione dell’organizzazione del lavoro, che hanno determinato una riduzione dell’occupazione superiore alla media italiana e del Nord Ovest.
Nel 2014, per il secondo anno consecutivo, le PMI piemontesi hanno mostrato una dinamica dei margini operativi lordi migliore di quella delle PMI italiane: sono cresciuti del +5,2% rispetto all’anno precedente (+4,6% le PMI italiane) e del 12,2% rispetto ai picchi negativi del 2012 (+7,7% le PMI italiane). Questo ha permesso alle PMI piemontesi di accrescere più velocemente anche gli indici di redditività netta: l’utile corrente ante oneri finanziari si è attestato al 4,2% (3,7% per le PMI italiane) e il ROE ante imposte e gestione straordinaria al 7,4% (7,1%).


I miglioramenti dei bilanci sono stati accompagnati da pagamenti più rapidi ai fornitori delle PMI piemontesi, grazie soprattutto a un accorciamento delle scadenze concordate: nel secondo trimestre del 2015 le PMI piemontesi hanno saldato in media le fatture in 73,5 giorni (-3,4 giorni rispetto all’anno precedente), un dato in linea con quello nazionale.
Nonostante questi segnali positivi, che dimostrano che la ripresa è in atto, i livelli pre-crisi rimangono ancora distanti per le PMI piemontesi: rispetto ai valori del 2007, i ricavi sono inferiori di 5,4 punti percentuali (4,2 per le PMI italiane), i margini operativi lordi di 23,9 punti (-28,4 per le PMI italiane), il ROE si è quasi dimezzato.

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Le PMI piemontesi escono dalla crisi con un profilo più solido e un sistema più polarizzato

Nel 2014 è proseguita per le PMI piemontesi la contrazione dei debiti finanziari, iniziata nel 2011, che evidenzia una tendenza più accentuata di quella nazionale (-3,2% tra 2014 e 2013 contro -0,5%).
Questa dinamica è coincisa, per le PMI piemontesi come per quelle italiane, con un rafforzamento della patrimonializzazione, che ha ridotto il peso dell’indebitamento rispetto al capitale netto, con un effetto particolarmente positivo per le PMI piemontesi: i debiti finanziari delle PMI della regione ammontano infatti al 76% del capitale netto nel 2014 (88% per le PMI italiane), un valore di quasi 40 punti percentuali inferiore rispetto a quello del 2007. Dopo un aumento negli anni post-crisi, tra 2012 e 2014 è anche fortemente diminuito il rapporto tra debiti finanziari e MOL, passando da un multiplo di 4,2 a 3,3, tornando a valori prossimi a quelli pre-crisi. Grazie ai bassi tassi di interesse, è invece già tornata sotto i livelli del 2007 l’incidenza degli oneri finanziari sul MOL, che si è attestata al 15% (20,6% per le PMI italiane).


I sistemi di score di Cerved basati sui bilanci indicano che il profilo economico-finanziario delle PMI piemontesi era migliorato fino al 2012 grazie a un processo di selezione darwiniana: erano uscite dal mercato soprattutto aziende già fragili prima della crisi, con la conseguenza di un sistema di PMI meno numeroso ma relativamente più solido. Nel 2013, per il primo anno dall’inizio della crisi, la distribuzione per classe di rischio è migliorata anche grazie a un aumento in termini assoluti del numero di PMI con un bilancio solido in base agli score di Cerved. Nel 2014 questo fenomeno è proseguito, rafforzandosi.
Le stime relative ai tassi di ingresso in sofferenza delle PMI piemontesi indicano che dopo gli aumenti del 2012 e del 2013, nel 2014 i tassi si sono stabilizzati al 2,5%, la metà rispetto al dato nazionale, ma un dato ancora più che doppio rispetto all’1,2% del 2007. Hanno sofferto soprattutto le PMI che, già prima della crisi, erano fortemente indebitate con il sistema bancario.
Nel 2015 i tassi sono stimati in leggero calo e le indicazioni più recenti del Cerved Group Score (CGS), che combinano valutazioni sul grado strutturale di solidità delle imprese con segnali anticipatori provenienti dal mercato, indicano che in Piemonte è in atto un processo di polarizzazione, con un aumento sia delle PMI che rientrano nell’area di sicurezza, sia di quelle nell’area di rischio.
Questa tendenza è una delle conseguenze dei processi di metamorfosi che hanno interessato e stanno interessando il sistema produttivo locale. Si è parlato delle medie imprese o delle “multinazionali tascabili” come di un nuovo modello vincente; d’altra parte, anche alcuni distretti cosiddetti “tradizionali” (posto che abbia ancora senso usare questa definizione) hanno saputo trasformarsi ridefinendo le tradizionali specializzazioni e punti di forza. È il caso ad esempio del distretto tessile biellese, che dopo un processo di drastico ridimensionamento quantitativo sembra aver trovato un nuovo e più avanzato equilibrio. In generale, i processi evolutivi virtuosi sembrano convergere verso specializzazioni di nicchia ad alto valore aggiunto e livello tecnologico medio-alto.
Rispetto alle PMI italiane, il Piemonte mantiene comunque un grado di solidità nettamente maggiore: in base al CGS, rientrano nelle classi di sicurezza il 29% delle PMI a novembre 2015 (22% in Italia) e nelle classi di rischio “solo” il 12,2% delle PMI (15,4%).

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Un ampio gruppo di rising star piemontesi, imprese che combinano crescita e solidità, guiderà la ripresa

Abbinando le informazioni relative al rischio di default con le performance di crescita, le PMI possono essere raggruppate in quattro cluster: falling angels, imprese con crescita lenta o negativa (inferiore al 5%) e score nell’area di vulnerabilità o di rischio; tartarughe, imprese solide ma che non crescono o crescono a ritmi bassi; free climbers, imprese con una crescita vivace ma vulnerabili o rischiose e rising stars, imprese eccellenti che riescono ad abbinare tassi di crescita elevati con un grado di solidità che le qualifica come “solvibili”.
Il Piemonte vanta circa 2 mila rising stars, che producono più di un quarto del volume di fatturato del sistema di PMI della regione, ma hanno in bilancio solo il 14,5% dei debiti finanziari. Si tratta di una presenza relativa (una PMI su cinque) superiore rispetto a quella che si osserva in Italia (17,1%) e nel resto del Nord Ovest (19%).


La maggiore presenza relativa di imprese eccellenti che il Piemonte vanta è un fenomeno che si osserva in tutti i settori dell’economia, con la sola eccezione dell’energia e delle utility, a conferma di un sistema migliore di quello nazionale. La quota risulta particolarmente elevata nell’industria, settore in cui il 29% delle PMI ha uno score nell’area di sicurezza o solvibilità e ha realizzato una crescita superiore al 5%, con punte del 41,3% nell’hi tech, del 31% nella siderurgia, nel sistema moda e nella produzione dei prodotti intermedi.
La maggiore presenza di PMI eccellenti trova spiegazione nel ruolo trainante di settori fortemente esposti alla concorrenza internazionale come l’automotive, l’aerospazio, la meccatronica. Determinante è anche la presenza di imprese a capitale estero, che in alcuni settori rappresentano più di un quarto del valore aggiunto. Questo ha fatto sì che il tessuto produttivo piemontese sia stato costantemente stimolato dalle best practice organizzative e gestionali, per quanto riguarda ad esempio la adozione di tecniche di lean production e just-in-time. Metodologie volte alla ricerca di efficienza e riduzione dei costi si sono poi trasmesse anche a settori e tipologie di impresa lontani da quelli in cui sono state applicate in origine. Hanno giocato un ruolo non secondario anche l’attenzione agli equilibri patrimoniali dell’azienda e l’atteggiamento gestionale prudente, poco incline a fughe in avanti e investimenti ad alto rischio, che storicamente caratterizzano le PMI piemontesi.
Le PMI eccellenti sono in una posizione privilegiata per approfittare del rafforzamento del quadro macroeconomico atteso per il prossimo biennio. In base ai modelli di Cerved, i conti economici delle PMI piemontesi sono attesi in miglioramento, con un maggior ricorso al capitale di debito e un ulteriore rafforzamento della situazione patrimoniale. Nonostante questi miglioramenti, i livelli di fatturato reale, valore aggiunto reale, redditività lorda e netta rimarranno comunque al di sotto di quello pre-crisi.

Sul fronte del rischio, le previsioni indicano una graduale riduzione dei tassi di sofferenza delle PMI piemontesi, che passeranno dal 2,5% del 2014 al 2,0% del 2017. Anche in questo caso, i livelli rimarranno al termine dell’esercizio di previsione ben più alti di quelli pre-crisi (1,2% nel 2007).

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