La ripresa economica delle PMI riguarda tutta la Penisola, ma con velocità diverse e situazioni che in alcuni casi presentano delle marcate differenze. È il quadro che emerge dalla terza edizione del Rapporto PMI Centro-Nord realizzato da Cerved e da Confindustria, che consente di disegnare una mappa del grado di salute economico-finanziaria di 111 mila società che rispondono alla definizione europea di PMI (10-250 addetti e un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro).

Le tendenze di fondo

Dopo le ferite della crisi, ovunque il sistema di PMI è tornato a popolarsi. Ma mentre nel Nord-Ovest il numero di piccole e medie imprese è tornato al di sopra dei valori del 2007 (51 mila contro 50 mila), mancano ancora all’appello più di mille imprese nel Nord-Est e ben 2.322 nel Centro. Gli andamenti più recenti relativi alle nascite e alle morti di imprese suggeriscono ulteriori miglioramenti nel corso dei prossimi mesi.

Per il quarto anno consecutivo, prosegue in tutte le regioni il miglioramento dei conti economici, con una graduatoria chiara: in testa il Nord-Est, poi il Nord-Ovest e infine le piccole e medie imprese del Centro. Il gap con i livelli pre-crisi, se è stato colmato in termini di valore aggiunto (nominale), rimane ampio in termini di redditività lorda: le PMI del Nord-Est hanno ridotto i propri margini lordi di 17 punti percentuali, quelle del Nord-Ovest di 26 punti e quelle del Centro addirittura di 38 punti.

Il processo di deleveraging innescato dalla crisi, unito ai benefici del quantitative easing che per le PMI ha significato una riduzione degli oneri finanziari, ha reso ovunque la situazione finanziaria delle PMI più sostenibile. I default bancari delle PMI sono in calo in tutte le regioni e nei prossimi anni il tasso di ingresso in sofferenza delle PMI tornerà sotto i livelli pre-crisi nel Nord, mentre un piccolo gap rimarrà nel Centro.

pmi centro nord

Gli andamenti regionali

Utilizzando anche i dati del Rapporto PMI Mezzogiorno 2018, sono stati combinati alcuni degli indicatori più significativi del Rapporto per redigere una graduatoria delle 20 regioni italiane per performance delle PMI rispetto ai valori pre-crisi. In particolare sono stati considerati indicatori riguardanti la demografia di impresa (numero di piccole e medie imprese rispetto ai livelli del 2007), i conti economici (fatturato vs 2007, MOL vs 2007, livello del ROE), sostenibilità economico-finanziaria (oneri finanziari su MOL, imprese in grave ritardo con i pagamenti dei fornitori, imprese con un’alta probabilità di default stimata in base al Cerved Group Score).

Il Nord-Est

Trentino Alto Adige e Veneto sono certamente le regioni con le performance migliori di tutta la Penisola.

Il Trentino Alto Adige è la prima regione italiana per numero di PMI (+13,7% rispetto al 2007) e per crescita dei ricavi, è l’unica che ha praticamente azzerato la distanza con il MOL pre-crisi, la prima per basso numero di PMI ritardatarie con i fornitori e la seconda per basso numero di PMI con un elevata probabilità di default.

Il Veneto ha contenuto la perdita del MOL (‘solo -15%, seconda dopo il Trentino) ed è la prima per redditività delle imprese e per il basso peso degli oneri finanziari sul Mol. Molto positivi anche i risultati relativi alle altre voci esaminate.

In Emilia Romagna il numero di PMI rimane ancora ben al di sotto del 2007 (-7,6%),ma la regione si posiziona bene per gli altri parametri, con un’eccellenza in termini di numero di imprese ad elevato rischio di default (la terza regione in Italia).

Il Friuli Venezia Giulia ha sofferto un problema di crescita, con una forte riduzione del numero di PMI e un andamento deludente dei ricavi (ancora sotto ai livelli pre-crisi). Le PMI della regione rimangono però tra le più solide, con bassi livelli di oneri finanziari, di pagamenti in ritardo e di società a rischio.

Il Nord-Ovest

Tra le regioni del Nord-Ovest, il Piemonte presenta le performance più brillanti. Nonostante rispetto ai livelli pre-crisi siano state perse il 3,6% delle PMI e non sia ancora stato recuperato il livello di fatturato, il Piemonte è la terza regione italiana per andamento del Mol e per redditività netta, la seconda per peso degli oneri finanziari e la terza per basso numero di società a rischio default.

La Lombardia ha fatto molto bene in termini di popolazione di PMI (+3,7%, la quarta regione italiana), ma male in termini di ricavi e di recupero del MOL. La struttura produttiva rimane comunque redditizia (quinta regione italiana) e con PMI caratterizzate da un basso livello di rischio e da pagamenti rapidi.

In Liguria le performance delle PMI sono tra le più negative di tutto il Nord: la regione ha perso un numero significativo di PMI (-9,3%) e le società sopravvissute hanno ridotto la redditività lorda di oltre un terzo rispetto ai livelli pre-crisi. Anche il peso degli oneri finanziari e la presenza di società a rischio risulta alta. In controtendenza il dato del ROE, il secondo di tutta la Penisola.

Il Centro

Tra le regioni del Centro Italia, in cui le performance sono decisamente meno positive rispetto a quelle delle regioni settentrionali.

La Toscana è una delle regioni con le performance meno negative: nonostante un sistema di PMI uscito ridimensionato dalla crisi in termini numerici (-7,5%) e con una perdita di oltre un terzo della redditività lorda tra le società sopravvissute, è la quinta regione in termini di ricavi e presenta indici di sostenibilità finanziaria vicini alla media.

Nelle Marche il conto della crisi è stato molto salato in termini di numero di emorragia di PMI rispetto al 2007 (-13,3% la regione con la perdita più grave) e di performance di conto economico. La redditività delle sopravvissute è soddisfacente e gli indici di rischiosità evidenziano performance migliori rispetto alle altre regioni del Centro.

Le PMI laziali sono lontane dai livelli pre-crisi in termini di ricavi (-5,8%), devono recuperare ancora più di 40 punti di redditività lorda e denotano livelli di ROE tra i più bassi in Italia (6,1%), devono sopportare un peso ancora elevato degli oneri finanziari (21,7% del MOL), spesso accumulano gravi ritardi e hanno un’elevata probabilità di default (il 17,6% delle PMI della regione ha un Cerved Group Score “rischioso”). Una situazione molto simile a quella umbra, in cui la perdita di MOL è anche maggiore (-46%), con indicatori di sostenibilità tra i meno positivi di tutta la penisola.