Nel nuovo scenario economico post-covid risulterà decisiva per gli operatori la capacità di disporre e avvalersi di informazioni dettagliate per analizzare in modo prospettico l’evoluzione dei mercati di riferimento. Il sistema produttivo italiano si presenta come un insieme molto eterogeneo all’interno del quale le performance delle imprese possono essere associate a diversi driver come, ad esempio, la struttura organizzativa dell’azienda, l’attrattività del settore e del territorio in cui opera, il grado di apertura e avanzamento nella digital transformation.

In un contesto di incertezza e complessità come quello che stiamo vivendo è di centrale importanza raffinare gli strumenti di business information per riuscire a identificare le aziende con potenzialità di crescita che potrebbero rapidamente uscire dalla crisi agganciando una nuova fase di ripresa in virtù dei loro fondamentali, della loro resilienza o di altri asset.

Il ricorso a piattaforme di market intelligence rende possibile integrare i diversi livelli di informazione associati alle potenzialità di crescita del business facendo leva su una molteplicità di fattori estrapolati a livello granulare e sintetizzando i driver in un indice multidimensionale che può essere esteso a imprese del nostro sistema produttivo.

Utilizzando l’enorme ecosistema dati di cui dispone, Cerved ha sviluppato il Growth Index, uno score sintetico che misura la propensione alla crescita delle aziende in chiave prospettica.

Il Growth Index è costituito da quattro diverse componenti la cui integrazione restituisce una panoramica completa e multidimensionale sulle prospettive di crescita delle aziende:

  • Organizzazione e performance: sono considerate la struttura organizzativa dell’azienda, le performance di bilancio e i livelli di marginalità, la crescita dimensionale, le abitudini di pagamento, la composizione della compagine societaria e il livello di maturità di corporate governance delle aziende;
  • Potenzialità settore: sono utilizzate stime previsionali al 2021 per tutti i codici ateco dell’economia italiana che considerano gli impatti della crisi Covid 19 ed elementi specifici del contesto competitivo fondati su analisi quantitative dei dati aggregati di settore;
  • Dinamicità del territorio: si tiene conto del territorio di riferimento delle aziende italiane in termini di ricchezza e vitalità identificando l’importanza di questi elementi per ogni azienda italiana, focalizzandosi sui tassi natalità, sui volumi di produzione, livelli di occupazione e la concentrazione di residenti manager e soci.
  • Digital capability dell’azienda: integrando le informazioni ufficiali sulle imprese innovative e score proprietari alimentati da big data e da tecnologie di machine learning, viene offerta una misura del grado di innovazione, della cultura digitale e del posizionamento sul web e social per tutte le imprese italiane.

Il Growth Index è alimentato da una grande quantità di dati: il perimetro di imprese analizzate comprende 878 mila società di capitale italiane industriali e commerciali che hanno depositato un bilancio nel 2018 / 2019; i codici ateco analizzati sono più di 1.500; i soci e gli esponenti esaminati per individuare la digital culture sono 13 milioni; sono stati mappati 150 fondi di private equity e venture capital con partecipazioni in oltre 2 mila aziende e start up; le keyword associate alle aziende analizzate sono 2,7 milioni, mentre le news al giorno associate a tutte le aziende italiane e i loro soci ed esponenti sono 70.000.

Sintetizzando le informazioni tratte da questa enorme mole di dati, l’indice attribuisce ad ogni impresa italiana uno score associato a 4 diverse classi di propensione alla crescita. Considerando l’universo di imprese italiane che hanno depositato il bilancio nell’ultimo anno, le aziende che hanno una forte propensione alla crescita rappresentano circa un quinto del totale (20,4%; 179 mila aziende), quelle con una moderata propensione alla crescita sono circa 250 mila (il 28,5%), mentre le aziende a cui l’indice attribuisce scarsa potenzialità di crescita sono circa il 51,1% delle società di capitale analizzate.

Dove sono le imprese con forte propensione alla crescita?

Tra le 179 mila imprese a cui il Growth Index attribuisce una forte propensione alla crescita si registra una marcata concentrazione nelle regioni settentrionali. La Lombardia è la regione che presenta il maggior numero di imprese ad alta potenzialità di crescita (43 mila), seguita da Veneto (20 mila) ed Emilia Romagna (18 mila). In termini di incidenza delle imprese ad alto potenziale sul totale delle imprese, l’area che fa registrare percentuali più alte è il Nord-Est, con Trentino Alto Adige (29,2%), Veneto (29%), Friuli Venezia Giulia (29%) ed Emilia Romagna (28,4%) che guidano la classifica. Le regioni caratterizzate da una minore incidenza di imprese con forte potenziale di crescita sono il Lazio (19%), la Calabria (19,1%) e la Sardegna (19,2%).

A livello provinciale è Milano la provincia con una maggiore numerosità di imprese con forte propensione alla crescita (18.400), seguita da Roma (13 mila) e Torino (6 mila). Considerando la quota di imprese ad alto potenziale sul totale delle imprese emerge in modo nitido il divario territoriale che caratterizza il nostro sistema produttivo, con le province centro-settentrionali che quasi sempre presentano incidenze più alte rispetto alle province del Mezzogiorno. Si registrano percentuali molto elevate a Belluno (33,1%), Cuneo 33,1%) e Asti (32,7%), mentre le province con le percentuali più basse di imprese con forte potenziale di crescita sono Sassari (17%), Messina (17,2%) e Prato (17,6%).

In quali settori operano le imprese con forte propensione alla crescita?

A livello settoriale, la gran parte delle 179 mila imprese con forti potenzialità di crescita opera nel macrocomparto dei servizi (101 mila), seguiti da industria (50 mila), costruzioni (11 mila), energia e utility (8 mila) e agricoltura (5 mila). Se si considera, invece, l’incidenza delle imprese con forti potenzialità di crescita rispetto al totale delle aziende del settore è l’industria a far osservare una maggiore percentuale di imprese propense alla crescita (52%), seguita dal comparto energetico e delle utility (50,5%) e da quello agricolo, in cui il 44,2% delle imprese presenta un forte potenziale di crescita. Percentuali più basse si registrano per i servizi, dove le imprese più promettenti sul piano della crescita sono un quinto del totale, e le costruzioni, dove solo il 10% presenta buone prospettive di crescita del business.
A livello più disaggregato, i dati mostrano che i comparti dove la presenza di imprese con forte propensione alla crescita è più alta si collocano tutti nel manifatturiero. Si tratta, in particolare, del chimico-farmaceutico, dove l’82,9% delle 2.067 aziende operative è caratterizzato da forti prospettive di crescita, dell’elettrotecnica e informatica (73,3%), e di largo consumo (67,3%) e meccanica (il 63,3% delle 13.730 imprese). I comparti in cui si osservano le incidenze più basse sono quello immobiliare, le costruzioni (10,8%) e la logistica e i trasporti (11,2%).
A livello più granulare, i 1.500 settori ateco analizzati sono stati suddivisi in base alla numerosità di imprese. Considerando gli ateco con meno di mille imprese, i settori che fanno registrare l’incidenza più alta di imprese con forte propensione alla crescita sono quelli della fabbricazione di medicinali (96,8%) e di apparecchi elettromedicali (91%). Tra i settori con più di mille imprese, le percentuali più alte di aziende con forti prospettive di crescita si osservano per i laboratori di analisi cliniche (83,8%), i supermercati (77,6%) e la produzione di software (74,8%).
Restringendo l’analisi alle sole PMI, il settore con il maggior numero di aziende in prospettiva performanti è quello della produzione di software (2.531 aziende), seguito dai lavori di meccanica generale (2.165), mentre in termini di incidenza sul totale a prevalere è la fabbricazione di carta e cartone da imballaggio (95%).

Usi e applicazioni del Growth Index

Il Growth Index può configurarsi come un utile strumento a supporto delle imprese nella delicata fase di ripresa post-Covid, soprattutto per la pianificazione di strategie commerciali e di marketing. Nelle campagne di acquisition, facendo ricorso alla generazione di prospect e di lead, può essere impiegato per fare segmentazioni della domanda, prioritizzazioni dello sviluppo commerciale e per la definizione del posizionamento verso i clienti a maggiore potenziale. A supporto della profilazione della customer base può apportare valore aggiunto nella prioritizzazione delle campagne di cross-up selling, nella diversificazione delle strategie anti-churn e di caring. Infine, può costituire lo strumento di partenza per implementare strategie di competition intelligence.
Attraverso l’analisi delle quattro macro-componenti e delle molteplici variabili a disposizione, il Growth Index rende anche possibile l’identificazione di diversi isotipi di aziende in crescita e la selezione di target attrattivi per indirizzare lo sviluppo commerciale. Infine, la combinazione del Growth Index con gli altri dati e score di Cerved permette di perfezionare il targeting commerciale, ad esempio valutando il trade off tra potenzialità di crescita del business e rischio di credito (score CGS).