Il rallentamento della congiuntura economica non ha intaccato il processo di rafforzamento dei fondamentali economico-finanziari delle PMI.  Dai dati pubblicati nel Rapporto Cerved Pmi emerge, infatti, come negli ultimi anni le piccole e medie imprese italiane abbiano progressivamente migliorato la solidità finanziaria, gli indici di solidità patrimoniale e di sostenibilità dell’indebitamento consolidando il profilo di rischio.

I dati relativi al Cerved Group Score, un indice che fotografa l’evoluzione del rischio prospettico delle imprese italiane, evidenziano miglioramenti in tutti i settori dell’economia e tutte le fasce dimensionali. In particolare, è il segmento delle PMI a far registrare i risultati più incoraggianti: tra settembre 2018 e settembre 2019, infatti, circa il 38% delle PMI ha migliorato la propria classe di rischio rispetto all’anno precedente contro il 19,2% di downgrade, con il divario tra le due variabili che assume i valori massimi nel periodo osservato.

Guardando alla distribuzione delle imprese per classe di rischio CGS emerge come nell’ultimo anno vi sia stato uno spostamento verso le classi meno rischiose sia tra le PMI, dove le vulnerabili passano dal 25,5% al 20,7% e le rischiose dal 10% all’8,3%, che tra le grandi, dove la quota delle due aree a più alto rischio risulta inferiore al 15%.

Il miglioramento della solidità finanziaria degli ultimi anni è ascrivibile allo sforzo di capitalizzazione degli imprenditori e al dividendo del quantitative easing che ha ridotto il peso degli oneri finanziari dei bilanci. In parallelo, dall’avvio della seconda fase della crisi abbiamo assistito ad una severa caduta degli impieghi bancari. Dal 2012 ad oggi gli impieghi delle società non finanziarie affidate dal sistema bancario si sono ridotti di oltre 200 miliardi di euro (25%), con effetti ancora più significativi tra le piccole società dove i crediti hanno continuato a contrarsi anche dopo il 2016.

solidità finanziaria

Secondo le stime di Cerved, dal punto di vista finanziario esiste un ampio spazio di crescita dei prestiti nel segmento delle PMI per recuperare questo gap e migliorare la solidità finanziaria. Utilizzando alcuni indici noti in letteratura[1] è possibile quantificare il potenziale indebitamento aggiuntivo di queste PMI, compatibile con il mantenimento di una struttura finanziaria equilibrata. Grazie ai nostri dati, tra le 100 mila PMI italiane classificate come ‘sicure’ o ‘solvibili’ in base al CGS, abbiamo individuato 67 mila imprese con un livello di indebitamento non elevato che potrebbero finanziare investimenti in condizioni di equilibrio economico finanziario. L’indebitamento aggiuntivo che potrebbe essere generato da queste imprese è pari a 133 miliardi di euro, con incrementi molto simili per le piccole (67,9 miliardi) e le medie imprese (65,7 miliardi). Si tratterebbe di un aumento molto consistente, che corrisponderebbe complessivamente al 36,6% dell’attivo, e che rapportato al mercato del credito rappresenterebbe circa il 20% degli impieghi bancari alle aziende.

solidità finanziaria

Tra le 67 mila PMI con potenziale di indebitamento aggiuntivo si registra un’ampia presenza di PMI, soprattutto piccole società, che operano senza fare alcun ricorso al mercato dei capitali. Sono, infatti, 29 mila le PMI con un profilo di rischio solido o solvibile che operano completamente in autofinanziamento, ovvero senza debiti finanziari. Queste PMI potrebbero contrarre debiti finanziari per oltre 46 miliardi di euro (di 31 miliardi derivanti da piccole imprese e 14,6 miliardi da società di media dimensione), con un’incidenza dei finanziamenti aggiuntivi che risulta ancora più elevata sul totale degli attivi: 45,3% per le piccole e 41,5% per le medie, pari al 44,0% per il totale delle PMI.

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[1] Il rapporto Debiti finanziari netti / EBITDA è spesso impiegato per classificare il livello di indebitamento delle imprese: solitamente, un valore del rapporto inferiore a 2 indica un livello di indebitamento non elevato e, quindi, facilmente sostenibile rispetto alla capacità delle imprese di generare risorse.