Nel 2016 hanno rallentato i ricavi delle imprese ma è proseguita, per il quarto anno consecutivo, la crescita della redditività, lorda e netta. La politica monetaria espansiva della BCE non ha generato l’auspicato aumento dei prestiti bancari ma si è riflessa in un calo degli oneri finanziari: ne è seguito un effetto di deleveraging, con un ulteriore rafforzamento dei profili finanziari delle imprese. Questa è, in estrema sintesi ,la fotografia che emerge dall’analisi dei primi 90 mila bilanci depositati dalle società italiane entro giugno 2017.
I dati indicano che, anche per effetto della fase di deflazione che ha attraversato l’economia italiana, nel 2016 la crescita dei fatturati ha rallentato: i ricavi sono cresciuti del +2% su base annua, a ritmi più  bassi rispetto al +3,2% dell’anno precedente. Le aziende hanno però tenuto sotto controllo i costi esterni, riuscendo ad accelerare la crescita del valore aggiunto (+4,4%, dal +4% dell’anno precedente). Accelerano anche i costi per il personale (+3,4%), che però aumentano meno del valore aggiunto, con effetti positivi sulla produttività. In leggero aumento la redditività lorda, con il MOL al 5,7% del fatturato (+0,1%) mentre cresce in modo più marcato la redditività netta, con il ROE al 9% (8,1% nell’anno precedente).
I bilanci evidenziano che non si è arrestato il calo dei debiti finanziari, che anzi ha acquisito maggior vigore: nel 2016 si sono ridotti del -5,5%, più del doppio rispetto all’anno precedente (-2,5%), con diminuzioni per tutte le fasce dimensionali e per tutti i settori considerati. Anche per effetto di una maggiore difficoltà a ottenere credito bancario, gli imprenditori hanno dovuto far ricorso a fonti alternative di capitale, rafforzando il capitale netto, che è cresciuto del +5,3%. Di conseguenza, si è fortemente ridotto il peso dei debiti finanziari sia rispetto al patrimonio, sia rispetto alla redditività lorda. Le imprese sono più solide non solo grazie alla maggiore sostenibilità dei debiti, ma anche perché si è ridotta l’incidenza degli oneri finanziari, che pesano per il 6,1% del MOL (dal 7,4% dell’anno precedente).
La maggiore solidità delle imprese analizzate è anche confermata dall’andamento dei flussi di cassa, uno dei principali indicatori della salute finanziaria di un’azienda: il rapporto tra cash flow e fatturato nel 2016 si è attestato al 4,7%, tre punti decimali in più rispetto al 2015, con miglioramenti che hanno riguardato tutte le fasce dimensionale e tutti i settori considerati.

I conti economici

I dati di bilancio indicano che, nonostante un rallentamento dei fatturati in parte legato alla fase di deflazione che ha attraversato l’economia italiana, le 90 mila imprese analizzate hanno proseguito il processo di recupero della redditività lorda e netta, anche se a ritmi ancora lenti.
Per il quarto anno consecutivo le imprese hanno aumentato i propri fatturati, ma con un rallentamento della crescita: tra 2015 e 2016 i ricavi sono cresciuti  del 2%, contro il +3,2% del 2015/2014, con un andamento leggermente migliore per le PMI (+2,3% per le imprese con addetti compresi tra 10 e 250 e giro d’affari tra 10 e 50 milioni di euro, contro il 3,2% dell’anno precedente) e di poco più basso per le società di maggiore dimensione (+1,9% contro il 3% del 2015). Solo in parte questo andamento è dipeso dalla dinamica negativa dei prezzi, che nel 2016 si sono ridotti rispetto all’anno precedente (-0,1%). Il rallentamento dei ricavi ha riguardato tutta l’economia, con l’industria a evidenziare la crescita più sostenuta (+2,6%, +3,7% tra 2015 e 2014), rispetto a quanto osservato nelle costruzioni (da +1,7% a +1,3%) e nei servizi (+2,4% contro  il +3,4% dell’anno precedente).

 

La dinamica più moderata dei ricavi è stata accompagnata da un rallentamento dei costi esterni: i costi per l’acquisto di materie prime sono cresciuti tra 2016 e 2015 del +1% (+2,8% tra 2015 e 2014), mentre i costi per servizi sono cresciuti del +1,4% (+3% nell’anno precedente).
Il miglior andamento dei ricavi rispetto ai costi esterni si è comunque tradotto in un’accelerazione del valore aggiunto (+4,4% tra 2015 e 2016 contro il +4% tra 2014 e 2015), più marcata per le microimprese (+5,8% dal +5,6%) rispetto alle PMI (+4,6% contro +3,8%) e alle grandi imprese, che si sono attestate sui tassi dell’anno precedente (+3,9%). Anche nel caso del valore aggiunto, la crescita è stata trainata dalle imprese industriali (+4,7% contro il +4,5% del 2015), seguite da quelle del terziario (+4,5% contro 4,1%) e infine da quelle delle costruzioni (+4%), che più di tutte hanno accelerato rispetto al dato del 2015 (+3,1% ).
Le imprese analizzate hanno accresciuto i costi per il personale del 3,4% tra 2015 e 2016, a tassi maggiori rispetto a quelli dell’anno precedente (+3,1%): l’accelerazione ha riguardato soprattutto le microimprese (+4,9% contro +3,5%) e le società del terziario (+4,4% contro +3,1%), mentre le PMI, le grandi aziende e le imprese edili si sono attestate su livelli non lontani da quelli dell’anno precedente e le società industriali hanno evidenziato tassi in calo (+3,2%, +3,5% nel 2015).

I costi del personale hanno quindi accelerato nel 2016, ma meno del valore aggiunto, con effetti positivi sulla produttività delle imprese analizzate: ogni cento euro di costi sostenuti per il personale, il valore aggiunto prodotto è aumentato da 151 a 153 euro. Guadagnano 2 punti percentuali sia le PMI sia le grandi imprese, mentre è in calo la produttività delle microimprese, frenate dall’andamento particolarmente vivace dei costi del lavoro.
La redditività lorda ha proseguito il suo lento recupero: rispetto al fatturato, il MOL si attesta al 5,7%, 0,1 punti percentuali più del 2015, ma ancora 1,5 punti al di sotto dei livelli pre-crisi. La leggera crescita di questo indice è stata tuttavia accompagnata da un aumento del numero di società con margini lordi negativi: nel 2016 sono il 13,6%, in crescita rispetto al 13% del 2015. Hanno sofferto le microimprese (con MOL negativo da 12,8% a 13,7%), mentre le PMI si mantengono ai livelli del 2015 (13,1%) e le grandi società evidenziano un leggero aumento (da 19,1% a 19,2%).
Tra le imprese con margini lordi positivi, si osserva invece un andamento migliore rispetto allo scorso anno: aumenta del 5,3% il MOL tra 2015 e 2016, contro il +5,1% osservato tra 2015 e 2014. Più vivace l’andamento delle grandi imprese (+6,4%), che riescono a superare la buona performance del 2015 (+5%), e l’andamento di PMI (+4,8%) e microimprese (+2,4%). Dal punto di vista settoriale, i margini lordi sono cresciuti a ritmi maggiori tra le imprese manifatturiere (+7,9%) rispetto a quelle delle costruzioni (+4,9%) e dei servizi (+3,8%).

In leggera crescita il ROI, l’indicatore che misura il ritorno generato dall’attività caratteristica dell’impresa in ragione degli investimenti effettuati, che passa dal 3,5% al 3,6%: migliorano le grandi imprese (dal 2,4% al 2,6%), peggiorano le micro (dal 5,9% al 5,6%), mentre rimangono stabili le PMI (4,5%).
Anche la redditività netta delle imprese continua il processo di lento recupero verso i valori pre-crisi. Diminuisce in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali la quota di società che hanno chiuso l’esercizio in perdita: nel complesso, sono il 19,9% nel 2016, contro il 20,6% dell’anno precedente. La redditività netta, misurata in termini di ROE, il rapporto tra l’utile d’esercizio e patrimonio netto, è passata tra 2015 e 2016 dall’8,1% al 9%.
Il recupero del ROE è frutto di dinamiche diverse tra le varie dimensioni e i diversi settori: cresce infatti il ROE di PMI (da 8,8% a 9,3%) e grandi imprese (da 7,5% a 9%), compensato in parte dal calo tra le società più piccole (da 9,8% a 9,4%). Dal punto di vista settoriale, l’indicatore guadagna 1,2 punti tra le società industriali (al 9,3%) e 0,6 punti tra quelle attive nel terziario (al 9,2%), mentre rimane sostanzialmente stabile nelle costruzioni (-0,1%, al 6,8%).

Gli indicatori finanziari

Nel 2016, le 90 mila imprese analizzate hanno rafforzato gli indici che sintetizzano la propria solidità finanziaria e aumentato la generazione di cassa. Ha contribuito, da un lato, il calo dei prestiti, che si è riflesso in un ulteriore deleveraging delle imprese e, dall’altro, la politica monetaria apertamente espansiva, che ha ridotto l’incidenza degli oneri finanziari.
I dati indicano che tra 2015 e 2016 è aumentato il rapporto corrente, indicatore della capacità dell’impresa di far fronte alle obbligazioni a breve termine utilizzando la propria disponibilità liquida: l’indice è passato dal 126,8% al 131,6%, con una crescita diffusa a tutte le dimensioni di impresa. Il miglioramento si accompagna alla diminuzione delle società con forti squilibri finanziari, per cui l’attivo copre meno della metà del passivo, che passa dal 6,1% al 5,9%, con un andamento particolarmente positivo per le grandi imprese (dal 4,5% al 3,6%).
In calo il fabbisogno legato al ciclo operativo dell’impresa, misurato dal capitale circolante commerciale: rispetto all’attivo, la quota di capitale commerciale è passata dal 20,5% al 19,7%, mentre rispetto al fatturato passa dal 16,5% al 16,3%.

 

Non si è arrestato il calo dei debiti finanziari, che anzi ha preso maggior vigore: tra 2015 e 2016 si sono infatti ridotti del -5,5%, più del doppio del calo registrato nell’anno precedente (-2,5%). La riduzione ha riguardato tutte le dimensioni e i settori dell’economia, con effetti maggiori sulle imprese di minori dimensioni (-5,9% per le PMI, -5,5% per le micro, -5,3% per le grandi), su quelle attive nelle costruzioni (-6,1%) e nel terziario (-5,8%).
Sul minor credito ottenuto, le imprese analizzate hanno beneficiato di costi in calo, grazie alla politica monetaria espansiva della BCE: misurato come rapporto tra oneri finanziari e debiti finanziari, il costo si è ridotto tra 2016 e 2015 dal 3,5% al 3,1%. La riduzione è diffusa a tutte le dimensioni di impresa, con le grandi imprese che pagano 110 punti base in meno rispetto alle società più piccole.

La combinazione di bassi tassi di interesse e redditività in recupero ha ridotto il rapporto tra oneri finanziari e MOL, un indicatore spesso utilizzato dagli analisti per valutare la sostenibilità aziendale, che è passato dal 7,4% del 2015 al 6,1% del 2016. Nello stesso periodo si è ridotto il numero di società i cui oneri finanziari erodono più della metà dei margini lordi, una situazione di evidente criticità, passando dal 21,2% al 20,7%, con PMI (dal 22,2% al 20,9%) e imprese industriali (dal 18,8% al 16,9%) a guidare il miglioramento.
Le imprese sono più solide anche dal punto di vista della sostenibilità dei debiti: l’ammontare complessivo dei debiti finanziari del campione di società analizzate è un multiplo nel 2016 pari a 3,7 volte il MOL, in calo rispetto al 4,9 del 2015 e allo stesso livello del 2007. Ha contribuito sia la riduzione dei debiti, sia l’aumento della redditività lorda.
Anche per effetto di una maggiore difficoltà a ottenere credito bancario, gli imprenditori hanno dovuto far ricorso a fonti alternative di capitale, rafforzando il capitale netto: nel 2016 è aumentato del +5,3%, in leggero rallentamento rispetto al 2015 (+6%).

Per effetto di queste dinamiche, il peso dei debiti finanziari sul capitale netto si è ulteriormente ridotto: l’indicatore ha perso quasi nove punti percentuali tra 2015 e 2016, attestandosi al 53,3%, quasi 40 punti percentuali al di sotto dei livelli del 2007.
In calo anche la quota di società per cui i debiti finanziari sono oltre i livelli di guardia, più del doppio del capitale netto, che passa dal 25,4% al 24,6% nel 2016. Anche in questo caso, il miglioramento ha riguardato PMI (dal 28,7%, al 26,7%) e grandi imprese (dal 20%, al 17,6%), mentre le microimprese si attestano su livelli non distanti da quelli dell’anno precedente (23,3% dal 23,4%).
La maggiore solidità delle imprese analizzate è confermata anche nell’andamento dei flussi di cassa. Il rapporto tra cash flow e fatturato, nel 2016 si è attestato al 4,7%, tre punti decimali in più rispetto al 2015. I miglioramenti riguardano le PMI, per cui il rapporto passa dal 4,2% al 4,5%, e le grandi imprese (dal 4,4% al 4,8%), al contrario delle micro, per cui rimane stabile al 4,3%. Dal punto di vista settoriale, le imprese attive nell’industria e nelle costruzioni registrano i miglioramenti più consistenti (+0,4%, rispettivamente al 5,7% e al 4,2%), mentre guadagna un solo decimo percentuale il cash flow nel terziario (al 4%).