La doppia recessione che ha colpito l’economia italiana ha avuto conseguenze pesanti sul nostro tessuto produttivo e sul numero di PMI, provocando una riduzione di circa 14 mila unità del numero di società di capitale che rientrano nel perimetro di PMI tra 2007 e 2014. Tale flessione è stata determinata dall’incremento dei tassi di mortalità, da processi di downsizing dimensionale e da un calo delle nascite. Questo è ciò che risulta dal Rapporto Cerved PMI 2018.

I dati più recenti analizzati da Cerved evidenziano, invece, una netta inversione di tendenza che ha permesso di recuperare i valori pre-crisi. Nel 2014 l’emorragia di PMI ha rallentato (-0,7% rispetto all’anno precedente) e nel 2015 è iniziata un’inversione di tendenza (+4 mila PMI, pari al +3,1%), che ha acquisito ulteriore slancio nel 2016 (+8 mila PMI, pari al +5,8%). Nel 2017 si stima un’ulteriore crescita di oltre 3 mila PMI (+2,9% rispetto al 2016), che porta il numero totale a quota 152 mila, oltre i livelli del 2007 (149 mila).

La stima dello stock di PMI tiene conto:

-dell’evoluzione delle nascite, ovvero le imprese neo costituite che in base ai primi bilanci depositati superano le soglie di PMI;

-delle morti, ovvero le piccole e medie imprese che escono dal mercato o che non hanno presentato un bilancio (dormienti);

-delle migrazioni in entrata e uscita (società che cambiano scala dimensionale entrando o uscendo dal perimetro di PMI).

Il principale contributo all’aumento di PMI tra 2016 e 2017 è attribuibile a fenomeni demografici. Le stime per il 2017 evidenziano un netto aumento del numero di nuove nate (7,5% su base annua), cresciute fino a sfiorare i massimi dell’ultimo decennio. Parallelamente si è ridotto il numero di morti (-7,7% tra 2017 e 2016), con un saldo positivo tra nate e morte pari a 3.440 unità. Più ridotto il contributo delle migrazioni, che evidenziano un saldo positivo tra entrate e uscite pari a 822 unità. Per effetto di questi flussi, il numero di PMI passa da 148 mila del 2016 a 152 mila del 2017, con un andamento positivo del 2,9% che, sebbene inferiore rispetto al’incremento del 2016 (5,8%), può essere comunque considerato un importante segnale di consolidamento della ripresa.


Il 2017 è stato quindi  un anno positivo per le imprese, ma nel 2018 i primi segnali indicano un possibile cambio di tendenza.