Dopo il crollo dei fatturati del 2020 (-11,3%), i ricavi delle imprese si riporteranno in terreno positivo nei prossimi due anni, ma questo non basterà a colmare le perdite accumulate e a recuperare i livelli pre-covid. Così come lo shock della pandemia, anche l’intensità della ripresa sarà fortemente differenziata in base all’esposizione dei settori all’emergenza sanitaria, all’andamento della domanda interna e internazionale e agli impatti delle risorse messe in campo da Next Generation EU.

In base a questi fattori, alcuni comparti – come il chimico-farmaceutico, le costruzioni e il food & beverage – potrebbero uscire rapidamente dalla crisi portandosi al termine del 2022 su livelli di fatturato superiori al pre-covid, mentre le attività dei servizi B2B e BTC (tra cui ristorazione, alberghi e trasporti) e dell’energy potrebbero chiudere il prossimo biennio con forti perdite rispetto ai valori del 2019.

È questo lo scenario che emerge dal Cerved Industry Forecast, che fornisce stime sull’impatto del Covid nel 2020 e previsioni sui trend di ripresa nel biennio 2021-22 per oltre 230 settori sulla base del monitoraggio degli andamenti di oltre 1.600 attività a livello di ateco primaro.

Le previsioni sono alimentate da modelli che tengono conto dell’evoluzione della pandemia e dell’andamento della domanda globale, degli effetti dell’emergenza sanitaria sui settori più esposti in caso di ritardi nei piani vaccinali, delle ricadute settoriali di Next Generation EU (NGEU) – stimate sulla base delle allocazioni per intervento delle missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – e che incorporano valutazioni sui megatrend in atto e sul New Normal.

Le previsioni di Cerved sono state elaborate sulla base di due diversi scenari legati all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, all’efficacia delle azioni di contrasto alla pandemia (vaccinazioni, misure di contenimento) e all’efficienza nell’impiego dei fondi previsti da Next Generation EU:

  • Uno scenario base, in cui si prevedono l’allentamento progressivo delle restrizioni nella seconda metà del 2021 a seguito del raggiungimento degli obiettivi della campagna vaccinale e un rapido utilizzo dei fondi europei, con effetti sulla domanda già a partire dal 2021. In questa prospettiva, è prevista un’accelerazione di Pil e ricavi già dalla seconda metà del 2021 anche se a fine del 2022 i ricavi risulteranno ancora inferiori al 2019.
  • Uno scenario worst, in cui si prevede la persistenza di una situazione emergenziale in tutto il 2021 in seguito ai ritardi nella campagna vaccinale e a difficoltà di implementazione dei progetti legati a Next Generation EU. In questa prospettiva, il percorso di ripresa dell’economia italiana risulterebbe più lento e incostante, con un lieve rimbalzo soltanto nel 2022 e livelli ancora distanti dal 2019.

In entrambi gli scenari si assumono la mancata emersione di nuove varianti del virus non coperte dai vaccini, l’assenza di tensioni commerciali e protezionismo, una graduale ripresa della congiuntura economica globale e dell’occupazione , a livello comunitario, una politica economica e monetaria di pieno supporto sia dal lato della domanda che dell’offerta.

Considerando lo scenario base, dopo la perdita dell’11,3% nel 2020, le imprese italiane nel loro complesso farebbero registrare un incremento dei ricavi del 6,0% nel 2021, seguito da un +4,1% nel 2022. Al termine del periodo di previsione, il divario con i livelli pre Covid sarebbe del 2,1%. Nello scenario più pessimistico, la crescita dei ricavi nel 2021 (+2,8%) e nel 2022 (+3,2%) sarebbe meno significativa, con un gap più ampio rispetto al pre-covid (-5,9%).

Gli andamenti dei diversi mercati sono molto eterogenei. I comparti che al termine del 2022 vedranno crescere i ricavi rispetto ai valori pre-covid sono il Chemical, Medical & Pharma (+7,4% nello scenario base e +3,7% nello scenario worst), trainato dalla forte e diffusa crescita della domanda e degli investimenti, il Food & Beverage (+0,8% e 0,4%), per l’inelasticità della domanda e la resilienza rispetto allo shock e il Real Estate (+2,0% nello scenario base), guidato dalle costruzioni che potrebbero beneficiare massivamente delle agevolazioni previste da NGEU in materia di transizione energetica, la cui mancata implementazione comporterebbe però uno slittamento in territorio negativo (-2,0% nello scenario worst).

Tra i comparti che alla fine del 2022 potrebbero essere più in ritardo rispetto al pre-covid figurano le attività dei servizi B2B e BTC (-4,1% nello scenario base e -9,4% nello scenario worst), condizionati dal lento ritorno alla normalità di settori come ristorazione, trasporto e turismo, il comparto energetico (-4,7% e -8,4%) e il manifatturiero (-3,1% e -8,0%) che, se da un lato potrebbe beneficiare dei driver attivati da digitalizzazione e transizione ecologica, dall’altro potrebbe risentire negativamente della lenta ripresa della domanda e della riduzione dei traffici commerciali.

Scenario base

Scenario worst

Analizzando i dati a un livello di maggior dettaglio, si osserva che a guidare la ripresa potrebbero essere i settori verso i quali saranno diretti gli incentivi previsti da NGEU in materia di trasformazione digitale e transizione ecologica. Tra questi figurano gli impianti fotovoltaici e delle altre energie rinnovabili (+59,4% vs 2019 nello scenario base e +41,8% vs 2019 nello scenario worst), le tecnologie per le telecomunicazioni (+36,5% e +21,7%), i piccoli elettrodomestici (+21,0% e +15,7%), i servizi informatici e software (+16,7% e +9,6%). In continuità con i trend positivi evidenziati nel 2020 in risposta allo shock, si prevede una significativa crescita dei fatturati anche per il commercio online (+13,2% e 19,3%) e le specialità farmaceutiche (+16,1% e +12,3%).

Viceversa, tra i settori che nel 2022 potrebbero risultare più colpiti rispetto al pre-covid figurano le attività maggiormente danneggiate dal lockdown e dalle misure di contenimento della pandemia che continuerebbero ad essere le più esposte al prolungamento della situazione emergenziale e a un lento ritorno alla normalità. Il settore con le perdite maggiori di fatturato al termine del biennio risulterebbe l’organizzazione di fiere e convegni (-50,0% nello scenario base e -57,2% nello scenario worst), seguito dalla gestione degli aeroporti (-28,0% e -36,5%) e dai trasporti aerei (-27,3% e -36,6%). Si registrano impatti molto negativi anche per le agenzie di viaggio (-21,3% e -32,6%), le strutture ricettive extra-alberghiere (-17,7% e -38,9%), l’industria cinematografica (-19,7% e -25,7%) e la ristorazione (-16,1% e -25,4%).