Il Covid ha avuto conseguenze fortemente negative anche sulle dinamiche di natalità delle imprese, con le nuove società di capitale che risultano in netta flessione nel 2020.

I dati del Registro delle Imprese analizzati da Cerved evidenziano che nel corso del 2020 le iscrizioni di vere nuove società di capitali[1] sono state 80.839, in forte calo rispetto al 2019 (-14,7%) che, a sua volta, si era chiuso con un trend negativo (-3,8%).

La contrazione della natalità delle imprese è stata particolarmente significativa nella prima metà dell’anno (-24,6%), segnata dal lockdown e dalle forti restrizioni legate alla diffusione dell’emergenza sanitaria, mentre nella seconda parte del 2020 il calo è risultato più ridotto (-3,0%).


Mettendo a confronto l’andamento mensile delle nuove nate nel 2020 con quello dell’anno precedente è possibile analizzare con maggior dettaglio gli impatti della pandemia sulla natalità di impresa. I primi due mesi del 2020 mostrano un trend negativo in continuità con l’anno precedente. Gli effetti dell’emergenza sanitaria sono evidenti già a partire da marzo (-29,7% rispetto a marzo 2019), mentre ad aprile, nel pieno del lockdown, si registra un picco negativo (-79,3%) con soltanto 1.749 nuove imprese contro le 8.461 registrate nell’anno precedente. Il trend risulta in lieve ripresa a partire da maggio (4.781 nuove nate), con un rimbalzo positivo fatto registrare nei mesi successivi al lockdown (da giugno a settembre). Nel mese di luglio (+5,9%), si osserva il numero di nuove nate più alto degli ultimi cinque anni (8.612), mentre a settembre le nascite di società di capitali crescono del 14,4% (6.170 nel 2020 contro 5.394 nel 2019). Con la ripresa delle restrizioni dovuta alla seconda ondata di contagi l’andamento delle nascite ritorna su livelli negativi, con una contrazione che torna ad essere marcata nei mesi di novembre (-7,4%) e dicembre (-11,8%).

Seppur in un quadro complessivo di peggioramento, le dinamiche di natalità fatte registrare nel corso del 2020 evidenziano importanti differenze a livello settoriale che riflettono l’impatto asimmetrico dello shock Covid sul nostro sistema produttivo [2].

I comparti maggiormente colpiti in termini di natalità corrispondono a quelli più esposti alle conseguenze della pandemia e delle restrizioni. In particolare, a risultare in netto calo sono le nascite nella ristorazione (3.002 nate in meno rispetto al 2019; -38,6%), con forti contraccolpi che si registrano anche nelle strutture ricettive extra-alberghiere (589  imprese in meno; -49,5%) nell’informazione, comunicazione e intrattenimento (587 imprese in meno; -30,0%),  e nell’autotrasporto (487; -36,6%). In termini di variazione annua, i settori più colpiti sono quello delle agenzie di viaggio, degli altri servizi di istruzione e dei servizi di studi medici e odontoiatrici che non registrano nuove società di capitale iscritte nel 2020.

Di pari passo, l’emergenza sanitaria ha stimolato le prospettive economiche di un ristretto gruppo di segmenti produttivi che per effetto dell’incremento della domanda (filiera sanitaria), degli incentivi governativi in materia di transizione ecologica e digitalizzazione (es. completamento e finitura degli edifici) o di dinamiche di sostituzione (es. commercio online) hanno fatto registrare un aumento delle nascite nel corso del 2020. Tra questi figurano il commercio online (621 aziende nate in più rispetto al 2019; +43,5%) , le attività non specializzate edili (574 nate in più), i lavori di completamenti e finitura degli edifici (467), i servizi informatici e di software (396) e il commercio all’ingrosso di articoli medicali (280). In termini di variazione annua tra i settori che crescono maggiormente figurano il commercio all’ingrosso di articoli antincendio e antinfortunistici – all’interno del quale rientrano alcuni dispositivi di protezione sanitaria – l’elaborazione elettronica di dati e i servizi di pulizia e disinfestazione.

La frenata della natalità delle imprese ha assunto un’intensità piuttosto eterogenea anche a livello territoriale: l’unica provincia che nel 2020 ha fatto registrare un incremento delle nascite è L’Aquila (+3,6%; +15 nuove nate), mentre Bolzano (-1,9%), Ascoli Piceno (-2,6%) ed Asti (-3,1%) figurano tra quelle in cui il calo della natalità è risultato più contenuto. Al contrario, nelle province di La Spezia (-31,4%), Crotone (-31,0%) e Vercelli (-29,5%) l’impatto del Covid sulla nascita di nuove imprese è stato particolarmente significativo. In termini assoluti, Roma (-2.419), Milano (-1.216), Napoli (-955) e Bari (-383) risultano le province più colpite.

[1] L’iscrizione alla Camera di Commercio risponde a esigenze legali e amministrative, non statistiche: la conseguenza è che non sempre a una nuova iscrizione corrisponde una ‘vera’ nuova impresa. In molti casi, come ad esempio nelle fusioni e nelle scissioni, si iscrivono aziende (o parti di esse) già attive sul mercato. Cerved ha sviluppato una metodologia che esclude dal conteggio delle “vere” nuove imprese aziende iscritte più volte, che risultano aver già depositato bilancio o essere oggetto di procedure concorsuali pendenti prima della data di iscrizione, che sono il risultato di fusioni, scissioni o altre operazioni straordinarie (trasferimenti, conferimenti, compravendite di azienda o fusioni di ramo d’azienda), per cui si considera un periodo di 6 mesi dalla data di iscrizione. Questi ultimi parametri non sono considerati per le società immobiliari e per quelle attive nel campo del noleggio e del leasing operativo.

[2] I dati relativi al settore di appartenenza delle iscrizioni di fine 2020 non hanno ancora una copertura completa. Le imprese senza classificazione settoriale sono state redistribuite in base alla distribuzione dei settori ateco delle nuove nate.