Conti economici in ampio miglioramento

Nel 2017 , per il quarto anno consecutivo, la dinamica dei fatturati delle PMI ha fatto registrare un andamento positivo. I fatturati hanno beneficiato della congiuntura internazionale favorevole accelerando il ritmo di crescita a tassi record rispetto agli ultimi dieci anni (+5,3%). Gli effetti di questa crescita sono riscontrabili in tutte le classi dimensionali e in tutti i settori. Tra le PMI, lincremento maggiore riguarda le imprese di medie dimensioni (+5,8%), mentre le piccole crescono del 4,7%.  Sul piano settoriale, le piccole e medie imprese operanti nell’industria si distinguono per un’ottima performance (+5,7%), seguite da quelle attive nei servizi (+5,2%) e dalle imprese di costruzioni che mostrano segni di ripresa (3,4%). Questo è quanto emerge nel Rapporto PMI 2018 di Cerved.

Conti economici: ricavi PMI 2017

Osservando l’andamento del valore aggiunto nel 2017 le PMI fanno registrare un +4,5%, dato in aumento rispetto agli anni precedenti, ma ancora inferiore in relazione alla dinamica del costo del lavoro che si conferma in crescita sostenuta. Questo fa sì che il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP, rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto) si mantenga sostanzialmente costante frenando la competitività delle piccole e medie imprese italiane sui mercati internazionali.

I margini lordi delle PMI continuano a crescere a ritmi analoghi a quelli del biennio 2015-2016, con le grandi aziende che evidenziano un rallentamento abbastanza marcato (+2,6% rispetto al +5,9% del 2016) e le piccole società che accelerano sensibilmente (+4,8% rispetto al +1% del 2016); le imprese di media dimensione evidenziano un rallentamento dal +4,7% del 2016 al +2,6% del 2017.

In seguito al recupero degli ultimi cinque anni, la generazione di cassa delle PMI è a livelli eccellenti e ai massimi nel periodo esaminato: la quota del cash flow su attivo è infatti passata nel periodo 2012-2017 dal 4,4% al 6,6%, con andamenti molto simili fra imprese medie e piccole. Le grandi aziende, invece, hanno evidenziato una dinamica più stabile, partendo da un livello decisamente più elevato nel 2012 (5,9%), che è però cresciuto solo di 1,2 punti nei cinque anni. Il gap tra PMI e grandi si è fortemente ridotto rispetto agli anni della crisi economica.

Il miglioramento della redditività lorda, la dinamica degli ammortamenti e degli accantonamenti di bilancio hanno prodotto, per le PMI, un lieve aumento dell’utile ante oneri finanziari in rapporto al fatturato. Quest’ultimo è passato dal 4,7% al 4,9% per l’aggregato delle piccole e medie imprese, mentre le grandi hanno registrato un lieve peggioramento, dal 4,7% del 2016 al 4,5% del 2017. L’andamento positivo dell’indice evidenzia per le PMI un miglioramento della capacità di generare profitti dalla gestione ordinaria in rapporto al giro d’affari generato.

Alla luce del lieve miglioramento dell’utile corrente ante oneri finanziari e di quello del turnover, anche la redditività operativa che le PMI italiane sono riuscite ad ottenere, a partire dagli attivi a disposizione, sintetizzata dal ROA, ha registrato un incremento. Fra il 2016 e il 2017 l’incremento complessivo è stato più modesto rispetto agli anni precedenti e pari a 0,1 punti percentuali (dal 4,8% al 4,9%), con una dinamica identica sia per le aziende di medie dimensioni (dal 5% al 5,1%) sia per le piccole (dal 4,5% al 4,6%). La grandi società, invece, fanno registrare una redditività stabile, dopo la battuta d’arresto del 2016, ad un livello inferiore rispetto sia alle piccole che alle medie imprese.

Le dinamiche del ROI ante imposte e gestione straordinaria ricalcano quelle del ROA, con le grandi imprese che arretrano ulteriormente (dal 4,9% al 4,8%), dopo il forte calo del 2016, mentre piccole (da 6,4% a 6,5%) e medie (da 6,3% a 6,6%) proseguono sul sentiero di miglioramento: ormai il gap fra PMI e grandi si è allargato a 1,7 punti percentuali a favore delle prime.

Nel 2017 le PMI hanno continuato a beneficiare della politica monetaria espansiva della BCE in termini di minori costi del debito: il rapporto tra oneri e debiti finanziari è sceso per il terzo anno consecutivo, passando dal 3,9% al 3,5% fra 2016 e 2017. Il calo è stato più pronunciato tra le piccole imprese (da 4,5% a 4,1%), rispetto alle medie (dal 3,4% al 3,1%), ma la forbice fra le due classi è ancora pari a un punto percentuale.

Il calo del costo del debito ha contribuito, anche nel 2017, al miglioramento della redditività delle PMI italiane, misurata in termini di ritorno sul capitale immesso nelle aziende: il ritmo di crescita rallenta, ma va sottolineato come le PMI abbiano ormai raggiunto un livello di redditività abbastanza elevato. Nel complesso il ROE ante imposte e gestione straordinaria passa per le PMI dal 10,9% all’11,2%, con un gap di poco meno di tre punti percentuali rispetto al livello del 2007. Le imprese di medie dimensioni ottengono risultati ancora migliori, arrivando all’11,6%, in progresso di tre decimi di punto rispetto al 2016, mentre le piccole si fermano al 10,7%.

Nel 2017 il miglioramento complessivo degli indici di redditività è stato anche affiancato dal rafforzamento degli indici di sostenibilità dell’indebitamento. Nonostante l’aumento dei debiti finanziari delle PMI (+1,7% nel 2017),  il rapporto tra debiti finanziari e MOL si mantiene sostanzialmente stabile per tutte le classi dimensionali e si attesta a livelli storicamente bassi, intorno alle 3,5 volte per le PMI e 3,9 volte per le grandi imprese. Anche in questo caso, le piccole società evidenziano un indice migliore delle medie, con un rapporto che nel 2017 si attesta rispettivamente a 3,1 e a 3,5.

Anche il rapporto fra oneri finanziari e MOL continua a ridursi: la dinamica dell’ultimo anno ha visto un ulteriore calo di un punto percentuale per le PMI (dal 13,2% al 12,1%), mentre per le aziende più grandi il calo si è limitato a 0,3 punti (dal 12,9% al 12,6%). In questo caso, la performance è migliore per le medie aziende (10,9%) rispetto alle piccole (13,8%).