Nel 2017 il mercato dei mini-bond ha continuato a crescere portando a 105 il numero delle  imprese italiane, in gran parte PMI, che hanno sperimentato questa forma di finanziamento. La raccolta totale effettuata attraverso i mini-bond  è stata di € 5,5 miliardi, di cui quasi € 1,4 miliardi verso le PMI.

Abbiamo chiesto a Giancarlo Giudici, professore di Corporate Finance al Politecnico di Milano, in che misura i mini-bond hanno aiutato le imprese?

“I  mini-bond hanno aiutato le imprese non tanto a trovare risorse finanziarie alternative al credito bancario, quanto a imparare a relazionarsi con gli investitori istituzionali, con il mercato di capitale, con i consulenti e con le società di rating. Nella maggioranza dei casi le imprese che hanno emesso mini-bond avrebbero potuto ottenere credito attraverso il circuito bancario, quindi l’obiettivo perseguito è stato quello di differenziare le fonti di finanziamento e di aumentare la duration* delle fonti stesse. Le statistiche mostrano che, soprattutto nel comparto manifatturiero, l’indebitamento delle imprese è molto concentrato nel breve termine. Attraverso i mini-bond, invece, diverse imprese hanno potuto consolidare nel lungo termine le loro passività ottenendo certezza e stabilità sulle fonti finanziarie.”

Le imprese che emettono minibond generalmente sono imprese sane, ma come varia nel tempo il loro standing creditizio?

“Quest’anno, nel 4° Report italiano sui Mini-Bond, abbiamo analizzato la dinamica degli upgrade o downgrade del rating, vale a dire dei miglioramenti o dei peggioramenti del merito creditizio delle imprese emittenti. L’analisi sull’evoluzione temporale del rating pubblico su 100 emissioni ha evidenziato un ridotto numero di ‘migrazioni’, ugualmente suddivise fra upgrade e downgrade. Tuttavia c’e’ stata una  ridiscussione dei covenant per due o tre aziende che hanno aperto una procedura concorsuale (fallimento e/o concordato preventivo).

E’ interessante notare che l’impresa che aveva il rating migliore (A2.1) è peggiorata ed è passata in classe C1.1. Questo può accadere per le aziende che operano in settori in difficoltà come l’impiantistica, che ha risentito delle variazioni di prezzo del petrolio e dove gli investimenti hanno subito un brusco rallentamento creando grossi problemi di liquidità e di sostenibilità del debito.

Cosa si può fare per favorire l’utilizzo dei mini-bond?

“La normativa è abbastanza completa. Ma come sono stati concessi crediti di imposta alle società che si quotano in borsa, si potrebbe pensare a crediti di imposta per le società che emettono mini-bond. Infatti, le imprese che si quotano in borsa hanno un credito di imposta pari al 50% delle spese sostenute per i costi del processo.Per simmetria si potrebbe fare la stessa cosa per una impresa che quota non solo l’equity ma anche il debito. Ma l’elemento determinante è di natura culturale:bisogna far conoscere lo strumento dei mini-bond, spiegarne i vantaggi e promuovere soprattutto operazioni di sistema come quella dei basket bond **.”

 Come si posiziona l’Italia nel mercato europeo dei minibond?

“L’Italia  è uno dei paesi leader in questo momento per la  crescita della raccolta di capitale attraverso i mini-bond. Negli altri paesi europei non ci sono, al momento, situazioni simili in termini di sviluppo del mercato.

In parte fa eccezione il Regno Unito perché il mercato è ben sviluppato, ci sono più intermediari, più risorse e molte  PMI che fanno emissioni, tuttavia su tali operazioni è difficile fare delle statistiche per mancanza di dati precisi.

In Germania nel 2017 sono stati emessi mini-bond per un ammontare di € 791milioni, in calo del 10% rispetto all’anno precedente. D’altra parte il numero di emissioni è aumentato rispetto al 2016, passando da 16 a 23. Nel complesso il mercato fa fatica a riprendersi a causa dell’elevato numero di fallimenti avvenuti in passato e della scarsa trasparenza delle comunicazioni tra PMI e mercati finanziari. In Francia il mercato è meno sviluppato e non sta crescendo come in Italia.”

 Cosa ci possiamo aspettare per il  2018?

“Per il 2018 le aspettative prevedono una crescita in linea con i dati del 2017, a meno che non arrivino sui mercati turbolenze improvvise. Ad esempio un ipotetico innalzamento dei tassi di interesse potrebbe frenare le emissioni di mini-bond. Peraltro, eventuali segnali negativi dal mercato borsistico potrebbero invece incrementare l’interesse degli investitori verso i mini-bond.

In sintesi posso dire che l’industria dei mini-bond sta crescendo; siamo giunti al primo ciclo di rifinanziamento e ci sono tante imprese con titoli in scadenza che si stanno rifinanziando sul mercato, quindi il ciclo si è riattivato positivamente.

Gli investitori esteri guardano con attenzione al nostro mercato e per ora sottoscrivono i titoli con l’importo più elevato (40/50 milioni di euro), per cui anche con poche operazioni fanno una certa massa (25% del totale). Probabilmente, se anche nel 2018 ci fossero operazioni di sistema come quella dei  basket bond, si potrebbero canalizzare risorse estere anche su titoli di importo più contenuto.”

* La duration è la vita media ponderata dei flussi di cassa futuri di un’obbligazione.,è proporzionale alla volatilità del valore del titolo, rispetto ad una variazione dei tassi di interesse sul mercato.

** basket bond: emissione contestuale di minibond con caratteristiche simili di durata decennale che ha coinvolto dieci società italiane iscritte al programma ELITE. Grazie a questa iniziativa, le dieci società hanno raccolto capitale di debito per finanziare il loro percorso di crescita .