La crisi economica generata dall’emergenza Covid-19 potrebbe infliggere gravi danni al nostro sistema economico e tradursi in forti perdite per le imprese italiane, penalizzate dal lockdown e dalle altre restrizioni logistiche legate al contenimento dell’epidemia e colpite dal forte stallo della domanda interna e globale. Nel biennio 2020-21, a seconda dei diversi scenari di persistenza della condizione emergenziale, le imprese italiane potrebbero perdere tra i 509 e i 671 miliardi di fatturato. In un contesto di forte criticità per tutte le attività del sistema produttivo, gli effetti saranno molto diversificati a livello settoriale, con impatti particolarmente violenti nell’ambito dei trasporti, del cinema e delle strutture ricettive e settori che invece beneficeranno del nuovo scenario come il commercio online e il farmaceutico.

È questo lo scenario che emerge dal nuovo Cerved Industry Forecast, che aggiorna le previsioni di marzo tenendo conto dell’evoluzione dell’epidemia, delle misure di lockdown e dei diversi DPCM ed estendendo l’analisi a livello più granulare monitorando gli andamenti di oltre 1.600 settori.

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In questa nuova edizione del Cerved Industry Forecast i modelli previsionali utilizzati per la stima dell’impatto del Covid-19 sui diversi settori dell’economia italiana sono stati aggiornati sulla base di assunzioni differenti rispetto alla precedente versione di marzo. Le nuove ipotesi di scenario, infatti, tengono conto del prolungamento dei lockdown, delle problematicità riscontrate nella gestione dell’emergenza e di una fase di riapertura caratterizzata da forti incertezze e molto differenziata tra i settori. Le stime aggiornate sull’impatto del Covid convergono quindi verso lo scenario pessimistico del Cerved Industry Forecast di marzo restringendo la forchetta percentuale tra le diverse ipotesi.

Anche in questa edizione sono state formulate previsioni per due scenari:

  • Uno scenario soft, in cui si prevede una graduale riapertura dell’economia a partire da maggio 2020, seppur in presenza di misure di contenimento dei contagi, e l’assenza di ulteriori periodi di lockdown. In questa prospettiva, si prevede un graduale ritorno alla normalità e una ripresa lenta e costante del ciclo economico nonostante gli impatti molto importanti del virus sulla domanda nazionale, sulle catene del valore e sulle attività di import-export.
  • Uno scenario hard, in cui si prevede la persistenza di una situazione emergenziale fino alla fine del 2020, con una ripartenza seguita da successivi periodi di lockdown. In questa prospettiva, l’economia italiana risulterebbe ancora più danneggiata dalla crisi, anche a causa della forte incertezza operativa che accentuerebbe i limiti strutturali del paese rendendo il percorso di ripresa lento e incostante.

In entrambi gli scenari si prevedono la tenuta dei mercati finanziari e una politica economica e monetaria di pieno supporto sia dal lato della domanda che dell’offerta.

Nello scenario soft le imprese italiane perderebbero il 12,7% dei propri ricavi nel 2020, per poi riprendersi nell’anno successivo, in cui è previsto un aumento dell’11,2% che comunque non riporterebbe i fatturati ai livelli del 2019 (-2,9%). Nel caso di durata prolungata dell’emergenza, la caduta dei ricavi nel 2020 sarebbe molto più significativa (-18,0%), con un gap alla fine del periodo di previsione ancora più ampio rispetto al 2019 (-4,3%).

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Dal punto di vista settoriale, seppur in un contesto generalizzato di forte contrazione dei fatturati, gli impatti sarebbero molto diversificati nell’economia. Nello scenario hard, gli effetti della crisi sarebbero particolarmente severi per i comparti della logistica (-12,7%), dei servizi non finanziari (-8,4%) e dei mezzi di trasporto (-8,2%). Gli unici comparti a far registrare performance positive al termine del periodo di previsione, sarebbero il chimico-farmaceutico (+7%) e, in misura minore, l’elettrotecnica e informatica (+0,3%). Nello scenario soft anche il comparto agricolo si riporterebbe su valori di fatturato superiori al 2019 (+0,8%).

Analizzando i trend ad un maggiore livello di dettaglio, il settore più colpito risulterebbe essere quello della proiezione cinematografica, che perderebbe il 65% nello scenario soft e addirittura l’80% nell’ipotesi di un prolungato ritorno alla normalità. La persistenza della situazione emergenziale porterebbe ad un forte ridimensionamento dei ricavi anche nel trasporto aereo di passeggeri (-60,8%), con riflessi anche nella gestione degli aeroporti (-56,7%). In forte difficoltà anche il settore turistico, con cali previsti fino al 55% per agenzie viaggi e tour operator e al 52,9% per gli alberghi. Un altro settore per cui si stima una forte contrazione dei fatturati è quello della ristorazione, che potrebbe bruciare un terzo dei ricavi in caso di uno scenario soft e la metà dei ricavi in uno scenario hard.

Viceversa, alcuni settori potrebbero beneficiare dell’emergenza in seguito ai cambiamenti indotti dal virus e dal lockdown nelle abitudini e nelle preferenze di consumatori e imprese. In particolare, si stima una crescita molto significativa per il commercio on line (+40% nello scenario hard), in grande espansione soprattutto nel ramo del food delivery. Si registrano previsioni positive anche per i settori maggiormente impattati all’interno delle catene del valore dell’emergenza sanitaria, come la fabbricazione di dispositivi per la respirazione artificiale (16,8%), di vetro per laboratori, farmacie e ad uso igienico (15%), di attrezzature e articoli di vestiario protettivi (14,4%) e la produzione di tessuti non tessuti (13,8%). Stime di crescita nel prossimo biennio anche per le specialità farmaceutiche (+ 13,5%) e per i canali della distribuzione alimentare caratterizzati da maggiore prossimità, come i supermercati, i discount e i minimarket (+12,3%).