Lo shock economico generato dal Covid-19 produrrà un impatto molto significativo sui sistemi produttivi delle città medie italiane che, per struttura e conformazione della nostra economia, rappresentano una fetta importante del pil nazionale, soprattutto in virtù della forte diffusione territoriale di poli industriali e distretti manifatturieri.

Gli effetti del Covid saranno consistenti in tutte le città medie, con i ricavi prodotti nel 2020 che a seconda degli scenari potrebbero contrarsi dal -11,9% al -16,9% e perdite di fatturato tra i 261 e i 343 miliardi. A fronte di questo rallentamento generalizzato, tuttavia, l’intensità dello shock potrebbe variare a seconda delle diverse specializzazioni dei sistemi locali, con città che risulteranno maggiormente impattate dalla pandemia, come Potenza, Chieti e Campobasso, e città meno esposte alla crisi, in cui si registreranno minori perdite come Latina, Imperia e Parma. E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge da uno studio che Cerved ha prodotto per ANCI in cui sono state elaborate previsioni su quali saranno gli impatti che il Covid avrà sui sistemi produttivi delle città medie italiane.

Le previsioni di Cerved sono state elaborate monitorando gli andamenti di oltre 1.600 settori, tenendo conto delle misure restrittive e dei vari DPCM introdotti nel corso della pandemia, e sulla base di due scenari:

  • Uno scenario soft, in cui si ipotizza un graduale ritorno alla normalità a partire dal secondo semestre del 2020 e un percorso costante di ripresa dell’economia;
  • Uno scenario hard, in cui si ipotizza la persistenza di una situazione emergenziale nel corso di tutto il 2020 e una ripresa più lenta e incostante.

Il modello predittivo è stato proiettato sui bilanci di circa 730 mila imprese operative. Per fotografare con maggiore precisione il contributo produttivo e il diverso grado di esposizione delle economie locali rispetto al Covid-19, i ricavi delle imprese con più unità locali sono stati distribuiti sulle sedi territoriali in base al numero degli addetti per comune.

I risultati delle previsioni riflettono le diverse specializzazioni delle città medie. Considerando il fatturato complessivo prodotto nelle città medie, il 34,9% si concentra in settori in cui l’impatto del Covid-19 sarà particolarmente severo (< del -25,6% nel 2020) mentre i settori anticiclici (in crescita nel 2020) contribuiscono soltanto per il 13%.

Le città medie che presentano le quote più elevate di fatturato nei settori a maggior impatto Covid-19 sono Potenza (56,5%) e Chieti (56%) che, insieme a Campobasso (54,7%), risentono degli effetti negativi del comparto automotive previsto in forte calo. Sul versante opposto, tra le città che evidenziano le quote più alte nei settori anticiclici, troviamo al primo posto Latina (37,8%), dove incidono comparti resilienti come il farmaceutico e l’agroalimentare, e Imperia (30,3%), dove è forte il peso dell’industria olearia e della distribuzione alimentare moderna.

Le previsioni sugli andamenti del fatturato nel 2020 confermano il quadro emerso dalle specializzazioni. Le città medie che saranno più colpite dagli effetti del Covid sono infatti Chieti (-16,1% nello scenario soft e -22,6% nello scenario hard), Potenza (-15,9% e -21,9%) e Campobasso (-15,8% e -22,1%), seguite da Pesaro (-15% e -21,4%), Aosta (-14,5% e -19,2%) e Brescia (-14,3% e -20,1%). Tra le province meno colpite figurano invece Latina (-5% e -7,5%), Oristano (-7,6% e -10,8%) e Parma (-8,4% e -11,7%).

Se si considera il fatturato perso nel biennio 2020-21 rispetto alla situazione pre-Covid, la contrazione maggiore è registrata Brescia, con una perdita complessiva dei ricavi che, a seconda dei diversi scenari, va dai 16 ai 21 miliardi, trainata dalle performance negative di siderurgia e metalli. Al secondo posto di questa classifica si posiziona Verona (12-16 miliardi persi), dove a pesare di più sono i concessionari di automobili, mentre al terzo posto figura Bergamo (11-15 miliardi) dove incidono maggiormente i cali dell’edilizia e della componentistica auto.

Un quadro simile si rileva anche sul piano occupazionale, guardando al numero e alla concentrazione degli addetti nei settori a forte impatto Covid-19: Brescia è la città che presenta il maggior numero di lavoratori nei settori a forte impatto (97 mila; il 43,1% del totale), seguita da Bergamo (92 mila; il 37,8% del totale) e Vicenza (76 mila; il 39,1% del totale).  In termini di incidenza sul totale, Prato è la città con la percentuale più alta (51,1%), con quote molte alte che si osservano anche a Frosinone (43,2%) e a Taranto (42,2%).

Utilizzando i dati di bilancio e le previsioni settoriali, Cerved ha simulato l’evoluzione mensile del cashflow delle imprese italiane individuando quali di queste potrebbero entrare in crisi di liquidità a causa del Covid. Tra le città medie Prato è quella che ha una maggiore incidenza di queste sul totale (35%), seguita da Rimini (34,6%) e Siena (34%), mentre Asti (25,7%), Ferrara (26,1%) e Belluno (26,3%) sono le città con le quote più basse di aziende in crisi di liquidità sul totale.

La mappa del rischio prospettico post-covid ci restituisce una fotografia in cui si intensifica il gap tra le città del Centro-Nord della Penisola e quelle del Mezzogiorno, con queste ultime che presentano una quota maggiore di imprese con profili di rischio più elevati.  Sia nello scenario soft che nello scenario hard, la città che fa registrare una percentuale più alta di imprese in area di rischio secondo il Cerved Group Score è Crotone (28% nello scenario soft e 34,8% nello scenario hard), seguita da Siracusa (25,5% e 31,4%) e Vibo Valentia (24,2% e 31,5%). Le quote di rischio più basse nello scenario hard si registrano a Bolzano (13%) e a Cuneo (13,7%).