Il legislatore europeo promuove l’integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi delle banche che devono rafforzare il loro impegno su tematiche legate alla finanza sostenibile, costituendo specifici prodotti e servizi con un importante attenzione alla comunicazione degli impatti delle proprie attività.

Il tema dei rischi dei cambiamenti climatici è tra le priorità di vigilanza della Banca Centrale Europea che lo ha introdotto tra i rischi su cui si concentrerà nell’attività di vigilanza per il 2021.

Tale premessa ci consente di inquadrare la tematica e di capire come le Agenize di rating, tra cui Cerved Rating Agency (CRA), abbiamo deciso di fornire strumenti a supporto delle recenti novità normative. Ma facciamo un passo indietro e vediamo cosa dice il legislatore europeo.

Mercato del credito e sostenibilità.

Il mercato del credito ricopre un ruolo fondamentale nella trasmissione all’economia reale dei principi di sostenibilità. Questo è quello che ha richiesto il legislatore europeo sin dall’approvazione nel 2018 del Piano di Azione sulla Finanza Sostenibile.

Il Piano prevedeva infatti iniziative per mobilitare le risorse finanziare verso la finanza sostenibile mediante lo sviluppo di una Tassonomia, ovvero un insieme di definizioni sulle attività sostenibili in grado di eliminare la presenza di fenomeni di “green washing” (dichiarazioni di presunti comportamenti sostenibili non supportarti da dati reali).

Quali attività economiche possono essere chiamate “sostenibili”?

Il 9 marzo 2020 è stato pubblicato il report finale sulla “tassonomia UE” delle attività economiche sostenibili ma gli atti delegati che avrebbero dovuto dettagliare alcuni parametri scientifici per la classificazione delle attività sostenibili non sono ancora giunti a compimento dopo gli esiti della consultazione di fine anno.

Su questo fronte ci sarà ancora un po’ di strada da fare da parte del legislatore che, in primo luogo, dovrà fare chiarezza  sulla posizione degli operatori di mercato come gli intermediari finanziari.

I Green Bond Standards

Il Piano di Azione sulla Finanza Sostenibile prevede inoltre la creazione di nuovi standard per l’etichettatura degli strumenti di debito sostenibile, i cosiddetti Green Bond Standards. Tali standard sono stati proposti dal TEG e aperti ai commenti in una consultazione pubblica conclusasi nell’ottobre 2020.

Integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi delle banche

Sempre nel medesimo Piano, sono poi contenute alcune iniziative che il Parlamento richiede di intraprendere sul tema dell’integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi delle banche.

Tra queste iniziative la principale è la previsione di introdurre un incentivo sui requisiti prudenziali delle banche per le attività green in un’ottica di riduzione del profilo di rischio.

Questa iniziativa che coinvolge tutte le banche centrali europee, l’EBA e la BCE, necessita di un periodo di studio per determinare l’approccio più corretto per consentire la liberazione di patrimonio regolamentare a fronte di finanziamenti green. Ovviamente la definizione di finanziamenti green è collegata a quanto previsto dalla predetta Tassonomia.

In questo quadro regolamentare si muovono le agenzie di rating ed in particolare le società che si occupano di misurazione dei rischi ESG (Enviroment, Social, Governance) e di rating ESG. Non parliamo pertanto di rating di credito che incorpora i fattori ESG, altro elemento esplicitamente richiamato dal Piano di Azione UE, ma di misurazione dei rischi ESG ‘puri’ ed in particolare dei rischi di impatto ambientale.

In quest’ottica appare utile richiamare la recente inziativa dell’EBA che ha pubblicato nel giugno 2020 le cosiddette “Linee guida sulla concessione e sul monitoraggio del credito” in cui espressamente si richiama la necessità di associare all’analisi creditizia tradizionale anche un’analisi dei rischi ESG.

Più nello specifico EBA richiama le banche alla misurazione degli impatti finanziari da rischi di cambiamenti climatici, aspetto finora poco considerato dagli intermediari finanziari per carenza di dati strutturali.

Il tema dei rischi dei cambiamenti climatici è tra le priorità di vigilanza della Banca Centrale Europea che lo ha introdotto tra i rischi su cui si concentrerà nell’attività di vigilanza per il 2021 richiedendo un’autovalutazione alle banche stesse e conducendo nel prossimo 2022 uno stress test di vigilanza prudenziale.

La risposta delle Agenize di Rating alle novità legislative

Tale premessa ci consente di inquadrare la tematica e di capire come le agenizie di rating, come Cerved Rating Agency (CRA), abbiamo deciso di fornire strumenti a supporto delle recenti novità normative.

Lo strumento sviluppato in CRA prevede una forte componente di digitalizzazione, indispensabile per offrire una soluzione in grado di fornire valutazioni ESG su portafogli di esposizioni creditizie piuttosto ampi e articolati.

La risposta sviluppata consiste nella creazione di una piattaforma digitale di valutazione automatizzata delle performance di sostenibilità delle controparti bancarie che forniscono i dati non finanziari richiesti per la valutazione.

La fornitura dei dati dei clienti bancari avviene attraverso un questionario a cui si accede tramite link web based e nel quale è possibile caricare dati, informazioni e documenti a beneficio della banca.

Oltre all’interfaccia di caricamento dati, la CRA ha sviluppato un sistema in back-end in grado di elaborare degli score di performance assegnati ai singoli fattori ESG valutati.

In tempo reale è possibile elaborare un quadro di sintesi delle performance ESG di un cliente per qualsiasi attività svolta e dimensione aziendale. Il dataset di informazioni richieste è infatti univoco e consente una standizzazione dei dati e dei risultati con la possibilità di confrontare la rischiosità ESG di un’attività in comparazione con quella di settori differenti.

Questo approccio si è dimostrato molto utile per le banche sia per la possibilità di adottare e integrare strumenti di misurazione del rischio ESG nei propri processi di erogazione e monitoraggio del credito sia per la possibilità di allocare le attività di finanziamento in funzione delle performance ESG.

Alcuni istituti hanno infatti implementato iniziative di finanza sostenibile incorporando gli strumenti di misurazione dei rischi ESG.

Quali sono le maggiori criticità e sfide rispetto alla qualità dei dati ESG e alla loro valutazione?

  • Disponibilità dei dati

Non sono disponibili sul mercato i dati non finanziari. Ad oggi non esiste un repository pubblico di dati ad eccezione del database GRI, ovviamente non idoneo a fornire metriche adatte alla valutazione di tutte le imprese classificate nei diversi settori industriali né adatte alla misurazione di performance di aziende medio-piccole.

  • Consapevolezza delle imprese

La carenza di dati si associa alla scarsa conoscenza delle tematiche di sostenibilità da parte delle imprese. Tale mancanza di conoscenza a volte porta le stesse aziende a non monitorare i fattori chiave ESG e a sottostimarne l’importanza, le opportunità e i rischi connessi.

Metriche

L’aspetto valutativo è sicuramente il più complesso. E’ fondamentale avere un approccio rigoroso e il più possibile  standardizzato. La standardizzazione dei dati elimina fattori di errore e favorisce un posizionamento competitivo. Tale approccio quantitativo deve al tempo stesso integrarsi con elementi di valutazione qualitativa e di compliance che siano in grado di esprimere un giudizio sulla mitigazione dei rischi inerenti, che è l’obiettivo dei modelli realizzati per le banche.

  • Governance

Questo è uno degli aspetti più critici quando si affronta la valutazione delle piccole e medie imprese. Il capitalismo italiano è un capitalismo famigliare e non sempre l’organo di governo presenta la dovuta trasparenza e indipendenza nella gestione.

  • Qualità dei dati

Altro tema cruciale è la veridicità dei dati sottostanti alle valutazioni. Quando esprimiamo rating su richiesta dei clienti abbiamo processi e database che tracciano i dati dei bilanci pubblicati dai soggetti valutati, spesso oggetto di revisione da parte di auditor. Ma nel caso delle PMI questo non può avvenire per ovvie economie di scala delle imprese, pertanto si fa riferimento al dato fornito dalle stesse imprese. Questo può costituire un forte limite se non intervengono soggetti terzi che possano effettuare delle verifiche (esempio gli enti di certificazione).

  • Materialità

I settori Ateco sono molteplici e non sempre è possibile costruire metriche accurate sui singoli settori che hanno temi materiali specifici. E’ altrettanto vero che prevalentemente per i temi ambientali si pone questa criticità mentre per gli aspetti sociali e di governo aziendale sono validi principi universali e trasversali ai vari settori.

Conclusioni

La finanza sostenibile ha accelerato la cultura della responsabilità sociale di impresa sotto l’acronimo di ESG. Lo ha fatto anticipando le iniziative del regolatore che sicuramente daranno una spinta ulteriore al processo di sensibilizzazione delle imprese verso sistemi produttivi a più basso impatto ambientale.

Restano ancora molti “vuoti” da colmare e azioni da intraprendere.

E’ importante trasferire alle imprese e all’economia reale le criticità legate all’ambiente e alle tematiche di sostenibilità.

Un cambio di passo è richiesto a tutti, in primis alle imprese che devono investire per modificare e ridurre il proprio impatto ambientale e introdurre una cultura attenta alle tematiche di inclusione e diversità.

Siamo tutti chiamati a questa sfida, noi consumatori per primi perché possiamo accelerare questo cambiamento.

La Tassonomia appare un impianto regolamentare molto complicato e forse di difficile applicazione per gli intermediari finanziari e gli investitori, perchè troppo schematico soprattutto per la parte relativa agli atti delegati.

Occorrono incentivi per le banche nell’attività di lending sostenibile e in questo senso ci si aspetta che il legislatore europeo introduca il meccanismo di liberazione patrimoniale definito green supporting factor e al tempo stesso servono incentivi per le imprese e i risparmiatori.

Per le imprese appare necessario anche un vincolo normativo ad un livello minimo di informativa non finanziaria da introdurre in aggiunta ai bilanci finanziari, con obbligo di deposito presso le camere di commercio.

Per i risparmiatori una detassazione per favorire l’utilizzo di strumenti finanziari che vadano nella direzione della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta.

Il tempo rimasto per il rispetto degli Accordi di Parigi è sempre più breve.