L’andamento delle chiusure di impresa nel 2020 non riflette ancora gli effetti della crisi economica generata dalla pandemia. I dati sulle procedure di uscita dal mercato risultano infatti fortemente condizionati dalle misure straordinarie di emergenza, dagli effetti temporaneamente dissuasivi di garanzie pubbliche e ristori e dal mancato ritorno alla piena operatività dei tribunali.

Tutte le tipologie di chiusure di impresa nel corso del 2020 hanno subito un crollo, con una caduta verticale delle procedure nei mesi del lockdown (2q 2020) e un trend che si è mantenuto negativo nei trimestri successivi.

Questa è la fotografia che emerge dall’Osservatorio Cerved che analizza i dati di fine 2020 relativi a fallimenti, procedure e chiusure di impresa.

La riduzione è più marcata per i fallimenti (-31,6%), con 7.594 procedure aperte nel 2020, e per le procedure non fallimentari (-30,8%; 1.044 procedure), anche se i concordati (430 procedure) evidenziano un calo più contenuto (-18,9%). Le liquidazioni volontarie (61.296) fanno registrare una riduzione delle procedure del 19,2%. 

Nel contesto di una forte riduzione delle chiusure di impresa diffusa a tutti i settori dell’economia, le costruzioni risultano il comparto in cui il calo delle procedure è più marcato, con una flessione del 34.6% dei fallimenti (1.384 procedure), del 36,5% delle procedure non fallimentari (155), del 30,3% dei concordati preventivi (92) e del 18,9% delle liquidazioni (3.779).

Il settore manifatturiero fa registrare cali delle procedure di minore intensità, con i fallimenti (1.029 procedure) che si riducono su base annua del 30,9%, le procedure non fallimentari (175) del 15,0% e le liquidazioni volontarie (2.526) del 14,2%. I concordati preventivi dell’industria (126) risultano l’unica tipologia di chiusura che chiude l’anno con un incremento delle procedure (+6,8%).

I servizi fanno registrare un calo del 31,6% dei fallimenti (4.280) e del 31,4% delle procedure non fallimentari (655), mentre i concordati (192) e le liquidazioni (22.352) diminuiscono a livelli più contenuti (rispettivamente del 19,3% e del 16,4%).

I fallimenti

I dati sulle procedure fallimentari aperte nel corso del quarto trimestre del 2020 continuano a far registrare un andamento negativo su base annua. I dati risentono degli effetti sull’attività dei tribunali della seconda ondata di contagi, che ha ulteriormente ritardato il ritorno alla piena operatività dei tribunali impattando sull’apertura di nuove pratiche.

Il totale delle procedure di fallimento registrate nel 2020 è pari a 7.594, un dato che risulta in forte calo rispetto al 2019 (-31,6%), raggiungendo i livelli più bassi dal 2008 (7.332). La drastica riduzione è dovuta alle misure di emergenza introdotte nel corso della pandemia, come l’improcedibilità dei fallimenti e la moratoria sui crediti, e al mancato recupero della piena operatività dei tribunali.

Tra ottobre e dicembre 2020 i fallimenti dichiarati dalle imprese italiane sono stati 2.902, in calo del 7,2% rispetto al 4q 2019. La riduzione delle procedure nel 4q 2020 risulta comunque meno marcata rispetto agli altri trimestri dell’anno in cui l’andamento è condizionato dalla dichiarazione di improcedibilità dei fallimenti.

I dati settoriali indicano che, con 1.384 procedure aperte nel corso del 2020, è l’edilizia a far registrare il calo dei fallimenti più consistente su base annua (-34,6%). I default nel settore dei servizi sono stati 4.280 (il 56,4% del totale), con una riduzione del 31,6% rispetto al 2019, mentre con 1.029 procedure aperte l’industria cala del 30,9%. Nell’ultimo trimestre dell’anno i cali sono stati meno netti nelle costruzioni (-6,3% rispetto al 4q 2019) e nei servizi (-8,2%), mentre rimane alto il divario rispetto all’anno precedente nell’industria (-17,1%).

Sono soltanto due le regioni che, in controtendenza rispetto alle altre, fanno registrare nel 2020 un aumento dei fallimenti in seguito a un forte incremento delle procedure negli ultimi due trimestri: la Basilicata (+7,7% rispetto al 2020) e il Friuli Venezia Giulia (+0,8%). Nell’ultimo trimestre si osservano aumenti delle procedure fallimentari in Basilicata (+56,3%), Friuli Venezia Giulia (62,1%), Trentino Alto Adige (25,0%), Molise (7,1%) e Lombardia (1,3%). A fine anno, il numero dei fallimenti risulta particolarmente basso in Abruzzo (-44,3%), in Sardegna (-43,3%) e nel Lazio (-41,7%), mentre Trentino Alto Adige (-21,6%) e Molise (-22,9%), seppur ancora in terreno negativo, mostrano un trend in rialzo.

Le procedure non fallimentari

Anche le procedure non fallimentari proseguono il loro trend calante nel corso del quarto trimestre 2020. Il numero complessivo di procedure non fallimentari registrate nel 2020 è pari a 1.044, un dato in netto calo rispetto al 2019 (-30,8%) che porta il totale delle procedure ai livelli più bassi dal 2007 (898).

La riduzione delle procedure non fallimentari è dovuta in parte a interventi straordinari, come le proroghe dei termini sui tempi di pagamento e sugli impegni assunti, e in parte al mancato recupero della piena operatività dei tribunali che ha fatto slittare i tempi di lavorazione delle pratiche.

Nel corso del 2020 l’andamento delle procedure non fallimentari ha assunto intensità e trend diversi a seconda della tipologia e del macrocomparto. I concordati preventivi hanno fatto registrare una riduzione nelle costruzioni (-30,3%) e nei servizi (-19,3%) risultando invece in crescita nell’industria (+6,8% rispetto al 2019), in seguito agli incrementi osservati nel terzo (+45,5%) e nel quarto trimestre dell’anno (+83,3%). Le liquidazioni coatte amministrative invece sono risultate in forte calo in tutti i settori, ma in particolar modo nell’edilizia (-58,0%), mentre nell’industria e nei servizi le riduzioni sono rispettivamente del 52,9% e del 50,7%. Il calo delle liquidazioni coatte amministrative è stato particolarmente marcato nel terzo trimestre dell’anno dove le procedure hanno fatto osservare riduzioni del 90,9% nell’industria e dell’84,3% nei servizi.

Le liquidazioni volontarie

Il calo delle liquidazioni volontarie di imprese in bonis è proseguito anche nel corso del quarto trimestre del 2020.

La fase di contenimento delle procedure aperte si è protratta anche nella fase successiva al lockdown, anche per effetto delle moratorie e delle altre misure eccezionali adottate dal governo e dalle autorità di vigilanza.

Le procedure di liquidazione in bonis aperte nel corso del 2020 sono state 61.296, un dato che risulta in forte calo rispetto al 2019 (-19,2%) e che si avvicina ai minimi storici del 2001 (59.666). Da ottobre a dicembre 2020 le procedure di liquidazione in bonis aperte dalle imprese italiane sono state 30.506, in discesa del 13,9% rispetto al dato del 4q 2019.

Tra le vere società di capitale il macrocomparto che nel 2020 fa registrare la riduzione più importante delle liquidazioni è quello delle costruzioni (-18,9%), in cui dall’inizio dell’anno sono state aperte 4.379 procedure. L’industria, con 2.660 liquidazioni in bonis cala in misura più ridotta (-14,2%), mentre i servizi, con 24.794 procedure aperte,  fanno evidenziano una contrazione del 16,4%.

Il trend di riduzione delle liquidazioni delle vere società di capitale nel 2020 evidenzia un ritmo piuttosto diversificato a livello territoriale.

Il Trentino Alto Adige è l’unica regione italiana che nel 2020 ha visto aumentare le liquidazioni in bonis delle vere società di capitale (+4,3%), trainate in particolare dall’incremento su base annua dell’ultimo trimestre (+7,3%). Nel 4q 2020 si sono registrati incrementi delle liquidazioni anche in Lombardia (+8,8%), Emilia Romagna (+2,6%), Abruzzo (+3,0%) e Umbria (+3,9%).

A fine 2020 i cali su base annua delle liquidazioni risultano molto marcati in Campania (-28,6%), Molise (-27,6%), Basilicata (-26,5%) e Lazio (-26,3%), dove anche nel quarto trimestre la riduzione delle procedure continua ad essere superiore al 20%.