Buone previsioni per il 2021. Secondo il Cerved Industry Forecast nel prossimo biennio i ricavi delle imprese italiane sono previsti in forte ripresa. Dopo le perdite subite nel 2020 a causa della pandemia (-9,6%), i fatturati faranno registrare un forte rimbalzo nel 2021 (+7,7%). La crescita si manterrà sostenuta anche nel 2022 (+5,7%) superando i livelli pre-Covid nel 2022 (+2,9% vs 2019) e consolidandosi ulteriormente nel 2023 (+3,5%).

Le traiettorie dei settori continueranno ad essere molto differenziate, in virtù della loro diversa esposizione agli impatti della pandemia e delle misure di contenimento, ma anche per effetto delle ricadute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Piano convoglierà ingenti risorse all’interno del nostro sistema produttivo, in particolare verso i settori più legati ai temi della digitalizzazione, della transizione energetica e della mobilità sostenibile.

In questo scenario, permangono comunque elementi di situazioni di incertezza connessi all’evoluzione della pandemia e ai prezzi delle materie prime, che potrebbero rallentare la ripresa dei margini.

L’Industry Forecast è lo studio di Cerved in cui si forniscono stime sui ricavi del 2021 e previsioni sull’andamento nel biennio 2022-23 per oltre 230 settori economici, con un focus sulle possibili ricadute dei rincari delle materie prime a livello settoriale.

Le performance dei settori

Il trend dei ricavi dei settori risulta molto diversificato. Nel 2021 soltanto pochi comparti riescono a riportarsi sui livelli pre-Covid: tra questi figurano l’agricoltura (+5,7% vs 2019), le costruzioni (+5,0%), i metalli (4,0%) e l’elettrotecnica e informatica (2,7%). Nel 2022 la gran parte dei comparti si porta al di sopra dei livelli pre-crisi, con i comparti sistema moda (-2,8%) e carburanti, energia e utility (-3,9%) complessivamente ancora in difficoltà, sebbene con performance diversificate al loro interno.

A guidare la crescita saranno i settori verso i quali saranno diretti gli incentivi previsti dal PNRR in materia di trasformazione digitale, transizione ecologica e mobilità sostenibile. Tra questi figurano gli impianti fotovoltaici e delle altre energie rinnovabili (+85,6% rispetto al pre-Covid nel 2022), l’industria ferrotranviaria (40,1%) e la cantieristica (39,5%). Da registrare anche le performance positive di altri settori del comparto edilizio, come la costruzione di infrastrutture (28%) e gli impianti per l’edilizia (20,6%). Sul fronte opposto, le performance peggiori sono fatte registrare dai settori esposti al persistere delle restrizioni, come le agenzie di viaggio (-33,4%), i giochi e scommesse (-17,0%), l’industria serica (-16,1%), con quest’ultima che risente in maniera significativa della contrazione della domanda interna ed estera.

I rincari delle materie prime

In un simile scenario, un rilevante elemento di incertezza è rappresentato dal trend dei prezzi delle materie prime. Nel 2021 i fornitori di materie prime si sono, infatti, trovati impreparati ad affrontare l’incremento inatteso della domanda e ciò ha provocato situazioni di shortage con forti rincari dei prezzi nel 2021 che hanno riguardato in particolare gli energetici e i metalli.

I prezzi più alti delle materie prime, con il conseguente incremento del costo degli acquisti, potrebbero frenare la dinamica della redditività lorda rallentando gli effetti della ripresa.

Considerando uno scenario worst, in cui i rincari delle materie prime non si riassorbono nel breve termine provocando effetti più strutturali sui prezzi delle commodities, Cerved ha identificato 77 settori (che rappresentano il 31,8% del valore aggiunto complessivo) i cui margini risulterebbero particolarmente impattati dai rincari.

Su queste basi è stato costruito un modello predittivo che assume dinamiche dei fatturati e dei consumi delle imprese (elasticità fra fatturato e acquisti di materie prime) in linea con gli shock verificatisi nel 2008 (Gas), 2011 (Energy and Metals) e 2018 (Spot crude). Nello scenario worst i settori maggiormente impattati vedrebbero calare drasticamente il peso dei margini sui ricavi (7,6% contro 9,6% nel 2022), con impatti che rallenterebbero la dinamica di ripresa della redditività a livello complessivo (8,9% contro 9,6% nel 2022).

Tra i settori più impattati dai rincari figurano i trasporti marittimi (con un delta di oltre 13 punti nel rapporto tra Mol e fatturato), penalizzati dal deciso aumento dei noli relativi alle navi porta container e dei prezzi del petrolio e la raffinazione dei prodotti petroliferi (-11,4 punti), dove incide il forte rialzo delle quotazioni del greggio. Nel manifatturiero risultano più esposti l’industria laniera (-3,3 punti), dove a causa del forte livello della concorrenza, gli operatori potrebbero avere difficoltà a ribaltare a valle i forti aumenti registrati dalla lana e dalle altre fibre sintetiche utilizzate nei tessuti misti e le fibre chimiche (-3,2 punti),  in cui la sovracapacità produttiva cinese (70% della produzione mondiale) crea forti pressioni competitive che rendono difficile per le imprese del settore trasferire a valle i rincari delle materie prime.

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