Nel pieno dell’emergenza Covid il governo ha emanato una serie di disposizioni volte a sostenere la continuità operativa delle imprese e ad evitare la loro uscita dal mercato a seguito delle restrizioni imposte dal lockdown e del peggioramento delle prospettive economiche.

In particolare, i tre decreti del 21 marzo (Decreto Cura Italia), 8 aprile (Decreto Liquidità) e 19 maggio (Decreto Rilancio) hanno introdotto una serie di strumenti e agevolazioni a supporto delle PMI, anche in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di stato, previsti dal Temporary Framework della Commissione UE. Tra le diverse agevolazioni previste, l’estensione dell’intervento del Fondo Centrale di Garanzia ha certamente giocato un ruolo di primo piano.

I dati del Fondo Centrale di Garanzia, abbinati al resto dei dati di Cerved, fanno emergere che il numero di PMI che ha fatto ricorso alla garanzie pubbliche ha subito un’impennata a partire da aprile, con un picco raggiunto nel mese di luglio (25 mila pratiche e 10 miliardi di importi garantiti), per poi calare ad agosto e risalire a settembre.

In base ai dati, da aprile a fine settembre sono state circa 58 mila le PMI che hanno ricevuto garanzie dal Fondo (il 36,7% del totale) per un importo complessivo garantito di circa 32,5 miliardi. Di queste, 48 mila sono piccole (l’83,3% e hanno beneficiato del 51% degli importi garantiti) e le restanti 10 mila medie imprese. In termini di importi garantiti, le PMI che hanno ricevuto garanzie per meno di 30 mila euro sono 14 mila (il 96,7% piccole), quelle che hanno ricevuto una garanzia tra i 30 mila e gli 800 mila euro sono 29 mila (il 91% piccole), mentre sono 12 mila le PMI con garanzie superiori agli 800 mila euro (il 53,4% di media dimensione).

Un’analisi sul rischio e sui pagamenti delle piccole e medie imprese che hanno beneficiato delle garanzie pubbliche fa emergere che i finanziamenti coperti dal Fondo sono stati allocati a PMI mediamente più rischiose e con maggiori difficoltà a gestire i debiti commerciali durante i mesi del lockdown. Tuttavia, il Decreto Liquidità sembra aver incentivato un maggiore ricorso al credito da parte di PMI già affidate dalle banche, mentre ha inciso solo marginalmente sulle società che operano in autofinanziamento.

Considerando la rischiosità, le 58 mila piccole e medie imprese che hanno ricevuto finanziamenti coperti da garanzie pubbliche risultano maggiormente distribuite nelle aree di rischio (17,7%) e vulnerabilità (38,6%) rispetto alle PMI che non hanno richiesto garanzie (15,5% e 25,2%).

Dal punto di vista dei pagamenti ai fornitori, le piccole imprese finanziate dal Fondo tra aprile e settembre evidenziano un peggioramento più rapido e una quota più alta di partite inevase durante i mesi del lockdown (marzo-maggio). A partire da giugno, grazie alla fine del lockdown e in seguito al forte incremento dei finanziamenti ricevuti, il divario tra i beneficiari del Fondo e le piccole imprese che non hanno ricevuto garanzie tende a convergere, anche se su valori ancora distanti dai livelli di un anno prima (28,6%).

L’aumento dei finanziamenti garantiti ha riguardato in prevalenza aziende già servite dal sistema creditizio, intercettando solo una piccola parte delle imprese che non ricorrevano al canale bancario prima della pandemia. In base agli ultimi bilanci depositati, delle 24 mila PMI che non ricorrevano al canale bancario9 solo una parte residuale (3.911 PMI) ha avuto accesso ai finanziamenti garantiti dal Fondo (il 16%), contro una quota del 40,5% di quelle già servite dal sistema creditizio (54.306 PMI).