L’ultimo Osservatorio Cerved su fallimenti, procedure e chiusure d’impresa, evidenzia come nel terzo trimestre del 2019 i segnali di rallentamento dell’economia cominciano a riflettersi sull’andamento delle chiusure d’impresa: dopo quindici trimestri positivi, torna infatti ad aumentare il numero di fallimenti. Il dato è accompagnato da un ulteriore aumento delle procedure concorsuali non fallimentari e delle liquidazioni volontarie, che avevano già fatto registrare un peggioramento nei mesi precedenti.


Secondo i dati tratti dagli archivi Cerved tra luglio e settembre sono fallite 2.291 imprese, in crescita del 4,2% su base annua. Questo dato porta il totale delle procedure fallimentari aperte nei primi nove mesi dell’anno a quota 7.968 società: il dato risulta ancora in calo su base annua (-2,4%), ma il miglioramento che durava da cinque anni ha perso slancio. Sono le società di capitale che frenano la discesa dei fallimenti: tra gennaio e settembre di quest’anno il calo dei default per questa categoria di aziende sembra essersi fermato (solo -0,7%).

Nei primi nove mesi del 2019 il numero di fallimenti è tornato a crescere in molte regioni: in Valle d’Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata e Sicilia.

In forte aumento anche il numero di procedure non concorsuali, che nel terzo trimestre è passato da 271 a 335 (+23,6%), portando il totale dei casi aperti tra gennaio e settembre a quota 1.047 (+3,7% su base annua). Il peggioramento è dovuto a un forte aumento dei concordati preventivi, che dopo aver toccato un minimo, sono cresciuti del 13,7% su base annua.

Per il quarto trimestre consecutivo è anche aumentato il numero di imprenditori che decidono volontariamente di chiudere attività in bonis: in base alle stime nel terzo trimestre del 2019 hanno avviato una liquidazione volontaria circa 12 mila società, il 6,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Complessivamente, sono state avviate 42 mila liquidazioni volontarie tra gennaio e settembre, in crescita del 4,1% su base annua. Significativi gli aumenti di Liguria (+14,3%), Piemonte (+12,2%) e Emilia-Romagna (+9,4%).