L’edizione di luglio di Termometro Italia Famiglie, l’indagine mensile sulle famiglie italiane realizzata da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved, ci racconta aspettative, abitudini di acquisto e stili di vita delle famiglie italiane post Covid-19. E accende un faro su come saranno le vacanze, tradizione fondamentale per le famiglie, elemento portante per l’economia del Paese.

Reddito: qualche segnale positivo. Diminuiscono le famiglie che hanno subito una riduzione del reddito: dal 74,5% di aprile al 66,7% di luglio. E diminuiscono le famiglie che hanno vissuto una riduzione drammatica del reddito: sono il 16,4% (erano il 21,2% in aprile).

 

famiglie covid 19

Risparmio e lavoro: ancora preoccupazioni. Il sentiment sulla prospettiva economica familiare migliora ma resta molto negativo: sette famiglie su dieci (73,8%) prevedono rinunce per i prossimi mesi. Il 15,9% (in diminuzione sul 22,4% di aprile) prevede rinunce anche su bisogni primari, come salute e istruzione. Anche su un orizzonte più lungo la percezione del futuro resta negativa. 66,5% degli italiani si attende per l’anno prossimo un peggioramento della situazione economica generale. Il 29,2% prevede un peggioramento della propria condizione lavorativa e il 40,2% un peggioramento della condizione economica familiare. Solo il 10% prevede miglioramenti. Risparmio e lavoro sono le preoccupazioni più sentite. Il 43% delle famiglie mette il mantenimento del risparmio tra le preoccupazioni principali (e negli ultimi tre mesi questa quota non tende a diminuire). D’altra parte, dopo mesi di difficoltà, oltre metà delle famiglie (55,3%) sono costrette a intaccare i risparmi, e negli ultimi tre mesi sono aumentate quelle che devono farlo in modo consistente: dal 18,6% al 24,3%. Sul tema lavoro, tre famiglie su dieci (in lieve diminuzione) temono disoccupazione, riduzioni di attività, cassa integrazione, chiusure delle aziende per cui lavorano.

La solitudine degli autonomi. Particolarmente colpite dalla crisi sono le famiglie il cui reddito si basa sul lavoro di imprenditori e lavoratori autonomi. Otto su dieci hanno subìto una significativa riduzione del reddito, e per il 27,3% si è trattato di una riduzione drammatica. Sette famiglie su dieci hanno intaccato i risparmi, il 36,1% in modo consistente. Per il 60,8% degli autonomi la ripresa è insoddisfacente, e le attività subiscono tuttora pesanti limitazioni. Per il 28% il lavoro è di fatto ancora bloccato. Sei imprenditori e lavoratori autonomi su dieci prevedono, rispetto all’anno scorso, un fatturato ridotto di oltre il 20%. Per il 16% la riduzione sarà di oltre il 50%. Il sentiment degli autonomi sui prossimi mesi è particolarmente pessimista: sarà un periodo difficile per l’82,2%, molto difficile per il 29%.

Crescono povertà e disuguaglianze. Le famiglie che hanno subìto un impatto drammatico sul reddito sono in media il 16,4%, ma questa quota sale al 27,6% nella fascia più povera (reddito familiare netto inferiore a 20.000 euro), al 39,5% nelle famiglie di divorziati e separati, e al 26% nelle grandi città.

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Smart working: in futuro lavoro agile, a casa e in ufficio. Il 30% delle famiglie italiane sono state coinvolte nello smart working, e per il 64,9% dei casi si è trattato di un’esperienza del tutto nuova. Nella gran parte dei casi (86,9%) l’esperienza prosegue. Il giudizio dei lavoratori sul lavoro a distanza resta positivo e nell’ultimo mese cresce il numero (56,9%) di chi pensa che, in futuro, lo smart working potrà essere utilizzato in modo sistematico ma per una parte non prevalente del tempo, integrando l’attività in ufficio. Solo il 20% dei lavoratori lo considera una modalità preferenziale utilizzabile per la maggior parte del tempo.

 Abitudini di vita e consumo: ancora distanziamento. La chiusura delle persone in casa, la diminuzione del tempo libero, la limitazione degli spostamenti e degli incontri rischiano di aggravare ulteriormente la crisi dello shopping e dei negozi. Secondo la percezione delle famiglie continuerà a crescere anche in futuro il volume degli acquisti online, mentre dovrebbe stabilizzarsi il servizio di consegna a domicilio, largamente utilizzato nell’emergenza. Emerge anche una disaffezione verso la ristorazione e i servizi alla persona (palestra, parrucchiere). Non si arresta la trasformazione della mobilità soprattutto locale, con l’aumento dei mezzi leggeri e la diminuzione dell’uso dell’auto per gli spostamenti a breve. Un forte disagio, avvertito dal 50% degli italiani, limita il ritorno all’uso dei mezzi pubblici. Le attività del tempo libero rischiano di essere frenate dalla sensazione di disagio verso luoghi e attività sociali. Una quota consistente di italiani dichiara che anche in futuro non tornerà ai concerti e agli eventi sportivi (20%), ai weekend all’estero (20%), a viaggiare in treno e aereo (15%), agli spettacoli cinematografici e teatrali (14%).

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Vacanze: meno, e comunque diverse. Quasi sei famiglie su dieci (58,3%) non andranno in vacanza: il 37,1% che quest’anno per la prima volta starà a casa, va ad aggiungersi al 21,2% di coloro che già abitualmente non ci andavano. Ma anche il 32,9% di chi andrà in vacanza lo farà in modo diverso dal solito. Il 59% di chi abitualmente viaggia all’estero questa volta sceglierà una destinazione italiana. In molti casi, inoltre, cambieranno le mete e le sistemazioni, verso località meno affollate (34,2%) e in alloggi più isolati (25,7%). In generale saranno vacanze più brevi, anche perché molte famiglie (26,8%) avranno meno giorni di ferie a disposizione. Infine, chi ha una seconda casa quest’anno passerà lì le proprie vacanze (8,4%). Ai limiti economici (41,3%), si aggiunge per il 31,5% delle famiglie il disagio provocato dalle preoccupazioni per la salute e dalle restrizioni nei servizi e nelle attività di svago. Un ulteriore 14,6% di famiglie preferisce rinviare i viaggi, per scegliere più liberamente la destinazione.

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