Nella monografia del Rapporto PMI 2020 si è cercato di quantificare gli impatti del Covid sui livelli di capitale delle aziende italiane.

Il metodo utilizzato per stimare le perdite di capitale delle imprese nel biennio 2020-21 si basa su previsioni degli andamenti del fatturato e del rischio di credito elaborate da Cerved su 230 micro settori, considerando un insieme di oltre 700 mila società di capitale con immobilizzazioni pari a circa 900 miliardi di euro in base agli ultimi bilanci depositati.

Per ogni società gli impatti del Covid sul capitale sono stati stimati distinguendo tra due effetti, un “effetto default” e un “effetto scala”. Questi effetti sono valutati secondo uno scenario “base”, in cui si prevede un assorbimento dell’emergenza sanitaria entro la prima metà del 2021, e uno più severo che prevede il perdurare dell’incertezza per tutto l’anno.

L’effetto default è calcolato come il valore atteso della perdita di capitale legata all’uscita dal mercato dell’azienda, a causa dell’incapacità di onorare i propri debiti. Per effetto scala, si intende invece l’aggiustamento necessario per adeguare il capitale alla variazione di fatturato delle imprese rimaste sul mercato. L’analisi si basa quindi su ipotesi forti, ma utili per ottenere una stima quantitativa di quello che potrebbe succedere senza una risposta efficace alla crisi.

Complessivamente a causa del Covid le imprese perderebbero 47 miliardi di euro di capitale (-5,4%). In uno scenario severo, questo valore potrebbe crescere fino a 68 miliardi (19 miliardi a causa di default e 50 a causa della riduzione di scala), pari al 7,7% del capitale pre-Covid.

Data la natura fortemente asimmetrica della pandemia, la riduzione del capitale risulterebbe differenziata, con le riduzioni più consistenti nei settori maggiormente colpiti dal calo dell’attività economica. Nei più colpiti, come logistica e trasporti, servizi e produzione dei metalli, il capitale si ridurrebbe di quasi il 10% nello scenario più favorevole con picchi del 15% in quello più severo; aziende agricole e chimica e farmaceutica subirebbero cali marginali.

Sfruttando le previsioni di bilancio realizzate da Cerved è stato inoltre possibile valutare la capacità delle aziende di ricostituire attraverso finanziamenti bancari il capitale perso alla fine del 2021.

Se si considera un rapporto tra debiti finanziari netti e Mol pari a due – una soglia considerata dalla letteratura economica come “sicura” – è possibile individuare le società che a fine 2021 risulterebbero sotto tale soglia, quindi con spazi per finanziare investimenti in banca. In uno scenario soft, il 59% delle 621 mila imprese risulterebbe sotto questa soglia; le restanti 251 mila società non avrebbero invece spazi di finanziamento.

Questa simulazione indica che la gran parte della riduzione del capitale, 36,7 su 47 miliardi, sarebbe concentrata proprio tra le 251 mila società senza spazi di finanziamento. Per ricostituire questo capitale, sarebbe quindi necessario intervenire almeno parzialmente con equity.

Le restanti 371 mila imprese ridurrebbero invece il capitale di 10,5 miliardi. Di queste il 92% potrebbero completamente rifinanziare il capitale perso (6,8 miliardi) attraverso il canale bancario e quindi non avrebbero bisogno di partecipazioni esterne.

Le rimanenti 29 mila società potrebbero finanziare solo una parte dei 3,7 miliardi persi (1,1 miliardi) e avrebbero quindi bisogno di 2,6 miliardi di capitale per ricostituire il valore delle immobilizzazioni pre-Covid. Complessivamente sarebbero necessari 39 miliardi di euro di equity.

Lo stesso esercizio condotto considerando uno scenario più severo indica che i fabbisogni di equity (su 68,4 miliardi di euro) sarebbero pari a 58,9 miliardi.