Il nuovo Osservatorio su fallimenti e chiusure rileva che i primi tre mesi del 2019 sono stati in chiaroscuro per le chiusure d’impresa. Prosegue il calo dei fallimenti, che toccano un minimo da dieci anni a questa parte. Risultano invece in crescita le procedure più sensibili al ciclo economico: tornano infatti ad aumentare i concordati preventivi e, per il secondo trimestre consecutivo, le liquidazioni volontarie di imprese in bonis.

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Le statistiche tratte dagli archivi Cerved indicano che nei primi tre mesi del 2019 sono fallite 2.823 imprese, in calo del 6,5% rispetto al primo trimestre 2018. Si conferma quindi il trend positivo, in atto da 11 trimestri che ha portato i default sui livelli dei primi anni 2000. Questo miglioramento non ha però riguardato tutta la Penisola: i fallimenti sono tornati ad aumentare nel Centro e nel Nord-Est con incrementi che hanno riguardato principalmente Marche, Umbria e Veneto.

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Anche le procedure concorsuali non fallimentari sono in calo, grazie al crollo delle liquidazioni coatte amministrative (-65% su base annua). Dopo una lunga discesa, tornano invece a crescere i concordati preventivi, che aumentano del 25% rispetto ai primi tre mesi del 2018.

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Nel primo trimestre 2019 risulta in crescita il numero di società in bonis che sono liquidate per volontà dell’imprenditore: in base alle stime ne sono state chiuse oltre 17 mila, in aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. È un fenomeno che può riflettere aspettative meno ottimistiche da parte degli imprenditori. Gli aumenti hanno riguardato tutti i settori e tutte le aree del Paese.


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Dati di dettaglio indicano che questo incremento è dovuto alla chiusura di società “dormienti”, di fatto non operative sul marcato, per le quali si registra un incremento del 45,6% (da 1.968 a 2.865), e all’aumento delle liquidazioni delle società di persone (+7,4%) passate da 6.79 a 7.495. Si riduce invece il numero di chiusure di vere società di capitale (-5,5%), ovvero imprese che hanno presentato un bilancio in almeno uno dei tre anni precedenti alla liquidazione (da 7.298 a 6.895 nei primi tre mesi del 2019).

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