Secondo un recente studio pubblicato dalla European Committee of Central Balance Sheet Data Office (ECCBSO), di cui Cerved è parte, l’Italia è il paese con i tempi di incasso delle fatture più lunghi in Europa. Le imprese italiane evidenziano tempi di attesa medi per i crediti commerciali di 75 giorni, un dato di gran lunga superiore rispetto ai 20 giorni delle imprese tedesche.

L’eccessiva durata dei giorni di credito ai clienti rappresenta un fattore critico soprattutto per le imprese di piccola dimensione, che generalmente scontano tempi più lunghi a causa di margini competitivi e negoziali meno favorevoli rispetto alle imprese più strutturale.

Nel Rapporto PMI 2019 è stato messo in evidenza che gli elevati tempi di incasso dei crediti commerciali possono vincolare il sistema economico incidendo negativamente sulla liquidità delle imprese italiane, restringendo lo spazio per gli investimenti e aggravando la posizione finanziaria e la sostenibilità dell’indebitamento delle imprese più vulnerabili.

Le imprese caratterizzate da livelli di rischio più elevato sono quelle che scontano maggiormente gli effetti dell’eccessiva lunghezza dei tempi di incasso delle fatture e che potrebbero beneficiare dell’impiego di nuove risorse per far fronte alla carenza di liquidità a breve termine e migliorare la loro solidità finanziaria e patrimoniale.

Un abbassamento complessivo dei giorni di credito ai clienti potrebbe quindi avere degli effetti importanti sul sistema economico, liberando risorse finanziarie da destinare a nuove transazioni commerciali, a investimenti, alla gestione operativa o al ripianamento dei debiti. In quest’ottica, è possibile che la diffusione di sistemi innovativi Fintech, che consentono alle piccole imprese di liquidare rapidamente le proprie fatture in modalità molto flessibile (ad esempio scegliendo quale portafoglio di fatture vendere sulla base di una valutazione automatica basata sul rischio degli intestatari delle fatture), possa andare incontro alle esigenze di smobilizzo dei crediti commerciali delle imprese generando un  impatto positivo sulla riduzione dei tempi di incasso delle fatture.

Su queste basi, abbiamo provato a quantificare le risorse finanziarie che potrebbero essere liberate se i crediti commerciali in essere scendessero, ad esempio grazie al ricorso a sistemi Fintech, a livelli coerenti con tempi di incasso delle fatture in Germania, il paese europeo con i tempi più bassi (20 giorni). Le risorse finanziarie che le imprese potrebbero sbloccare in questo scenario sono state calcolate isolando, per ciascuna azienda, il valore dei crediti commerciali derivante dalle ipotesi di convergenza ai tempi tedeschi e sottraendolo, a parità di ricavi netti, al valore attuale dei crediti commerciali insieme ai relativi costi di commissione che una soluzione di factoring comporterebbe.

Il calcolo è stato effettuato prendendo in considerazione le sole PMI con giorni di credito ai clienti superiori ai tempi tedeschi, che sono 105 mila (il 67,3%del totale). Una riduzione dei giorni di credito ai clienti di queste imprese a standard tedeschi porterebbe a liberare risorse per 181 miliardi.

Distribuendo l’ammontare complessivo di queste risorse in base all’area di rischio emerge che le PMI con CGS nella classe di vulnerabilità potrebbero disporre di 42 miliardi in più da impiegare in modo alternativo.

fintech

 

Si tratta di una fascia di imprese che potrebbe trovare difficoltà a finanziare il circolante con crediti bancari, ma che potrebbe invece ottenere liquidità dai canali Fintech, soprattutto per le fatture in attesa verso clienti connotati da una bassa probabilità di default.

Considerando le PMI in area di vulnerabilità, il valore complessivo dei crediti commerciali che potrebbero essere sbloccati in seguito all’abbassamento dei giorni di credito ai clienti raggiunge un’incidenza pari al 23,8% dell’attivo. La riduzione dei tempi di incasso delle fatture delle PMI vulnerabili si configurerebbe come una leva molto rilevante soprattutto se messa in relazione al patrimonio netto e ai debiti finanziari. L’apporto in termini di crediti commerciali sbloccati sarebbe infatti pari al 106,4% del patrimonio netto e risulterebbe complessivamente superiore ai debiti finanziari a breve termine delle PMI osservate (129,5%).