Aggiornamento al 6 marzo 2020:

Sono stati rinviati di sei mesi, per tutte le imprese italiane qualunque dimensione, gli effetti dei nuovi sistemi di allerta perché le segnalazioni agli Organismi di composizione della crisi d’impresa (Ocri), che dovevano essere istituti entro il 15 agosto 2020  presso ciascuna camera di commercio, si dovranno fare a decorrere dal 15 febbraio 2021. Non è ancora entrato in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 14/2019, Ccii) che già l’emergenza coronavirus rimanda una delle disposizioni più discuss . La novità è prevista dall’art. 22 del decreto legge recante misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori, imprese e turismo a causa dell’emergenza epidemiologica, approvato dal Governo nella notte tra venerdì e sabato scorso, che va a introdurre un ulteriore periodo al secondo comma dell’art. 389 del Ccii, in base al quale «le disposizioni di cui agli articoli 14 e 15, relative all’obbligo di segnalazione, si applicano a decorrere dal 15 febbraio 2021».

Si tratta delle denunce cui saranno obbligati i sindaci e revisori (segnalazioni interne) in caso di imprese che presentano situazioni di squilibrio economico, patrimoniale e finanziario o di rischio di continuità aziendale, dettate dalla presenza di indicatori e indici (art. 13 Ccii) non coerenti e corretti, così come definiti anche dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili in collaborazione con Cerved. Quanto alle denunce esterne (art. 15) si tratta, invece, delle segnalazioni obbligatorie che creditori pubblici, quali agenzia delle entrate, Inps e agente della riscossione, dovranno eseguire per le imprese che abbiano superato determinate soglie di debiti scaduti per Iva, contributi e imposte iscritte a ruolo, secondo i limiti fissati proprio dall’art. 15 Ccii.

E’ stato differito un termine che non è ancora entrato in vigore e che già con il decreto correttivo al Ccii approvato il 13 febbraio scorso dal Consiglio dei ministri veniva ipotizzato di rinviare al 15 febbraio 2021 ma solo per le piccolissime società che non avevano superato i parametri dell’art. 2477 c.c. negli ultimi due anni

IL Governo ha così ascoltato Confindustria che ha chiesto più volte di rinviare la crisi che  i nuovi sistemi di allerta avrebbero potuto colpire soprattutto le Pmi. Il decreto, inoltre, prevede la sospensione dei termini sino al 31 marzo prossimo per le procedure esecutive e le procedure concorsuali che interessano i soggetti residenti o operanti nei comuni della zona rossa.

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Delle 104.000 società di capitale (escluse immobiliari e finanziarie) obbligate a dotarsi di un  organo di controllo, secondo il nuovo Codice della crisi d’impresa, sono circa 3.800 quelle che potrebbero venire segnalate agli OCRI nel 2020 per aver superato gli indici di allerta relativi al patrimonio netto o ai cinque indicatori settoriali individuati dal CNDCEC. Nel 2021, quando potranno essere indicate anche le altre società, il numero è destinato a salire significativamente.

Sono le stime a cui sono pervenuti il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e il partner scientifico Cerved, applicando la nuova normativa alle società di capitale che hanno depositato i bilanci nel 2017 e nel 2018.

Il Codice della crisi di impresa in vigore da dicembre persegue lo scopo di una emersione anticipata delle crisi aziendali con lo scopo di risanare le società per cui la difficoltà è temporanea e viceversa di rendere più rapida e meno costosa l’uscita dal mercato per quelle in cui è irreversibile.

L’analisi ha considerato le 104.570 società che – stando ai bilanci 2017 o 2018 presenti nel database Cerved – hanno l’obbligo di nomina dell’ organo di controllo, cioè le Spa e le Srl che per due anni consecutivi hanno superato i 4 milioni di attivo, oppure i 4 milioni di ricavi, oppure i 20 dipendenti: un cluster rilevante perché dal prossimo agosto gli organi di controllo dovranno segnalare lo stato di crisi agli OCRI, gli Organismi di Composizione delle Crisi d’Impresa. In base ai bilanci, il numero di società che potrebbero venire segnalate, con patrimonio netto negativo oppure con il superamento di tutti e cinque gli indici, è pari a 3.830, cioè il 3,7% del campione.

Se si amplia il campo di osservazione a tutte le società di capitale, il numero di imprese che superano le soglie stabilite si attesta a 59.000. Molte di esse non saranno comunque segnalate agli OCRI: per un 25-30% si tratta di società che hanno avviato una procedura concorsuale, una liquidazione o che hanno già cessato l’attività; per un’altra quota rilevante è lecito supporre una ricapitalizzazione da parte dell’organo amministrativo.

Ma quante Srl si sono effettivamente già dotate di organo di controllo necessari alla rilevazione tempestiva della crisi entro il termine del 16 dicembre? Se si considerano le 67.000 Srl obbligate a farlo in base alle nuove disposizioni (quelle che superano le soglie del D. Lgs n.14/2019 ma non quelle precedenti) il ritardo è evidente: solo il 27,6% è in regola, con una netta differenza tra Nord e Sud d’Italia. Si va dal 34,8% dell’Emilia Romagna, o il 34,7% del Friuli, al 16,4% della Campania e al 14,6% della Puglia.