Delle 104.000 società di capitale (escluse immobiliari e finanziarie) obbligate a dotarsi di un  organo di controllo, secondo il nuovo Codice della crisi d’impresa, sono circa 3.800 quelle che potrebbero venire segnalate agli OCRI nel 2020 per aver superato gli indici di allerta relativi al patrimonio netto o ai cinque indicatori settoriali individuati dal CNDCEC. Nel 2021, quando potranno essere indicate anche le altre società, il numero è destinato a salire significativamente.

Sono le stime a cui sono pervenuti il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e il partner scientifico Cerved, applicando la nuova normativa alle società di capitale che hanno depositato i bilanci nel 2017 e nel 2018.

Il Codice della crisi di impresa in vigore da dicembre persegue lo scopo di una emersione anticipata delle crisi aziendali con lo scopo di risanare le società per cui la difficoltà è temporanea e viceversa di rendere più rapida e meno costosa l’uscita dal mercato per quelle in cui è irreversibile.

L’analisi ha considerato le 104.570 società che – stando ai bilanci 2017 o 2018 presenti nel database Cerved – hanno l’obbligo di nomina dell’ organo di controllo, cioè le Spa e le Srl che per due anni consecutivi hanno superato i 4 milioni di attivo, oppure i 4 milioni di ricavi, oppure i 20 dipendenti: un cluster rilevante perché dal prossimo agosto gli organi di controllo dovranno segnalare lo stato di crisi agli OCRI, gli Organismi di Composizione delle Crisi d’Impresa. In base ai bilanci, il numero di società che potrebbero venire segnalate, con patrimonio netto negativo oppure con il superamento di tutti e cinque gli indici, è pari a 3.830, cioè il 3,7% del campione.

Se si amplia il campo di osservazione a tutte le società di capitale, il numero di imprese che superano le soglie stabilite si attesta a 59.000. Molte di esse non saranno comunque segnalate agli OCRI: per un 25-30% si tratta di società che hanno avviato una procedura concorsuale, una liquidazione o che hanno già cessato l’attività; per un’altra quota rilevante è lecito supporre una ricapitalizzazione da parte dell’organo amministrativo.

Ma quante Srl si sono effettivamente già dotate di organo di controllo necessari alla rilevazione tempestiva della crisi entro il termine del 16 dicembre? Se si considerano le 67.000 Srl obbligate a farlo in base alle nuove disposizioni (quelle che superano le soglie del D. Lgs n.14/2019 ma non quelle precedenti) il ritardo è evidente: solo il 27,6% è in regola, con una netta differenza tra Nord e Sud d’Italia. Si va dal 34,8% dell’Emilia Romagna, o il 34,7% del Friuli, al 16,4% della Campania e al 14,6% della Puglia.