Il 2017 si è chiuso con dati molto positivi sulle chiusure di impresa. I fallimenti si sono ridotti per il terzo anno consecutivo, con una tendenza che rafforza i miglioramenti già iniziati nel 2015 e nel 2016. È proseguito il crollo dei concordati preventivi, la procedura ispirata al chapter 11 statunitense con cui le imprese possono tentare di ristrutturare il proprio debito prima di liquidare o di riprendere la propria attività su basi più solide. Sono diminuite anche le liquidazioni volontarie di imprese in bonis, casi che riflettono le aspettative degli imprenditori sui profitti.

Ma, a ben guardare i dati dell’ultimo Osservatorio sui fallimenti e sulle chiusure di impresa di Cerved, non è tutto oro quel che luccica. Tra 2016 e 2017 si è infatti impennato il numero di liquidazioni coatte amministrative, che è passato da 444 a 647 (+45%), tornando a livelli vicini ai massimi toccati durante il picco della recessione. La liquidazione coatta amministrativa è la procedura concorsuale che regola le insolvenze di particolari categorie di società, per cui esiste un interesse pubblico legato alla natura o all’attività dell’impresa, come società bancarie e assicurative, società partecipate da enti pubblici, società cooperative.

 

I dati parlano chiaro: le criticità nascono nel comparto delle cooperative, in particolare di quelle che operano nella logistica e nei trasporti (da 67 a 110 casi, +64%) e nei servizi non finanziari (da 141 a 230, +63%). È l’effetto domino dei default di alcune grandi cooperative che avevano fatto ricorso al prestito sociale (e per cui lo scorso dicembre sono state introdotte delle restrizioni nella legge di bilancio) e che avevano nel proprio indotto altre società cooperative più piccole, principalmente operanti in questo tipo di servizi.