Nel terzo trimestre del 2020 gli effetti della crisi economica innescata dalla pandemia non si riflettono ancora sulle chiusure di impresa. Dopo il crollo delle procedure del secondo trimestre, dovuto al lockdown e alle misure di improcedibilità dei fallimenti previste nel Decreto Liquidità, anche nel 3q 2020 le chiusure di impresa si confermano in calo. 

Questo è quanto emerge nell’ultimo numero dell’Osservatorio Cerved su Fallimenti, procedure e chiusure di impresa, in cui sono analizzati i primi dati sulle chiusure dopo i mesi del lockdown.

Nel terzo trimestre il calo risulta più marcato per le procedure non fallimentari (-45%) e i fallimenti (-30%) e più contenuto per le liquidazioni volontarie (-9,6%). Questi dati portano il totale dei fallimenti aperti da inizio anno a 4.670 (-41,5%); da gennaio a settembre le procedure non fallimentari sono state 684 (-32,8%), di cui 278 concordati preventivi (-27,6%), mentre le liquidazioni volontarie hanno toccato quota 33.026 (-23,2%).

L’andamento ancora anomalo delle chiusure è principalmente condizionato dall’operatività dei tribunali e dagli effetti temporaneamente dissuasivi di garanzie pubbliche e ristori.

L’introduzione di nuovi dispositivi normativi, come la dichiarazione di improcedibilità dei fallimenti, la sospensione delle attività economiche e degli uffici amministrativi, l’incertezza nelle aspettative degli operatori rispetto a nuovi incentivi hanno congelato la dinamica delle chiusure provocando un contenimento delle procedure anche nella fase successiva al lockdown[1].

Nel contesto di un calo generalizzato delle chiusure, nel mese di settembre si evidenziano segnali di rialzo dei fallimenti e dei concordati nell’industria (+1,1% e +100%).

I fallimenti

Nonostante il termine del periodo di improcedibilità dei fallimenti, nel terzo trimestre del 2020 le nuove procedure fallimentari continuano a risultare in terreno negativo. 

Tra luglio e settembre 2020 sono stati registrati 1.606 fallimenti, un dato in calo del 30,2% su base annua, con la riduzione delle procedure che risulta meno marcata rispetto al crollo del secondo trimestre dell’anno (-71,7%). Questo dato porta il totale dei fallimenti dei primi nove mesi del 2020 a quota 4.670, un dato che risulta in forte calo rispetto al 2019 (-41,5%).

A livello settoriale, il calo delle procedure nel 3q 2020 è meno marcato nell’industria (-27,3%), in cui si registrano 232 fallimenti, più consistente nei servizi (896 procedure e -29,1%) e soprattutto nelle costruzioni (280 e -40,2%). A partire da luglio il numero di procedure aperte risulta in ripresa, pur mantenendosi nel complesso negativo. L’unico settore a far registrare un aumento dei fallimenti rispetto al 2019 è l’industria, con una crescita delle procedure nei mesi di agosto (+13%) e settembre (+1,1%).

A livello territoriale, nel 3q 2020 vi sono regioni che vedono aumentare le procedure su base annua, come Basilicata (133,3%), Umbria (9,1%), Friuli Venezia Giulia (6,1%) e Calabria (5,4%), regioni in cui si registra un declino rispetto al 2020 che tende tuttavia a colmarsi (tra queste Liguria:-5,1%, Toscana: -17,4% e Veneto: -21%) e  regioni in cui il calo risulta ancora ampiamente superiore all’anno precedente, come il Lazio (-52,5%) e la Sicilia (-46,8%).


Le procedure non fallimentari

Anche le procedure non fallimentari continuano a far registrare un trend calante condizionato dalle difficoltà operative dei tribunali. Nel terzo trimestre 2020 sono state aperte 189 procedure non fallimentari (su 684 aperte dall’inizio dell’anno), un dato in netto calo del 44,8%.

L’andamento delle diverse procedure non fallimentari nel 3q risulta eterogeneo: le liquidazioni coatte amministrative hanno fatto osservare una forte caduta (-83,9%), mentre il calo dei concordati preventivi è stato più contenuto: tra luglio e settembre i concordati sono calati del 21,6% su base annua.

L’andamento mensile dei concordati preventivi per macrocomparto mette in evidenza come, a partire da giugno, nell’industria i concordati siano ritornati ad aumentare su base annua.

A livello territoriale si riscontrano andamenti eterogenei. Il Nord-Est fa osservare una forte crescita su base annua (+80%), portandosi nei primi tre trimestri su livelli superiori al 2019 (+11%). Il Nord-Ovest continua ad essere in calo (-43,6%), così come il Centro e il Sud che risultano in calo su base annua del 25% e del 42,9%.


Le liquidazioni volontarie

I provvedimenti introdotti dal governo e la sospensione delle attività economiche e aministrative hanno avuto riflessi anche sull’andamento delle liquidazioni volontarie.

Da gennaio a settembre 2020 le liquidazioni in bonis aperte sono state 33.026, in netto calo rispetto al dato dei primi tre trimestri del 2019 (-23,2%). La contrazione delle procedure prosegue nel terzo trimestre, anche se con intensità meno elevata. Tra luglio e settembre si registrano 10.922 liquidazioni in bonis, il 9,6% in meno rispetto al 3q 2019.

Nel corso del terzo trimestre le liquidazioni volontarie evidenziano un calo più contenuto nei servizi (-6,3%) e nell’industria (-8,9%), settori in cui il trend sembra convergere sui valori del 2019, mentre nelle costruzioni si registra un dato ancora ampiamente inferiore (-13,9%).

Nel terzo trimestre 2020 le liquidazioni evidenziano andamento molto diversificati a livello territoriale.

In base ai dati sono 5 le regioni in cui si osserva un aumento delle liquidazioni in bonis nel terzo trimestre 2020: Vall d’Aosta (63,3%), Friuli Venezia Giulia (19,5%), Basilicata (14,7%), Lombardia (13,4%), Umbria (8,1%), Trentino (4,2%) e Molise (14,5%). Valori ancora molto bassi rispetto al 3q 2019 in Lazio (-25,4%), Campania (-24,8%), Veneto (-21,6%). Si registrano cali di minore intensità in Toscana (-4,1% ed Emilia Romagna (-7,2%).

[1] Rapporto Cerved PMI 2020, Le procedure concorsuali e le liquidazioni volontarie ai tempi del Covid, p. 68-69.