A fine 2017 sono 751 le donne che siedono nei Consigli d’Amministrazione delle 227 società quotate alla Borsa di Milano, pari al 33,5% dei 2.244 membri dei board. Si tratta di un aumento del 9,3% rispetto al 2016 e di un numero quattro volte superiore a quello del 2011. Limitati invece i casi di donne che ricoprono la carica di Amministratore Delegato (18 a fine 2017, una in più del 2016, pari al 7,9% delle società) o di presidente del Cda (23, due in più del 2016). Questi i risultati dalla ricerca di Cerved per la Fondazione Marisa Bellisario.

Anche la presenza di donne negli organi di vertice delle società a controllo pubblico è fortemente aumentata e si attesta al 26,2% nei consigli d’amministrazione delle controllate pubbliche (14,8% nel 2014), al 32,1% nei collegi sindacali (18,2%) e al 40,5% tra i sindaci supplenti (24,7%).

La legge Legge Golfo-Mosca del 2011, che stabilisce che le società quotate in borsa e le controllate pubbliche devono riservare almeno un terzo dei componenti dei propri organi di amministrazione e di controllo al genere meno rappresentato, ha quindi avuto successo. Tuttavia la norma non ha prodotto un ‘effetto trascinamento’ per  favorire cambiamenti oltre il perimetro di adozione delle norme. Infatti nelle posizioni di vertice delle società che non sono soggette alla legge Golfo-Mosca la presenza di donne cresce lentamente.

Le statistiche indicano che la legge non è stata capace di produrre un ‘effetto trascinamento’ e di favorire cambiamenti oltre il perimetro di adozione delle norme. Nell’ambito delle quotate solo in 26 società (l’11%) il numero di donne che siedono nei board supera il minimo richiesto dalla legge; il numero di donne che ricoprono la carica di AD o di presidente del Cda rimane marginale e ben lontano dalla soglia di un terzo prevista dalle norme per gli amministratori.

 

 

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