Le previsioni economiche presentate nel Rapporto Cerved PMI 2019, mostrano come la congiuntura economica internazionale continua a essere dominata dall’incertezza, con diversi fattori politici che stanno incidendo e potranno incidere in maniera ancora più significativa in futuro. Lo scenario delineato sugli aggregati dei bilanci per il triennio 2019-2021 risente, naturalmente, di queste dinamiche.

Tra i principali timori sull’evoluzione del quadro economico internazionale permangono quelli sull’evoluzione della politica commerciale americana, che ha già avuto pesanti ripercussioni sull’economia mondiale, in particolare in Germania. Anche i recenti sviluppi sulla Brexit potrebbero causare ingenti danni alle economia dell’eurozona.

La politica monetaria ultra espansiva della BCE, quella della FED ritornata accomodante e le analoghe posizione della BoJ e della BoE continuano a fornire abbondante liquidità al sistema economico e ai mercati finanziari, favorendo anche la sostenibilità del debito di paesi fortemente indebitati come l’Italia. Inoltre la BCE ha lanciato a settembre, con effetti dall’inizio di
novembre, un nuovo piano di quantative easing, che prevede l’acquisto di 20 miliardi di euro di titoli di debito pubblico al mese, distribuiti fra i vari paesi dell’aerea euro.
Nel nostro paese il costo del debito è diminuito in maniera significativa dopo l’estate, con lo spread tra i BTP e i Bund tedeschi decennali che è tornato ai livelli del 2017, nell’intorno dei 140 punti base. Ciò consentirà un risparmio importante per le casse del Tesoro.
L’economia italiana, al momento fra le più fragili dell’eurozona, ha subito particolarmente il rallentamento dell’economia tedesca, a causa delle forti relazioni commerciali e di subfornitura: la Germania, almeno per il biennio 2019-2020, non sarà la locomotiva trainante dell’Europa, così come era stata nell’ultimo decennio e, di conseguenza, la crescita italiana sarà
presumibilmente al di sotto del punto percentuale in termini reali per l’intero periodo.

La dinamica dei consumi privati continuerà a essere modesta, mentre la spesa pubblica, a causa anche dei vincoli imposti dall’Unione Europea, sarà in lieve riduzione. Investimenti ed export dovrebbero continuare a crescere nell’intero triennio 2019-2021, sebbene a ritmi modesti. L’inflazione, nonostante tutti gli strumenti messi in campo dalla BCE, continuerà a mantenersi su livelli decisamente più bassi rispetto al target (2%), mentre la disoccupazione dovrebbe continuare a scendere marginalmente, nonostante il rallentamento congiunturale.

Le dinamiche congiunturali si riflettono sullo scenario relativo all’aggregato dei bilanci delle PMI italiane: i fatturati continuano a crescere in termini nominali, ma a ritmi più lenti rispetto a quello del 2018 sull’intero arco previsionale, così come il valore aggiunto. Il costo del lavoro, invece, dovrebbe continuare a crescere a ritmi sostenuti, comprimendo i margini lordi, che continueranno a crescere a tassi inferiori all’1% nel 2019-2020 e intono all’1,5% nel 2021.
Il rafforzamento patrimoniale e il calo della rischiosità dovrebbero proseguire, sebbene a ritmi più lenti rispetto al passato, mentre la redditività è prevista in lieve ma costante calo per i prossimi due anni, pur mantenendosi, in termini di ROE, sempre al di sopra del 10%.

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A livello settoriale si dovrebbe confermare l’inversione di tendenza delle costruzioni, che beneficeranno della notevole disponibilità del sistema bancario alla concessione di finanziamenti alle famiglie. L’agricoltura dovrebbe soffrire ancora, mentre l’energia e utility dovrebbe mantenere il ritmo di crescita elevato almeno ancora per tutto il 2020. Il settore industriale continuerà a crescere a un ritmo superiore alla media, seguito dai servizi.
La redditività segnerà una battuta d’arresto in maniera trasversale in tutti i settori, con la parziale eccezione delle costruzioni, che dovrebbero riuscire a contenere il calo nel 2019. Rispetto al 2018, si prevede una perdita del ROE nel 2021 di 8 decimali nelle utility, nell’industria e nei servizi, di 6 decimali tra le società agricole e più ridotta nelle costruzioni (-0,2%).

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