Dopo la falcidia di imprese causata dalla crisi economica, i dati relativi ai fallimenti e alle chiusure volontarie delle aziende stanno tornando ai cosiddetti livelli “pre-crisi”. Lo confermano le analisi di Cerved elaborate sui primi nove mesi del 2017. Complessivamente, da inizio anno, fallimenti, chiusure volontarie e procedure fallimentari non concorsuali hanno coinvolto 52,5mila imprese: il 7,6% in meno rispetto all’analogo periodo del 2016.

IL QUADRO GENERALE
Nel terzo trimestre 2017 i dati relativi alle chiusure di impresa confermano il quadro positivo osservato nei primi sei mesi dell’anno, con il sistema imprenditoriale italiano ormai sulla strada dell’uscita dal lungo periodo di crisi che ha colpito l’economia.
I fallimenti proseguono il trend positivo inaugurato due anni fa: nei primi nove mesi del 2017 sono entrate in default 8.749 imprese, il 13,6% meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a livelli prossimi a quelli del 2005.

I dati relativi alle procedure concorsuali non fallimentari mostrano un utilizzo sempre più limitato del concordato preventivo, in parte sostituito da altre procedure. Tra gennaio e settembre sono state aperte 1.189 procedure diverse dal fallimento, in calo del 10,8% rispetto al 2016: di queste, le domande di concordato preventivo sono state 435, un terzo in meno rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente, mentre le altre procedure 754, in aumento dell’11,7%.
Tornano a ridursi le liquidazioni volontarie, dopo l’inversione di tendenza registrata nel 2016. Nei primi nove mesi del 2017 sono state liquidate complessivamente 42.539 imprese, -6,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I SETTORI E LE AREE GEOGRAFICHE
I miglioramenti hanno interessato tutte le aree e i settori del Paese. Nonostante una diminuzione modesta delle liquidazioni, che ormai sono tuttavia stabilmente al di sotto del livello pre-crisi, l’industria si conferma il settore più in salute, con fallimenti e altre procedure in discesa di oltre un quinto. Calo consistente dai fallimenti anche nelle costruzioni (-17,7%), mentre nei servizi si registra la performance migliore in termini di liquidazioni (-4,9%).

Anche dal punto di vista geografico i miglioramenti sono diffusi, in particolare al Nord Est, in cui sia le procedure concorsuali che le chiusure volontarie si riducono a ritmi maggiori rispetto alle altre aree del Paese.

VALLE D’AOSTA MAGLIA NERA, TRENTINO ALTO ADIGE AL TOP
Scendendo nel dettaglio regionale, si evidenziano tre eccezioni nel panorama di calo generale dei fallimenti in Italia. La regione autonoma della Valle d’Aosta vanta il poco invidiabile primato di un incremento delle procedure fallimentari del 50% rispetto all’analogo periodo del 2016. Il dettaglio regionale conferma come il miglioramento sia un fenomeno diffuso: con la sola eccezione della Valle d’Aosta, in tutte le regioni della Penisola i default si sono ridotti nei primi nove mesi del 2017, con Trentino (-26,8%) e Friuli (-25,4%) a guidare il trend.

Incremento anche per il Molise, +3,4%, mentre la Basilicata evidenzia una variazione nulla. Sul versante opposto, i miglioramenti più decisi si registrano in Trentino Alto Adige (-32%), Friuli Venezia Giulia (-28,6%), Marche (-21,2%), Piemonte (-20,5%) e Veneto (-20,1%).