Tecnologie esponenziali e nuove prospettive di business

Tecnologie esponenziali caratterizzate da una curva di crescita difficile da immaginare. L’ordine del ragionamento umano, infatti, è lineare, addizionale, sequenziale. Per capire meglio l’ordine della progressione, se 30 passi lineari sono circa 30 metri, 30 passi esponenziali ci permettono di andare sulla luna, percorrere la sua circonferenza 20 volte, ritornare sulla terra e avere ancora 50mila passi a disposizione per andare da qualche altra parte.

In estrema sintesi, le tecnologie esponenziali ci costringono a fare un salto quantico rispetto ai nostri orizzonti di ragionamento. Per il business la loro applicazione significa riprogrammare il concetto di cambiamento per favorire modelli di innovazione incentrati su potenziali di sviluppo incredibili.

Tecnologie esponenziali esemplari: come si riconoscono

Nel novero delle tecnologie esponenziali troviamo l’Intelligenza Artificiale, la stampa 3D, la blockchain, la robotica e le nanotecnologie. Solo le nanotecnologie stanno raddoppiando il loro potenziale ogni quattro mesi. Gli esperti a questo proposito, per aiutare a identificare le tecnologie esponenziali, citano il mantra delle 6D: Digitized, Deceptive, Disruptive, Demonetized, Democratized. Si riconosce una tecnologia esponenziale quando:

  1. Digitized: la gestione delle informazioni è computerizzata
  2. Deceptive: la crescita esponenziale all’inizio è difficile da identificare
  3. Disruptive: l’impatto sul mercato rende il pregresso inefficiente e obsoleto
  4. Dematerialized: lo sviluppo tende a miniaturizzare e a diventare indipendente dalla tipologia di dispositivo utilizzato
  5. Demonetized: abilita nuove e più favorevoli economie di scala
  6. Democratized: è accessibile a una grande parte della popolazione grazie a Internet e a tecnologie di comunicazione sempre più user friendly

Viaggio nel futuro del business per progettare il next-to-be

Reinventare le categorie di pensiero del business adottando nel modo migliore le tecnologie esponenziali è stato uno dei temi più dibattuti sui palchi di Cerved Next 2019). Quest’anno l’evento ha illuminato tutti gli aspetti strategici e operativi legati a una cultura dell’innovazione. E lo ha fatto in modo propositivo e concreto.

«Siamo nell’era delle tecnologie esponenziali – ha commentato Luca Mascaro, founder & Head of Design Sketching e Managing partner BIP – ma le sperimentazioni non sono ancora scalabili sull’industria. L’innovazione è un ordine di ragionamento che va proiettato non sul presente ma su quello che succederà tra 3/5 anni. Oggi sappiamo quando verranno rilasciate le nuove tecnologie. Si prenda ad esempio il 5G. È stato annunciato prima ancora di essere rilasciato ma molte delle sue potenzialità sono chiarissime al punto che oggi siamo già in grado di progettare e immaginare del nuovo business».

Il nuovo standard di comunicazione mobile 5G, infatti, traghetterà le aziende nella cosiddetta gigabit society, consentendo cose oggi impossibili. Ad esempio, il multi-streaming ad alta definizione. La rete 5G, infatti, raggiunge una velocità di navigazione pari a 1000 Mb/s, garantendo una velocità di download mediana pari a 1,4 Gbps già dal 2018 in alcune città. Con il 5G la larghezza di banda e la velocità della trasmissione dati mobile aumentano in modo esponenziale, con una latenza nell’ordine del secondo millisecondo, aprendo nuove possibilità applicative e nuovi servizi.

«Il 5G sarà la parola chiave della trasformazione del nostro modo di lavorare, comunicare e vivere – ha ribadito Antonio Baldassarra, Responsabile Segment Marketing Business TIM -. Sarà l’abilitatore che ci permetterà di accompagnare l’Italia in una nuova avventura.  Attraverso una user experience rivoluzionaria, saremo traghettati verso quella digital life che trasformerà il modo di costruire i servizi, coinvolgendo nuovi partner. Noi grandi aziende dobbiamo imparare dalle start up a essere più disruptive, dinamiche e agili. E dobbiamo imparare l’arte del learning by doing. Oggi, infatti, i dati ci aiutano a capire meglio cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di un servizio: possiamo sperimentare con più coraggio».

Progettare soluzioni e servizi significa puntare a raggiungere (o a superare) le aspettative dei consumatori. Nella data-driven society oggi la quantità di informazioni che le aziende hanno a disposizione sono di ausilio prezioso.

«Capire il modo giusto per competere non è banale – ha aggiunto Luca Vannetti, responsabile Digital & Omnichannel Banking, Banco BPM -. Clienti privati e aziende sono culturalmente evoluti e si aspettano risposte puntali. È un grande tema di execution. Oggi sappiamo quali sono le tecnologie chiave e, se si allarga l’orizzonte industriale, cambia tutto. Nel nostro caso, prima ancora di parlare di tecnologie esponenziali e di rispondere alle grandi domande di come saranno i modelli del futuro, quello che bisogna fare oggi è definire delle aree in cui si può eccellere, fare talent management reale per valorizzare il capitale umano nel mondo bancario e creare nuovi ecosistemi di servizio fondati su un business sempre più multipiattaforma. Il digitale, infatti, consente una customer experience di livello superiore».

Che si tratti di tecnologie esponenziali o lineari, le aziende devono imparare prima di tutto a farsi una domanda fondamentale: quale sarà l’interpretazione che ne faranno gli utenti da qui a 5 anni?

«Le persone sono affascinate dalla tecnologia – ha sottolineato Mascaro -. Il nostro lavoro consiste nel passare tanto tempo con la popolazione per capire aspirazioni, intercettando le loro aspettative crescenti. Dalla sperimentazione alla messa in produzione, il business deve pensare oggi a cosa fare tra 5 anni. Ogni azienda deve interrogarsi su come andrà a interpretare questa o quella tecnologia. Ricordando anche come nessun progetto funziona per come lo abbiamo ipotizzato inizialmente. L’errore, infatti, è parte integrante del processo creativo e non va demonizzato perché aiuta tutti i nostri percorsi di apprendimento».

«In questo senso direi che il nostro più grande sbaglio è stato sbagliare poco proprio perché non abbiamo osato a sufficienza – gli ha fatto eco Vanetti -. Velocità e il dinamismo non sono caratteristiche tipiche del nostro settore. Al nostro interno abbiamo anche difficoltà a spiegare cosa ha funzionato e cosa no quando facciamo dei tentativi. Anche perché sono coinvolte diverse business unit e la cultura aziendale ha varie forme».

Non a caso nel mondo bancario le tecnologie esponenziali hanno fatto il loro ingresso a più marce. La digital transformation all’inizio ha rivoluzionato il back end insegnando a tracciare e rintracciare processi, potenziando analisi e simulazioni per definire chiavi di servizio a più alto tasso di efficienza. Oggi il focus è una customer centricity evoluta. Intelligenza artificiale, chatbot, Big Data Management, Interaction Design impongono ragionamenti diversi nel medio e nel lungo termine.

«Oggi un cliente su tre non accede ai nostri servizi digitali – ha ribadito Vanetti -, un cliente su tre li usa anche se parzialmente e solo un cliente su tre ne fa un uso spinto. Quando si introduce una tecnologia innovativa come chiave di servizio l’impatto può essere diverso. Abbiamo lanciato una app che funziona attraverso comando vocale e nel giro di pochi mesi abbiamo visto una polarizzazione tale per cui metà dei clienti la sta utilizzando. Anche il 40% dell’help desk è ormai risolto attraverso un’interazione fatta attraverso comandi vocali. Il mondo finanziario grazie alle tecnologie esponenziali sta cambiando pelle ma a questo mondo più smart continuiamo ad affiancare il tradizionale. La relazione umana, fisica o da teleremoto, per noi è ancora un valore fondamentale. Le filiali, ad esempio, saranno ancora un asset. Guardando al futuro, puntiamo a costruire un’esperienza differenziante attraverso la definizione di una piattaforma che consente un accesso multicanale per l’acquisto di prodotti e servizi».