Nel 2012, con la costituzione di una sezione speciale del Registro delle Imprese per le startup innovative, l’Italia si è dotata di un sistema di incentivazione con lo scopo di favorire l’innovazione e la produttività nel nostro sistema produttivo. A sei anni di distanza, l’Italia può vantare un numero consistente di startup che producono innovazione, ma ancora con un basso impatto su crescita e produttività del Paese. Il contributo dei mercati finanziari è in crescita ma rimane marginale, mentre un ruolo di crescente importanza è assunto dal corporate venture capital, cioè dagli investimenti di imprese mature in startup innovative. Questo tipo di sviluppo ha riflessi sulla mappa delle startup innovative, che in qualche modo ricalca il modello dei distretti industriali.

Quante sono le startup innovative, comprese le non iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese

Secondo i dati di Infocamere, a giugno 2018 sono iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese 9.328 startup innovative.

Come già evidenziato nel Rapporto Cerved PMI 2016, non tutte le startup che fanno innovazione sono però iscritte alla sezione speciale. Con algoritmi di ricerca semantica sviluppati da SpazioDati  e applicati ai siti internet delle nuove imprese abbiamo scovato altre startup che producono innovazione pur non essendo iscritte alla sezione speciale del Registro. Si tratta di società anagraficamente giovani e che descrivono nel proprio sito la propria attività in modo molto simile a come lo fanno startup iscritte alla sezione speciale. Queste imprese non richiedono di entrare nella sezione speciale perché non ne conoscono l’esistenza, perché non interessate ai vantaggi garantiti dallo status di startup innovativa o perché non rispettano tutti i requisiti richiesti per accedere alla sezione speciale.

In base a questi algoritmi, è possibile scovare altre 4.847 imprese che producono innovazione. In totale, quindi le startup innovative (iscritte e non iscritte) sono oltre 14 mila, in crescita del 12% rispetto alle 12 mila stimate due anni fa.

mappa delle startup innovative

Finanza assente, ma compensa il Corporate Venture Capital

Questo impegno non è però accompagnato da un supporto adeguato dei mercati finanziari. Il venture capital è praticamente assente in Italia:  secondo i dati dell’Ocse, gli investimenti sono pari solo a 97 milioni di dollari, un livello lontano non solo dagli Stati Uniti, ma anche da partner europei come Francia (894 milioni), Regno Unito (761 milioni) e Spagna (447 milioni). Dati più recenti indicano una crescita nel 2018 (200 milioni di euro raccolti nella prima metà del 2018), che riduce ma non annulla la distanza con i nostri principali partner europei.

In parte questa assenza è compensata dal corporate venture capital. Secondo i dati del secondo Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital, gli 89 operatori specializzati che agiscono in Italia hanno investito in totale in 1.254 imprese. I soci corporate, individuati da Cerved grazie alla tecnologia dei grafi, sono quasi 7 mila, in forte crescita rispetto all’anno precedente (+31%), e hanno investito in un numero doppio di startup innovative.

mappa delle startup innovative

La mappa delle startup innovative conferma che il sistema italiano dell’innovazione poggia sulla capacità innovativa tradizionale del nostro Paese, costituita dai distretti industriali: segue la dorsale adriatica, mentre è più in ritardo il Mezzogiorno. Sistemi di open innovation tra imprese già consolidate con accesso ai mercati finali e startup più leggere ma con capacità di innovare sembra profilarsi come la via italiana all’innovazione.

Secondo la mappa delle startup, oltre un quarto delle startup ha sede nelle province con una maggiore presenza di imprese: Milano (2.311 startup), Roma (1.470), Torino (521), Napoli (507) e Bologna (415). Una misura più puntuale del grado di innovazione dei territori è dato dai tassi di innovazione (un indice maggiore di 1 se la presenza relativa di startup innovative nella provincia è maggiore della media italiana): Trento si conferma la Silicon Valley italiana, seguita da Trieste, Ascoli e Pordenone.

Cosa fanno le startup innovative

I sistemi di ricerca semantica di SpazioDati consentono anche di individuare cluster di innovazione in base all’attività che le startup stesse descrivono nei loro siti internet. La mappa delle startup individua otto cluster di innovazione: big data e internet app, biotecnologie, ecosostenibilità, ingegneria, mobile e smartphone, modellazione 3D, ricerca e sviluppo, software e internet delle cose.

Rispetto all’analisi svolta due anni fa, si osservano tendenze molto eterogenee nella mappa delle startup. Aumentano le startup innovative che fanno attività di ricerca e sviluppo (+50,6%), studi di ingegneria (+29,8%), di modellazione 3D (+12,7%) e dei big data (+11,9%). In calo invece le imprese che fanno mobile app (-4%), sviluppo software (-6%), ecosostenibilità (-19,5%) e biotecnologie (-28,1%).

Big data e internet app

Il cluster comprende tutte la filiera delle imprese che lavorano nel campo dell’analisi e dell’aggregazione di dati (dalla ricerca semantica e machine learning all’hosting) e le piattaforme web per la condivisione di contenuti (social media, blog) e per il business (trading, marketing, crowdfunding).

In totale conta 987 startup, in crescita del 12% rispetto alla rilevazione del 2016, con indici particolarmente elevati nelle province di Belluno, Trieste e Pesaro-Urbino. Prima tre le grandi città Milano (4°), mentre al Sud e nelle isole spicca il dato di Cagliari.

Biotecnologia

In questo cluster sono considerate le startup attive nella ricerca scientifica in ambito delle biotecnologia, dell’ingegneria biomedica e molecolare.

Complessivamente sono state censite 1.065 imprese del biotech (-28% rispetto a due anni fa), con un’incidenza particolarmente elevata nelle province di Trento, Ravenna e Trieste. Tra le grandi città il risultato migliore lo registra Bologna (7°), nel Mezzogiorno invece la provincia con l’indice di innovazione maggiore è Vibo Valentia.

Ecosostenibilità

Le imprese del cluster svolgono la loro attività nel campo dell’energia e della sostenibilità ambientale, con particolare attenzione all’efficienza, al risparmio energetico e alla mobilità sostenibile.

Dalla stima risultano far parte del comparto 1.226 startup (-19% rispetto al 2016), con punte di eccellenza, in termini di concentrazione, nelle province di Pordenone, Trento e Cremona. Più staccate le grandi città, con Bologna prima ma fuori dalla top 10 per incidenza. Prima provincia del Sud è Oristano.

 

Ingegneria

Il cluster comprende tutte le startup attive nella progettazione e produzione di alta tecnologia, in vari campi del settore industriale: dalle nanotecnologie ai robot, dai sensori agli apparecchi domotici. Fanno parte del cluster anche molti spin-off universitari.

Sono in totale 250 le imprese che rientrano nella definizione di ingegneria, in forte crescita rispetto al 2016 (+30%), grazie soprattutto alla spinta di Inustria 4.0. Le startup sono maggiormente concentrate a Lecco, Piacenza e Vicenza. Prima grande città è ancora Bologna (5°). Nel Mezzogiorno l’indice di innovazione risulta maggiore di 1 nelle province di Enna e Campobasso.

Mobile e smartphone

All’interno del cluster vengono considerate le imprese che producono applicazione e componentistica per smartphone e tablet.

Anche se in calo rispetto alla precedente rilevazione (-4%), rimane il cluster più numeroso (2.672 imprese) e presenta indice di innovazione particolarmente elevati nelle province di Trento, Belluno e Ravenna. Milano (5°) e Torino (6°) sono le grandi città con gli indici più alti, mentre nel Mezzogiorno Cagliari si conferma polo di eccellenza.

Modellazione 3D

In questo cluster sono inserite tutte le startup che lavorano con stampanti 3D, sia in fase progettuale (con soluzioni innovative di utilizzo) sia in fase realizzativa.

In totale sono 746 le imprese che rientrano nel cluster (+13%), concentrate soprattutto  a Trento, Reggio Emilia e Macerata. Al nono posto Torino, prima del Sud Campobasso.

Ricerca e sviluppo

Il cluster comprende le imprese che si dedicano alla ricerca e allo sviluppo. Anche in questo cluster si trovano molti spin-off universitari.

Complessivamente si contano 554 startup attive nella ricerca e sviluppo, in forte aumento rispetto al 2016 (+51%) con una concentrazione particolarmente alta nelle province di Trieste, Pisa e Aosta.  Per le grandi città prima Milano, per il Mezzogiorno Enna.

Software e Internet of Things

Le imprese del cluster sono attive nella progettazione e nella realizzazione di software e piattaforme per computer, dispositivi indossabili ed elettrodomestici.

Le 1.140 startup del cluster (-6%) hanno una concentrazione elevata soprattutto nelle province di Trento, Ancona ed Aosta, con Torino migliore tra le grandi città e Campobasso prima al Sud.