Sono almeno 70 mila le persone esposte politicamente, per cui le norme antiriciclaggio richiedono attività di adeguata verifica particolarmente approfondite. È una stima costruita sulla base delle tecnologie di analisi dei grafi applicate ai big data di Cerved, che comprendono 7 milioni di persone collegate alle imprese, 45 milioni di nodi –  legami amministrativi e societari, da comproprietà immobiliari, legami di residenza, e altre tipologie – e 95 milioni di relazioni.

Rischio di riciclaggio e gli obblighi di adeguata verifica

Le norme antiriciclaggio hanno lo scopo di impedire l’ingresso di risorse di origine criminale nel sistema economico. Intercettando e ostacolando proventi di reato, il sistema antiriciclaggio contribuisce a reprimere attività illecite. Per la sua capacità di individuare e ricostruire condotte criminali, l’antiriciclaggio costituisce anche un importante strumento per contrastare il finanziamento del terrorismo.

Il sistema di prevenzione del riciclaggio si fonda sulla collaborazione tra operatori, autorità amministrative, organi investigativi, autorità giudiziaria e si basa sul concetto di rischio. L’esistenza di un rischio di riciclaggio è infatti la premessa per l’azione dell’autorità e per il comportamento di particolari operatori (professionisti, banche, finanziarie) che devono adempiere a specifici obblighi:

  • l’adeguata verifica della clientela;
  • la conservazione dei documenti e delle informazioni acquisite per ricostruire i flussi finanziari;
  • individuare e segnalare le operazioni sospetta alla Banca d’Italia.

L’adeguata verifica della clientela deve essere proporzionale al rischio di riciclaggio, che dipende largamente dalla tipologia di attività svolta dagli operatori soggetti alla normativa e dai canali utilizzati, dalle caratteristiche delle controparti. Gli operatori devono adottare presìdi proporzionali a tali rischi, adottando processi, procedure e strumenti che consentano di svolgere verifiche adeguate.

Le banche, le finanziarie e gli altri soggetti obbligati devono sottoporre ad adeguata verifica il cliente, la sua struttura operativa, i soggetti definiti come esecutori operativi o come titolari effettivi. Innanzi tutto è necessario un riconoscimento anagrafico, l’individuazione del ruolo, il riscontro dei dati tramite una fonte affidabile ed indipendente. Ma questo non è sufficiente: il D.lgs 90 del 2017 pone infatti particolare enfasi sul riscontro dei dati al fine di individuare la rete di relazioni tra i soggetti nella cui opacità si annidano i rischi maggiori e di più difficile rilevazione.

Ma come individuare correttamente queste trame di relazioni e monitorare costantemente l’evoluzione nel tempo? Con le tecnologie dei big data applicate ai dati ufficiali.

La verifica dei soggetti attraverso i big data

Secondo gli archivi ufficiali di Cerved, in Italia sono attive 5,7 milioni di imprese operative. Attorno a queste aziende ruotano 6 milioni di persone che hanno cariche in queste aziende,2 milioni di individui che detengono quote societarie e 2,5 milioni di soggetti identificati come titolari effettivi (le persone che esercitano l’effettivo controllo dell’impresa).

Eliminando le duplicazioni di soggetti che ricoprono contemporaneamente più ruoli, arriviamo a circa 7 milioni di persone fisiche che – a vario titolo – ricoprono ruoli che devono essere indagati con strumenti e informazioni idonei per svolgere un’adeguata verifica per il rischio di riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

 

Quando però il rischio di antiriciclaggio è elevato, l’adeguata verifica diventa rafforzata. L’indagine delle relazioni deve indagare le connessioni anche oltre il primo livello e non soltanto nell’individuazione del titolare effettivo. In questo caso non bastano le 7 milioni di persone fisiche, ma è necessario navigare all’interno di una rete costituita da oltre 45 milioni di nodi (connessioni tra i vari soggetti del sistema economico italiano) e da oltre 95 milioni di relazioni, che derivano da  legami amministrativi e societari, da comproprietà immobiliari, legami di residenza, e altre tipologie. Sono proprio questi legami di non immediata rilevazione, che talvolta mascherano il reale rischio di riciclaggio.

antiriciclaggio

Le persone politicamente esposte: quante sono?

Più opaca è la rete di connessioni e più il rischio aumenta di livello. In questi casi l’adeguata verifica richiede indagini ancora più approfondite.

Un fattore di rischio particolarmente elevato è rappresentato dalle persone politicamente esposte, i cosiddetti PEP: di fronte a questi soggetti il profilo di rischio si innalza e l’adeguata verifica diventa automaticamente rafforzata, richiedendo un livello più approfondito di controlli ed una frequenza degli stessi maggiore, nonché livelli autorizzativi differenziati all’interno delle strutture interne per autorizzare operazioni e rapporti con tali soggetti.

A gennaio la Banca d’Italia ha emanato una delibera per definire le “buone prassi” da seguire per l’adeguata verifica delle PEP, in cui si sottolinea l’importanza di:

  • corretta e tempestiva individuazione delle PEP anche attraverso il ricorso a fonti esterne;
  • Attribuzione di un elevato profilo di rischio a tutti i soggetti rientranti nel perimetro PEP, compresi i soggetti collegati,  tramite sistemi automatizzati e informatizzati che riducano l’intervento manuale;
  • adeguata verifica rafforzata nel caso in cui i clienti o i relativi titolari effettivi siano PEP;
  • controlli nel continuo intensificati a livello di frequenza e rafforzati;
  • Autorizzazione dei soggetti titolari di poteri di amministrazione e direzione o di loro delegati, prima di avviare o proseguire o intrattenere un rapporto continuativo, una prestazione professionale o effettuare un operazione occasionale con PEP;
  • adozione di misure adeguate a stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati, la situazione economica delle PEP e dei familiari e i legami d’affari;
  • adozione di processi di adeguata verifica articolati in fasi in cui si evidenziano ruoli e responsabilità (sistemi informatici con livelli autorizzativi definiti) e correlate da policy da seguire in caso di PEP;
  • sistema di controlli interni con un disegno organizzativo agile e reattivo: la funzione antiriciclaggio nei controlli si deve avvalere di strumenti di controllo come i cruscotti direzionali. I controlli coinvolgono anche la funzione di l’internal audit.

Questi controlli rafforzati riguardano un ristretto numero di persone o un insieme ampio? In altre parole, il rischio di riciclaggio legato a queste persone è circoscritto o elevato? La definizione che si è andata a delineare nel tempo delle persone politicamente esposte è molto ampia e richiede più livelli di analisi.

Il primo livello di PEP è rappresentato da politici, soggetti legati alle amministrazioni centrali e locali dello stato o alle imprese “pubbliche”, persone legate alle organizzazioni internazionali (e gli equivalenti esteri di tali soggetti).

 

In base agli archivi di Cerved PA, le persone che ricoprono cariche nelle amministrazioni territoriali (comuni e regioni, principalmente), nelle principali amministrazioni centrali, nelle imprese pubbliche riferite a queste amministrazioni sono circa 5 mila. Un terzo ricoprono incarichi politico-amministrativi, il resto cariche nelle imprese pubbliche. Questi 5 mila soggetti hanno legami con 7.900 imprese, in cui 56.800 individui ricoprono cariche rilevanti ai fini antiriciclaggio. Improvvisamente il numero di PEP, secondo il perimetro normativo, inizia a superare i 60.000 individui.

Il secondo livello delle PEP è rappresentato dalla loro rete di legami familiari, in cui rientrano genitori, coniugi o conviventi, figli e relativi coniugi o conviventi.

In questo caso, mancano le informazioni negli archivi pubblici (come nel caso dei conviventi) o sono inaccessibili. È possibile calcolare, in base alle informazioni Istat sulle famiglie italiane, che il perimetro familiare possa essere stimato in almeno altre 7.000 PEP (senza considerate i conviventi).

Il terzo livello di PEP è infine  rappresentato dai soggetti con cui le PEP di primo livello ed i loro familiari intrattengono stretti rapporti d’affari. Ora la rete di relazioni assume maggiore complessità e talvolta anche un buon grado di opacità, con un conseguente aumento del rischio in misura esponenziale.

Quanti sono questi soggetti? Se un terzo dei familiari è connesso con imprese, per un totale di 2.300 società, è possibili stimare altri 3.000 soggetti con cui le PEP di primo livello e i loro familiari intrattengono rapporti d’affari.

Con stime al ribasso, abbiamo quindi individuato 72.000 PEP in oltre 10 mila imprese coinvolte: 5 mila di primo livello; 56.800 con cui le PEP di primo livello hanno rapporti; 7,000 familiari dei PEP e 3.000 soggetti con cui i familiari tengono rapporti d’affari. Se, come indica la delibera di gennaio di Banca d’Italia, si comprendono anche i co-titolari di conto, delegati e deleganti di difficile individuazione tramite le fonti disponibili, il numero crescerebbe ulteriormente.

Come gestire correttamente questo rischio

L’alto numero di PEP conferma l’enfasi, posta dalle autorità affinché i soggetti coinvolti dagli obblighi antiriciclaggio si adoperino per individuare presidi, processi, strumenti e fonti, in particolar modo a fronte delle persone politicamente esposte.

Il rischio derivante da questa complessità di relazioni può essere correttamente gestito solo andando a delineare processi solidi e consistenti, che consentano di raggiungere il giusto equilibrio tra le esigenze di business (e quindi di risorse aziendali dedicate e investite nella gestione del rischio di riciclaggio) e la coerenza con i dettami normativi, in grado di rappresentare alla vigilanza l’effettivo impegno degli operatori obbligati verso questi rischi.

Processi che, data la complessità che abbiamo visto, devono utilizzare strumenti all’avanguardia, in grado di individuare, mappare e gestire i modo continuativo le relazioni esistenti e il loro evolversi.  Tutto ciò tenendo conto da un lato dei processi costruiti sulla complessità e, dall’altro, dell’organizzazione aziendale e delle sue peculiarità.

In questo modo la gestione del rischio diventa pervasiva nell’organizzazione che ha strutturato i suoi processi. L’obiettivo è costruire un sistema efficace, che difficilmente può ancorarsi a modalità operative non automatiche o legate a sistemi obsoleti, perché costruiti su una vecchia concezione di rischio.

I migliori strumenti, in ogni caso, non possono manifestare appieno le loro potenzialità senza un supporto di dati robusto, offerto da un partner che sia non solo fornitore del dato ma profondo conoscitore dello stesso e della complessità della sua interpretazione, per un utilizzo dei dati coerente con le finalità proprie della funzione antiriciclaggio.

I dati non sono solo la fonte «affidabile e indipendente» con cui verificare quanto comunicato dal cliente, ma devono essere in grado di offrire la possibilità di andare oltre quanto comunicato dal cliente e tracciare quelle relazioni che il cliente potrebbe non aver trasmesso adeguatamente, in maniera più o meno consapevole.

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Roberta Fadda – Responsabile Product Marketing Credit Information Istituti Finanziari

Stefania Viglione – Product Manager Credit Information Istituzioni Finanziarie